Dopo il debutto al Festival di Borgio Verezzi, arriva nei teatri italiani fino al 21 dicembre, Volevo essere Marlon Brando con Alessandro Haber. Una celebrazione del teatro e della vita, uno spettacolo irriverente e sincero, spietato e commovente, tratto dall’opera autobiografica dello stesso protagonista e Mirko Capozzoli con la drammaturgia e regia di Giancarlo Nicoletti. Tra le date: Padova Teatro Ai Colli 14 e 15 novembre, Roma Sala Umberto dal 18 al 23 novembre, Trieste Politeama dal 27 al 30 novembre, Verona Teatro Nuovo dal 2 al 5 dicembre, Ferrara Teatro Comunale dal 19 al 21 dicembre.
Tutto comincia con una voce. Una voce che arriva da lontano… forse dal cielo, forse dalla coscienza. Una chiamata surreale e inaspettata che impone ad Haber un conto alla rovescia: una settimana di tempo per fare ordine nella propria vita, nei propri ricordi, nei propri desideri, prima di un appuntamento inevitabile.
È da questo spunto ironico, poetico e profondamente umano che prende vita un racconto teatrale intenso e travolgente, a metà strada tra confessione e sogno, in cui il protagonista si mette a nudo, mescolando realtà e immaginazione, ricordi e visioni, ironia e malinconia.
Un viaggio dentro un’esistenza vissuta senza filtri né compromessi: l’infanzia tra Tel Aviv e Verona, gli amori tormentati, gli amici di sempre, le cadute e le rinascite, il mestiere dell’attore vissuto come missione e destino. Un flusso continuo in cui la risata si intreccia alla commozione, dove il dramma abbraccia la leggerezza e ogni parola nasconde una verità condivisa con chi guarda e ascolta.
Lo spettacolo si sviluppa come un mosaico teatrale fluido e imprevedibile, dove i confini tra realtà e immaginazione si sfaldano in continuazione. Storie, visioni, ricordi e invenzioni si intrecciano in una narrazione che procede come un flusso di coscienza in scena: vivo, ironico, toccante e profondamente umano. Tra apparizioni misteriose, dialoghi improvvisi e sogni a occhi aperti, ogni elemento si trasforma, si contamina, si reinventa. Un gioco di teatro-nel-teatro in cui tutto può accadere: il palcoscenico diventa uno spazio mentale, affettivo, emotivo in cui lo spettatore è chiamato a entrare, riconoscersi, lasciarsi attraversare.
Uno spettacolo che sa far sorridere, pensare, commuovere. un viaggio teatrale che è anche un atto d’amore per l’arte, per la vita e per il pubblico. Il finale? Non è una risposta. È un punto di domanda lasciato aperto, come un sipario che si rifiuta di chiudersi del tutto.