All’inizio aveva detto no. Perché Marco D’Amore per Gomorra, cui ha dedicato dieci anni di vita tra recitazione e regia, nutre un sentimento di devozione. «Mi sono ricreduto – ammette -, tutti insieme ci siamo accollati la responsabilità di battere una strada già percorsa bene, anche con il pericolo di cadere.» Si è dunque fatto intrappolare dai produttori accettando di fare il regista (con Francesco Ghiaccio) e co-sceneggiatore di Gomorra – Le origini, prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e Cattleya dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano, dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. L’ha scritta con Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, (autori della serie con Roberto Saviano) prendendo una strada diversa dalla precedente.
Per creare una nuova prospettiva sulle radici del potere di Pietro e catturare un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna, D’Amore ha dunque sterzato per diversificare il prodotto, lanciando giovani talenti emergenti come Luca Lubrano, che interpreta il giovane Pietro Savastano, Francesco Pellegrino nei panni di Angelo ‘A Sirena, Flavio Furno che interpreta ‘O Paisano, Tullia Venezia, una giovanissima Imma, Antonio Buono, Ciro Burzo e Luigi Cardone sono rispettivamente Mimì, Tresette e ‘A Macchietta, Antonio Del Duca, Mattia Francesco Cozzolino, Junior Rancel Rodriguez Arcia e il piccolo Antonio Incalza, che interpretano gli amici del gruppo di Pietro.
Tra gli adulti c’è don Antonio Villa (Ciro Capano) uno dei boss del centro storico. Biagio Forestieri è Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette; Fabiola Balestriere è Annalisa Magliocca, la futura Scianel, Veronica D’Elia è Anna, sorella di ‘O Paisano.
“Non sono persone votate al male – ci tengono a precisare gli sceneggiatori -. Nessuna voglia di educare quando mettiamo le mani nella vita altrui, ma ci chiediamo che vita hanno vissuto quei ragazzi per diventare così disumani?”.
Napoli, 1977. Nasce qui la storia di come tutto è iniziato, di come un giovanissimo Pietro Savastano entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. Una Napoli diversa da come la vediamo oggi, con una sua particolarità di linguaggio, di tono. Per riprodurla hanno scelto di girare a San Giovanni a Teduccio e Nola, le zone più adatte a mostrare i colori di quell’epoca. «Abbiamo fatto un’indagine molto precisa della realtà per poi romanzarla – spiega D’Amore, che si è ispirato a film come C’era una volta in America -. C’è una Secondigliano spaccata in due: una operosa e una abbandonata a se stessa. Si parte da questo contrasto, dove l’indigenza crea risentimento e ci si chiede: che futuro avranno quei ragazzi?»