Un elegante thriller psicologico misto a una commedia sentimentale, che indaga i confini fragili tra responsabilità, desiderio e senso di colpa. Lo interpreta magistralmente una matura Jodie Foster nel film Vita Privata, con Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Vincent Lacoste, Luàna Bajrami e Noam Morgensztern, diretto da Rebecca Zlotowski, nei cinema dall’ 11 dicembre con Europictures. Il titolo (preso in prestito dal film omonimo di Louis Malle), ruota intorno alla celebre psichiatra Lilian Steiner (Foster) che, scoperta la morte improvvisa di una sua paziente, vede la tranquillità borghese della sua vita scossa dalle fondamenta. Convinta che non si tratti di suicidio, Lilian si lascia trascinare – anche grazie all’inatteso ritorno dell’ex marito (Auteuil) – in un’indagine che diventa presto una discesa nel proprio inconscio, tra tensione psicologica e ironia malinconica.
Girato a Parigi e tra le coste normanne, il film è una riflessione sul limite tra la vita intima e quella pubblica, tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo, dove la psicanalisi diventa una forma di indagine interiore e anche di messa in scena. “Questo ruolo è uno dei più ricchi e intellettualmente stimolanti della mia carriera” ha commentato Foster, che ha molto ben reso il tono del film, oscillando tra situazioni apertamente comiche e immersioni più oscure nelle profondità di un personaggio con segreti nascosti.
Per la regista, era importante far emergere la sfera intima della protagonista, la tensione tra ciò che sappiamo di noi stessi e ciò che gli altri pensano di vedere, come pure la vita pubblica e professionale, dove emergono tante delle nostre contraddizioni.
“Mi fu subito chiaro che questa psichiatra dovesse sentirsi così oppressa dal senso di colpa per la morte della sua paziente da iniziare a chiedersi se fosse stato davvero un suicidio – spiega Zlotowski -. Avrebbe iniziato a indagare idealmente insieme al suo ex marito sulla possibilità di un crimine. Una crisi personale che si dispiega come una storia poliziesca; una commedia sul “rimatrimonio” mascherata da scommessa”.
Ma su cosa sta indagando veramente Lilian? Su sé stessa, una donna borghese un tempo così stabile, ora scossa dal proprio fallimento? Sulla sua paziente, la cui voce un tempo echeggiava nello studio e ora è caduta nel silenzio per sempre? Sulla propria responsabilità? O semplicemente su un crimine, ma quale, e perché? L’intero film diventa la messa in scena e il dipanarsi di quel dubbio”.