Malika Ayane dà voce a un’indimenticabile storia di amore, lotta e accettazione. Brokeback Mountain a vent’anni dal film omonimo di Ang Lee (premiato con tre Oscar, un Leone d’Oro, quattro Golden Globe e quattro Bafta) si trasforma in una sontuosa produzione teatrale con musiche dal vivo, in scena al Teatro Quirino di Roma dal 13 al 18 gennaio con la regia e l’adattamento italiano di Giancarlo Nicoletti. Una “play with music” intima e spettacolare in cui i brani originali di Dan Gillespie Sells, interpretati da Malika Ayane e una live band, si intrecciano in modo indissolubile alla storia, tracciando paesaggi sconfinati e dando voce al tumultuoso mondo interiore di Ennis e Jack. Nei ruoli dei protagonisti, Edoardo Purgatori e Filippo Contri con Mimosa Campironi e Matteo Milani.
Un’esperienza coinvolgente e di forte impatto emotivo, che mescola teatro, musica dal vivo e cinema, per una storia d’amore universale e senza tempo, pronta ad appassionare e commuovere un’intera nuova generazione di spettatori con il potente messaggio che porta con sé e svelando emozioni e dettagli ancora inesplorati.
La vicenda è ambientata nel Wyoming del 1963, in un’America rurale di estrema povertà, fatta di piccoli villaggi e popolata da sparute comunità retrograde. Quando due diciannovenni accettano un lavoro da pastori su una montagna isolata, le loro certezze di vita cambieranno per sempre, segnando le loro vite con un amore irrefrenabile e nascosto lungo vent’anni.
Giancarlo Nicoletti ha avuto fiducia nella potenza del racconto, dei personaggi e nella capacità del linguaggio teatrale, contaminato da altri codici espressivi, di restituire una storia capace di parlare in modo diretto, profondo, quasi istintivo, alla pancia e al cuore di chi guarda. “Un lavoro in cui l’essenzialità diventa valore drammaturgico e cifra stilistica – spiega il regista -, affidandosi alla direzione attoriale e alla forza espressiva della musica dal vivo, trasformandola in elemento drammaturgico centrale”. La vastità dei luoghi, così centrale nel racconto originale, viene affidata alla musica, ai giochi di luce, alla suggestione teatral/cinematografica (con l’utilizzo di videoproiezioni e camere live), in uno spazio in costante trasformazione, che si dilata e contrae, facendosi intimo o aprendosi all’orizzonte, in relazione con ciò che accade tra i corpi in scena.
«Brokeback Mountain è, per me, una delle più grandi storie d’amore mai raccontate. Parla del dramma che nasce quando non ci si concede la libertà di amare – sottolinea Purgatori -. Non è una questione di genere, ma di identità, di paura, di silenzi che diventano muri. Ennis vive di gesti trattenuti e desideri che non trovano spazio. Passa vent’anni a negarsi, a lottare contro sé stesso, e alla fine paga il prezzo più alto: quello di un amore, di una vita vissuta a metà. Portarlo in scena è una sfida di verità e vulnerabilità in un mondo che ancora confonde forza con durezza, e mascolinità con assenza di cuore.»
«Brokeback Mountain non è solo una storia d’amore, è una storia di silenzi, scelte, libertà negate – prosegue Contri -. Dar voce a tutto questo a teatro è stato potente, faticoso, ma incredibilmente bello. Un’esperienza che porterò con me.»