E’ davvero emozionata Elena Sofia Ricci per il suo debutto il 14 aprile sul palcoscenico dello storico Teatro Argentina di Roma, protagonista di un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento.
Le false confidenze, in scena fino al 3 maggio, scritto dal francese Pierre de Marivaux nel Settecento, dà una visione contemporanea delle metamorfosi dell’animo umano, in un affascinante gioco tra testa e cuore, sul confine tra verità e finzione.
Tradotto e diretto da Arturo Cirillo, nel testo c’è un gioco sottile ed ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore), in cui può accadere d’incominciare ad innamorarsi senza accorgersene. La vicenda si snoda attorno a un inganno deliberato. In un intreccio dove il denaro e l’interesse economico occupano una posizione centrale, senza mai riuscire a governare del tutto il destino, i personaggi si muovono in un labirinto di confessioni e menzogne, recitando la verità mentre la dissimulano.
Tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, sono unitida legami piuttosto ambigui, e la consegna di un ritratto è forse il vero snodo della vicenda. Un ritratto è una creazione che aspira ad essere verosimile pur essendo inesorabilmente falsa.
“Siamo più sinceri quando sappiamo di stare mentendo, o quando invece non vogliamo, o non riusciamo, a riconoscere la verità dentro di noi? Questo sembra chiederci Marivaux, usando i mezzi del teatro – spiega Cirillo -. Un giovane inganna una vedova, per avere il suo cuore e le sue ricchezze, ma in fondo ne è sinceramente innamorato. Ma tutti i personaggi di questa meravigliosa, e davvero contemporanea commedia, si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto, per l’appunto”.
Elena Sofia Ricci è Araminte, una ricca vedova innamorata di un giovane squattrinato. “E’ smarrita per quel sentimento che, come accade nella vita, non sa come gestire – spiega l’attrice -. Cirillo è un regista fantastico, ha sottolineato l’ironia caustica, il sarcasmo di questo testo brillante e profondo. E la gelosia che, giustamente, ha a che fare col possesso, col controllo, più che con l’amore”.