Raccontare l’importanza del raccontarsi e di riconoscersi simili solo per il fatto di essere esseri umani. E’ l’ambizioso progetto che Rocco Papaleo ha concretizzato nel suo nuovo film Il Bene Comune che Piperfilm distribuirà in trecento cinema dal 12 marzo. Un film che tra sorrisi, emozione e ironia, fa riflettere sull’importanza dell’empatia e dell’ascolto tra noi simili. L’ha scritto con Valter Lupo, l’ha coprodotto con Picomeda, Piperfilm eLess is More, l’ha diretto e interpretato con un cast di impareggiabili come Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri, Rosanna Sparapano e Andrea Fuorto. “Abbiamo immaginato dei personaggi che abitassero sponde diverse e ponti per raggiungersi – spiega Papaleo -, quindi viaggi nel loro presente e nelle loro storie. Il Parco Naturale del Pollino sarà lo sfondo di questo percorso, il suo Pino Loricato, l’albero più vecchio d’Europa, il simbolo di resilienza e adattamento”.
Lui è una guida turistica che con un’attrice di “insuccesso” accompagna quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme emozioni e storie diverse. In una natura dura e bellissima, attraversata da una solidarietà inattesa, emergono frammenti di vite complesse, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare, cantare, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché, a volte, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande.
“Nei miei film la musica svolge un ruolo che va oltre il semplice commento: enfatizza le emozioni che attraversano la storia e ne diventa parte integrante. In questo film, in particolare, il suo peso è ancora più centrale – spiega ancora Papaleo -. C’è una band che accompagna e indirizza il racconto dei protagonisti, ed è proprio da quelle scene che siamo partiti. Come spesso accade nel jazz, abbiamo dato valore all’improvvisazione, affidandoci alla libertà di musicisti e attori che si sono influenzati a vicenda, proprio come succede negli spettacoli dal vivo. L’ascolto (delle musiche arrangiate da Michele Braga) mi ha guidato nella ricerca del tono del film. Livia Ferri mi ha proposto un suo brano inedito. Sbocciato all’improvviso, bellissimo, sembrava scritto apposta per la nostra storia. Ha trovato naturalmente il suo spazio, conquistandosi uno dei momenti più topici del film”.
“E’ un mix di teatro, cinema e musica, ma ci siamo spinti oltre, divertendoci con la parola – spiega Scalera (che ha voluto Papaleo al suo fianco anche nella fiction Imma Tataranni girata dopo il film) -. Ho recuperato un certo entusiasmo e ottimismo, questo lavoro ha fatto riemergere l’argento vivo che avevo a vent’anni”. “Ci stiamo concentrando troppo sul bene di pochi e non sul bene comune, ci stanno distruggendo” sottolinea Pandolfi. Per Saponangelo “Il film invita a riappropriarci delle cose comuni, come spazi, luoghi creativi, scuole, che ci sono dovuti, senza dover pagare un prezzo troppo alto”.