Un film sulla politica contemporanea è nei cinema con Il mago del Cremlino. Le origini di Putin, diretto da Olivier Assayas con Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, Jeffrey Wright, Jude Law. La storia esplora gli oscuri meandri del potere, in cui ogni parola diventa lo strumento di un preciso disegno politico.
Siamo nella Russia dei primi anni ‘90. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese in ricostruzione, Vadim Baranov si sta facendo strada. Ex artista d’avanguardia nonché produttore di un reality show televisivo, diventa il braccio destro di un uomo che ha lavorato nel KGB e che è destinato a conquistare il potere assoluto: Vladimir Putin, altrimenti detto « lo zar ». Profondo conoscitore del sistema politico, Baranov diventa lo spin doctor della nuova Russia : confeziona discorsi, crea scenari, cattura percezioni. Tuttavia, c’è un’unica persona che sfugge al suo controllo: Ksenia, una donna indipendente e avulsa dai meccanismi del potere e del controllo politico. Dopo quindici anni di silenzio, lontano dalla scena politica, Baranov accetta di parlare. Le sue rivelazioni confondono i confini fra verità e finzione, realtà e strategia.
Assayas si è ispirato al romanzo di Giuliano da Empoli la riflessione sul potere e la storia della Russia moderna, scritto prima dell’invasione dell’Ucraina. Un’acuta comprensione delle dinamiche di potere contemporanee che approfondisce tematiche politiche complesse, prendendosi qualche libertà per trasmettere in modo cinematografico gli eventi storici che permeano la narrazione. “Mi interessava approfondire il personaggio di Ksenia, era essenziale inserire una forte figura femminile nella storia – spiega il regista -. In un film sulla politica contemporanea, la veridicità non è negoziabile – sottolinea -. Bisogna avere una base solida, fondata, per narrare gli eventi in modo autentico, senza economie e approssimazioni. Ho svolto ricerche approfondite attraverso documentari televisivi e libri relativi all’epoca”. Il film riguarda la complicità e il modo in cui la fortuna o le situazioni della vita, ci rendono complici nel male. Si suddivide in tre capitoli principali: i giorni esaltanti del dopoguerra sovietico degli anni ’90, l’ascesa al potere di Putin e poi il consolidamento della tirannia per mostrare la loro rilevanza nella loro universalità. Non si tratta solo di Putin o della odierna Federazione Russa, ma di questioni più ampie e universali.