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Il ‘mostro’ nella normalità e la mostruosità del legame di sangue. Li racconta Dario Germani nel film Antropophagus: Le origini, prodotto da Marco Gaudenzi e Pierpaolo Marcelli, nelle sale dal 28 luglio con Flat Parioli. Un prequel e un sequel dello splatter cult Antropophagus, interpretato nel 1980 da Margaret Mazzantini, Saverio Vallone, Serena Grandi e Tisa Farrow con la regia di Joe D’Amato e ora da Valentina Corti, Salvatore Li Causi, Zsombor Naraykovacs, Zsombor Fekete, Marco Grasso, Vittorio Hamarz Vasfi e Marco Aceti.
Nella vita di Hanna (Corti) tutto sembra crollare improvvisamente. Accusata dell’efferato omicidio del marito, è costretta a scappare in Ungheria per difendere l’unica ragione di vita che le è rimasta: il figlio che porta in grembo. A Budapest chiede aiuto a suo cugino Hugo (Li Causi), che la trascina però in una spirale di violenza destinata a coinvolgere un oscuro passato e una discendenza di sangue con cui fare i conti.
Il regista ha deciso di tornare sul tema legandosi in stretto nodo con l’originale. “L’utilizzo di un formato 1:66, come nel primo, mi porta subito a scelte di quadro differenti: tutto è più centrato e più immediato, non permette la deconcentrazione – spiega Germani -. Siamo tornati nelle location originali enfatizzandone il cambiamento, pur mantenendo le stesse inquadrature. Credo di aver messo in scena tutte le mie idee e rappresentato le mie paure, dato un movente alla crudeltà. Il film parla di una famiglia legata nonostante l’oscurità che la accompagna, un legame di sangue indissolubile che scavalca l’etica e si proclama superiore”.