di Uketsu, Einaudi – Stile Libero 2025
Strani disegni di Uketsu è un romanzo che sfugge alle definizioni semplici: è al tempo stesso un thriller, un horror psicologico, un’indagine visiva e un esperimento narrativo che intreccia testo e immagine con l’intento non solo di raccontare, ma di coinvolgere direttamente il lettore nel processo di scoperta. La prima edizione originale è stata pubblicata nel 2022 dalla casa editrice giapponese Futabasha e ha venduto oltre 1,6 milioni di copie con 20 ristampe in un solo anno. Il libro è stato poi tradotto in 28 lingue diventando un caso letterario anche nel resto del mondo. L’edizione italiana è stata tradotta da Stefano Lo Cigno e pubblicata da Einaudi, collana Stile Libero.
L’autore, Uketsu, mantiene un’aura di mistero: pseudonimo, video su YouTube nei quali appare con maschera bianca, voce distorta, stilizzazione del proprio essere, nulla di certo sulla sua identità reale. Questo alone non è soltanto un espediente di marketing: si lega strettamente ai temi del romanzo, alla fragilità dell’identità, al confine tra rappresentazione e realtà.

Strutturato in quattro capitoli, che a prima vista sembrano indipendenti gli uni dagli altri, Strani disegni costruisce il suo impatto crescendo gradualmente, collegando le storie in un puzzle che solo alla fine rivela la sua forma definitiva. I quattro protagonisti (uno studente universitario, una madre, un insegnante d’arte e un giovane giornalista) sono immersi in contesti diversi ma marcati da analoghi elementi di inquietudine, paura e memoria traumatica.
Uno degli aspetti più originali del libro è l’uso che Uketsu fa delle immagini: non come mera decorazione, non accompagnano il testo come optional, ma sono elementi fondamentali per l’intreccio, per la suspense, per la soluzione del mistero. Blog illustrati, scarabocchi infantili con messaggi oscuri, schizzi fatti dalla vittima negli istanti precedenti alla morte, disegni che sembrano semplici ma contengono dettagli che rivelano molto più di quanto diano a vedere a prima vista. E l’interpretazione delle immagini diventa parte attiva del lettore: bisogna guardare con attenzione, confrontare con il racconto, pensare su ciò che non è detto ma suggerito dalle linee, dalle forme distorte, dalle sbavature del tratto.
Il tono della narrazione è freddo, distaccato, asciutto. Uketsu evita descrizioni troppo pittoriche, dialoghi superflui, esplosioni di orrore visivo. Non aspettiamoci sangue generoso, dettagli splatter o brividi immediati. L’orrore che permea Strani disegni è psicologico, sottile, stratificato, costruito sull’insicurezza, sul senso di spaesamento, sul dubbio che qualcosa “non quadri”. Ciò che dà più paura non è ciò che vedi esplicitamente, ma ciò che immagini, ciò che intuisci, ciò che manca. Questa scelta narrativa restituisce una tensione crescente che tiene incollato il lettore. Ognuna delle quattro storie contiene spunti simbolici: l’infanzia traumatica, la maternità, la memoria, il senso di colpa, la solitudine, l’ambizione, la gelosia, la violenza (non solo fisica), il ruolo dell’arte e del disegno come specchio interiore, come confessione non detta.
Il romanzo riesce bene nell’equilibrio fra questi elementi: non diventa sovraccarico nonostante il numero di personaggi e spunti; l’architettura del puzzle è resa con chiarezza crescente; gli indizi non sono buttati a caso. Tuttavia ci sono anche limiti, debolezze che emergono soprattutto se si analizza il libro da vicino, non solo come esperienza emotiva o come fenomeno, ma come testo narrativo. Fra i punti di forza c’è senz’altro il ritmo: la lettura scorre, l’ansia cresce, la curiosità spinge a girare le pagine, a cercare risposte, a ricomporre i pezzi. La brevità e la sobrietà stilistica aiutano: non c’è molta ridondanza, non ci sono elementi di troppo. Questo fa sì che il romanzo mantenga tensione alta, che l’atmosfera inquietante non venga dissipata, che le immagini mantengano la loro forza evocativa.
Dove il libro inciampa è forse nella caratterizzazione dei personaggi: alcuni restano più sfumati del necessario, sembrano archetipi piuttosto che persone con vita autonoma, motivazioni complesse. È comprensibile, trattandosi di un romanzo che privilegia l’atmosfera, il mistero, la struttura a puzzle, ma questa scelta ha un prezzo: per alcuni lettori può risultare più difficile empatizzare con certi protagonisti. In certi momenti si percepisce che lo stile asciutto, se da una parte funziona per creare distanza e inquietudine, da un’altra limita la profondità emotiva. Alcune transizioni fra capitoli o fra piani temporali potrebbero risultare meno fluide per chi non ama le discontinuità narrative. C’è anche qualche forzatura: il finale, pur ben costruito, può risultare eccessivamente complesso se non si ricordano bene tutti gli indizi, e per alcuni elementi la spiegazione risulta poco soddisfacente, come se Uketsu risolvesse troppo in fretta ciò che ha costruito lentamente. Alcune immagini (o certe interpretazioni ambigue) dipendono fortemente dalla pazienza e dall’attenzione del lettore, ma vi assicuro che c’è di peggio.
Nel complesso, Strani disegni è un romanzo che riesce nel riscrivere i confini del crime contemporaneo inserendo visione, immagine, enigma, introspezione, facendo dell’inquietudine non un effetto momentaneo, ma la sua materia. Non è perfetto, ma ha una forza suggestiva notevole, un respiro che va al di là del mero intrattenimento. Se l’effetto vi coglie, allora avrete letto qualcosa che va al di là del romanzo di genere; se no, resterà una bella idea che non è riuscita del tutto a utilizzare tutto il suo potenziale.
«Io non potrò mai capire di quale sofferenza tu ti sia fatta carico.
Non potrò mai capire nemmeno la gravità del crimine che hai commesso. Non potrò mai perdonarti.
Tuttavia continuerò ad amarti.»