Un omaggio sincero al potere salvifico, travolgente e identitario della musica. Un ex rocker, una promessa da mantenere, una band improbabile… e una sola occasione per riscattarsi. Tutto questo è “Tutta colpa del rock” la commedia diretta da Andrea Jublin, al cinema dal 28 agosto (con anteprime in tutta Italia il 9 e 10 agosto), distribuito da PiperFilm. Prodotto da Mattia Guerra, interpretato da Lillo Petrolo, Maurizio Lastrico, Elio, Naska,Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Agnese Claisse, Massimo Cagnina con Carolina Crescentini.
Al centro della narrazione c’è il rock, non solo come colonna sonora ma come forza motrice emotiva, generazionale e narrativa. La supervisione musicale è firmata da Motta, che è anche autore delle musiche originali. Per la prima volta sul grande schermo in veste di attore, Naska (Diego Caterbetti) che interpreta una canzone originale scritta appositamente per il film insieme ai Cor Veleno, ovvero Squarta (Francesco Saverio Caligiuri) e Gabbo (Gabriele Centofanti), a Danno (Simone Eleuteri) e allo stesso Motta, in un inedito incontro tra stili musicali che rispecchiano lo spirito del film: vibrante, energico, autentico. La presenza nel cast e nella band di Elio e la nota passione per la musica di Lillo, protagonista e co-autore del film, rafforzano ulteriormente l’anima musicale del progetto, contribuendo a renderlo unico nel panorama cinematografico italiano contemporaneo.
Bruno (Lillo) è un ex chitarrista rock caduto in disgrazia, bugiardo patologico, egoista, vanesio e padre assente. Dopo una sequenza di errori tragicomici finisce in carcere. Sembra che abbia toccato il fondo e, invece, nasce per lui un’occasione imprevista: fondare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest e vincere i soldi necessari a portare la figlia Tina negli USA per un leggendario “Rock Tour”. Intorno a lui si raccoglie un gruppo di improbabili musicisti reclusi tra momenti comici, scontri e legami inaspettati, la musica diventa un’occasione di rinascita, amicizia e riscatto.
“Non abbiamo cercato né il grottesco né lo slapstick né la redenzione facile – spiega il regista-. Vorremmo che il pubblico amasse questi personaggi perché sbagliano, inciampano, fanno tenerezza. Grazie agli altri, ai fallimenti, e soprattutto all’amore (goffo, sincero, imperfetto) per la figlia, Bruno inizia a smettere di mentire, a mettersi in discussione, a diventare – forse – una persona migliore”.