Il denaro e il potere che ne consegue, sono il leitmotiv della società. Lo erano già negli anni Cinquanta durante i quali il drammaturgo Gianni Clementi ha ambientato “Il padrone”, con il dichiarato intento di indagare l’animo umano e il grado di aberrazione al quale si può arrivare pur di non perdere i privilegi acquisiti. Un testo che è portato in scena da Nancy Brilli diretta da Pierluigi Iorio, al Teatro Quirino di Roma dal 10 al 22 marzo, al fianco di Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga.
Con l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane, nel 1938, si diffuse, tra gli ebrei, la pratica di intestare a dei prestanome fidati i propri beni, per metterli al riparo da probabili espropri per poi rientrarne in possesso in tempi migliori. Per questo motivo, Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano ricchi dall’oggi al domani, intestatari di quattro appartamenti e due negozi del loro padrone, catturato e deportato lontano dall’Italia. La fine della guerra coincide con l’inizio dell’attesa per i coniugi Consalvi.
L’azione si svolge nel 1956: nevica a Roma e le esitazioni di Marcello, ligio dipendente che mai aveva dubitato del ritorno del padrone, cominciano pian piano a sciogliersi sotto le certezze di Immacolata, sicura invece della sua morte. Proprio mentre si consolida la loro nuova condizione sociale ed economica, dopo tredici anni, il padrone bussa alla porta per reclamare le sue proprietà. Immacolata, però, non intende rinunciare a quella vita cui, ben presto, si è abituata, decide che l’unico modo per porre fine all’incubo sia eliminare l’ebreo. Da quel momento si succedono i colpi di scena, fino ad arrivare al finale della commedia con un evento tanto imprevedibile quanto inaspettato.
“Lo spettacolo parla di cattivi sentimenti – spiega l’attrice -, cosa può fare l’animo umano di fronte alla grettezza, al rischio di perdere i privilegi acquisiti. C’è il riso, il pianto e l’orrore, con un finale choccante”.
“Con ritmi serrati e coinvolgenti e la musica che, alle volte, detta i tempi dell’azione scenica – spiega il regista – mettiamo in risalto il lato oscuro dei personaggi di una commedia noir che riesce a divertire (per alcune situazioni al limite del grottesco) e creare suspense, regalare sentimenti di tenerezza e finanche indignare (per la meschinità svelata dai personaggi), in una vera e propria ridda di emozioni verso un finale decisamente inatteso”.