Una profonda riflessione sull’atto creativo e sul suo rapporto con la realtà e con la vita, sullo stretto legame tra realtà e finzione, tra ispirazione e vita, sui limiti dell’autofinzione. La propone il regista spagnolo Pedro Almodòvar col suo Amarga Navidad, nelle sale dal 21 maggio.
Il film si dipana sull’alternarsi di due storie, una riflesso dell’altra. La prima ha per protagonista Elsa (Bàrbara Lennie) una regista di spot pubblicitari, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre del 2004. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl (Leonardo Sbaraglia) uno sceneggiatore e regista in crisi che sta scrivendo un copione che presto si scoprirà essere la storia di Elsa, del suo compagno Bon ifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia.
Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’ autofinzione come soluzione alla sua lunga crisi creativa. Scrivere e dirigere sono gli unici modi in cui si sente vivo. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare ameno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. Dovrà fare i conti con l’accusa di essersi appropriato della vita degli altri. Ma esistono realmente dei limiti per il creatore affamato di ispirazione, che a volte la trova solo impregnandosi di tutto ciò che lo circonda, compreso il dolore degli altri?
Almodòvar non nega che la pellicola sia autobiografica, un chiaro omaggio a Pirandello, e che le attrici (Bàrbara Lennie, Aitana Sànchez, Victoria Luengo, Milena Smit, Rossy De Palma, Amaia Romero) siano il vero motore del film. “Spero che la pellicola possa emozionare – si augura -. Io non sono un mostro, anche se il regista che racconto è il cattivo della storia, quello che vampirizza tutto ciò che lo circonda, Alla fine l’imputato e la vittima sono io”. Al suo ventiquattresimo film non è diminuita la passione per il cinema: “anzi, è cresciuta, non c’è nulla che mi interessi di più nella vita. Il mistero della creazione resta inafferrabile, come il rapporto tra invenzione e realtà. L’autore è moralmente discutibile, un regista è una persona pericolosa perché quando arriva l’ispirazione non si chiede se farà del male a qualcuno, utilizza la vita delle persone che ama senza chiedere l’autorizzazione, deve essere libero di esprimersi, senza vincoli”.
Una sorta di auto assoluzione?