La metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. E’ il tema della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, che approderà alla Galleria Borghese di Roma dal 23 giugno al 20 settembre. Il poema ovidiano diventa il punto di accesso a una visione del mondo fondata sul mutamento, sull’instabilità delle forme e sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino. La stessa fondazione della Villa “fuori Porta Pinciana” affonda infatti le proprie radici nell’universo simbolico delle Metamorfosi, rendendo questo luogo non solo adatto, ma intrinsecamente legato al tema della mostra.
Cuore dell’esposizione è dunque l’idea di metamorfosi come principio generativo, capace di attraversare e ridefinire il cosmo, la materia e il corpo; attraverso celebri miti e racconti spesso tragici, che hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti, dando forma visiva a passioni, desideri, astuzie, violenze, inganni e possibilità di redenzione.
Il percorso espositivo restituisce una visione del mondo in cui dei, uomini e natura condividono un destino di trasformazione continua. Accanto a temi ovidiani come l’Amore, l’Aldilà e la creazione del mondo, la mostra indaga anche il fenomeno dell’Ovide moralisé, riscrittura medievale dell’opera, che ha fortemente influenzato le rappresentazioni dei miti in epoca rinascimentale.
Dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco fino ad artisti di epoche più vicine a noi, tra cui Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, Gerôme, Rodin e Brancusi, l’esposizione mette in luce la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani. Intorno all’Apollo e Dafne e al Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, e agli altri capolavori mitologici della Galleria, la mostra riafferma l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo.
Il percorso propone una rilettura simbolica e sensoriale del mutamento, evocando la tensione tra ordine e trasformazione, la fluidità delle identità e il rapporto dinamico tra corpo e natura. In questo dialogo tra mito e arte, la metamorfosi si configura non solo come trasformazione fisica, ma come categoria estetica e ontologica, capace di interrogare le relazioni tra tempo, spazio, materia e forma.