Prosegue l’esplorazione della Roma del Seicento e della sua cultura figurativa, alla quale i Barberini contribuirono in modo decisivo, arricchendola di palazzi, chiese, fontane e opere d’arte che ancora oggi ne segnano l’identità. Regista di questa operazione fu il cardinale Maffeo Barberini, passato alla storia come Urbano VIII, il “papa poeta”, mecenate e scopritore di talenti straordinari come Gian Lorenzo Bernini. Scultore, architetto, pittore, urbanista, scenografo e costumista, mise il proprio ingegno al servizio dei papi e di un progetto ambizioso: rendere Roma la capitale artistica della civiltà, quella universale, segnatamente cristiana.
Il rapporto tra l’artista e il pontefice è ben rappresentato nella mostra Bernini e i Barberini a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, aperta a Roma dal 12 febbraio al 14 giugno alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini. Un percorso espositivo che, per la prima volta, ha riportato nel luogo-simbolo del Barocco ritratti, sculture e capolavori inediti, provenienti da numerose collezioni pubbliche e private per restituire tutta la complessità di questo snodo storico-artistico di primaria importanza.
L’esposizione propone per la prima volta una ricostruzione visiva e critica del rapporto personale, intellettuale e politico che fu all’origine di una delle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea. Una vera e propria mirabil congiuntura, per usare le parole di Galileo Galilei, da cui prese forma il Barocco come linguaggio universale della Roma post-tridentina in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana.
Articolata in sei sezioni, la mostra segue la parabola creativa di Gian Lorenzo Bernini, dagli esordi nella bottega paterna alla piena maturità, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio artistico nuovo, destinato a imporsi come paradigma del Barocco europeo.
Accanto a opere di Pietro Bernini, lavori realizzati in collaborazione tra padre e figlio, tra cui le Quattro Stagioni e il Putto con drago, mettendoli a confronto con capolavori autografi di Gian Lorenzo, come il San Lorenzo e il monumentale San Sebastiano oggi in Francia in dialogo col San Sebastiano Barberini. In queste opere si delinea, con sorprendente anticipo, il linguaggio barocco in scultura, prima ancora che in architettura e pittura.
Nel cantiere di San Pietro si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini. In primo piano anche l’attività dell’artista come ritrattista pontificio, a partire dai primi busti di Paolo V Borghese e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici. Una intera sezione è dedicata a Palazzo Barberini con disegni, modelli e opere che ne raccontano la genesi e la collaborazione tra Bernini, Borromini e Pietro da Cortona con dipinti di Guido Reni.E ancora, una vera e propria antologia di busti di cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice. L’ultima sezione indaga il terreno più intimo e problematico del rapporto tra Bernini e Urbano VIII: quello della libertà creativa dell’artista.