Non è accettabile che la vicenda di una persona che per anni ha reso grande la Rai sia visibile soltanto agli abbonati di una piattaforma. Eppure la nostra tv pubblica, per la quale paghiamo comunque il canone, si è lasciata sfuggire il tv movie Portobello, dal nome del programma di Enzo Tortora che nei primi anni ‘80 catalizzò milioni di italiani, e l’abbia realizzato HBO Max, dove sarà visibile dal 20 febbraio. Garanzia di qualità la firma per la regia e la cosceneggiatura di Marco Bellocchio e la conclamata bravura dell’attore Fabrizio Gifuni per il delicato ruolo del presentatore che fu protagonista di un’insensata odissea giudiziaria raccontata nella fiction. Nell’ottimo cast anche Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Irene Maiorino, Giovanni Buselli, Davide Mancini, Paolo Pierobon, Gianluca Gobbi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò, Alma Noce, Salvatore D’Onofrio, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano, Alessandro Fella, Antonia Truppo, Gianmaria Martini, Fabrizio Contri, con la partecipazione di Gianfranco Gallo nel ruolo di Raffaele Cutolo, di Tommaso Ragno nel ruolo di Marco Pannella, di Valeria Marini nel ruolo di Moira Orfei, Francesca Benedetti nel ruolo di Paola Borboni, di Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana.
1982. Enzo Tortora è all’apice del successo. Conduce Portobello e raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione. L’allora Presidente della Repubblica Pertini lo nomina Commendatore. Tortora è il re della Tv e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri già fragili della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo Tortora pensa a un errore. Ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
Come spiega Bellocchio, “EnzoTortora è l’Italia di quegli anni, un vincitore, vittima di un inspiegabile errore compiuto da giudici onesti, in buona fede, che combattevano la criminalità, la camorra, rischiando la vita tutti i giorni (a Napoli più di un omicidio al giorno), ma che non vollero vedere, accecati da un’idea missionaria di giustizia, e che, ancora più inspiegabilmente, non vollero riconoscere il proprio errore… La Giustizia Divina che non può sbagliare”. Per una serie di coincidenze assurde, di falsi pentimenti Enzo Tortora viene arrestato, processato, condannato e solo alla fine assolto.
“Dissero certi giornalisti che la via Crucis di Enzo non fu solo per sfortuna – continua il regista -: era antipatico a una potente classe intellettuale che vedeva con disprezzo e grande invidia questa sua enorme popolarità, di un liberale che non veniva dal popolo e che era un borghese molto presuntuoso. Il fatto poi che non avesse padrini, non era protetto né dalla D.C. né dal P.C.I., le due grandi chiese di allora, non appartenesse a logge massoniche, era laico e perciò anche la Chiesa diffidava di lui, insomma non godeva di nessuna protezione, lo danneggiò. Lo condannò. Tortora alla fine viene assolto anche se per ingiustizia morirà. Resta il mistero della cecità di certi giudici oltre ogni umana immaginazione. E la perseveranza nel loro errore”.
Portobello è una storia drammatica (tragica per come è finita) di un’Italia che stava cambiando in tante direzioni. La politica, con l’assassinio di Moro, la fine del terrorismo, e i grandi partiti che entrano in crisi e non si riprenderanno più.