di Ken Follett, 1989
Nel vasto panorama del romanzo storico contemporaneo, pochi titoli hanno saputo incidere con la forza e la permanenza de I pilastri della terra di Ken Follett, opera pubblicata nel 1989 e divenuta non soltanto un bestseller globale, ma anche un punto di riferimento imprescindibile per la narrativa che ambisce a coniugare rigore storico e tensione romanzesca. L’opera segna una svolta significativa nella carriera dello scrittore gallese, noto fino a quel momento soprattutto per i suoi thriller di spionaggio, tra cui il celeberrimo La cruna dell’ago. Con I pilastri della terra, Follett abbandona i meccanismi serrati del genere spy per immergersi in un Medioevo vibrante e complesso, costruendo un affresco narrativo che si estende per decenni e intreccia destini individuali e grandi trasformazioni storiche.

Il romanzo è ambientato nell’Inghilterra del XII secolo, un periodo segnato da profonde tensioni politiche e religiose, in particolare dalla guerra civile conosciuta come l’Anarchia, che vide contrapposti i sostenitori di Stefano d’Inghilterra e quelli di Matilde d’Inghilterra. Tuttavia, la dimensione storica, pur accuratamente ricostruita, non si impone mai come mero sfondo, bensì si intreccia organicamente alle vicende dei personaggi, contribuendo a determinarne le scelte, i fallimenti e le aspirazioni. Il vero cuore dell’opera è la costruzione della cattedrale di Kingsbridge, simbolo tangibile di un’aspirazione collettiva alla bellezza, alla fede e alla trascendenza, ma anche teatro di conflitti, ambizioni e sacrifici.
In questo senso, il romanzo si inserisce nella tradizione del grande romanzo storico europeo, dialogando implicitamente con opere come i romanzi di Victor Hugo, in particolare Notre-Dame de Paris, dove l’architettura sacra assume una funzione simbolica e narrativa centrale. Come nella cattedrale parigina di Hugo, anche quella di Kingsbridge diventa protagonista silenziosa, presenza costante che attraversa le generazioni e incarna un ideale che trascende i singoli individui.
La struttura narrativa del romanzo è ampia e corale. Follett costruisce una rete di personaggi estremamente variegata, appartenenti a diversi ceti sociali: dal muratore Tom Builder al priore Philip, dalla nobildonna Aliena al misterioso Jack, fino agli antagonisti, tra cui spiccano figure come William Hamleigh e il vescovo Waleran Bigod. Questa molteplicità di prospettive consente all’autore di restituire un’immagine complessa della società medievale, evitando semplificazioni e stereotipi. In tal senso, l’opera si avvicina per ampiezza e ambizione ai grandi cicli narrativi ottocenteschi, come quelli di Charles Dickens, nei quali la dimensione individuale si intreccia costantemente con quella collettiva.
Uno degli aspetti più notevoli del romanzo è la sua capacità di rendere accessibile e avvincente un tema apparentemente specialistico come quello dell’architettura gotica. Follett, grazie a un’accurata documentazione, riesce a trasformare la costruzione della cattedrale in un processo narrativo ricco di tensione e significato. Le innovazioni tecniche, le difficoltà logistiche, le rivalità tra maestranze diventano elementi di una trama che non perde mai ritmo e intensità. In questo senso, l’opera si distingue per una qualità rara: quella di coniugare divulgazione e intrattenimento senza sacrificare la complessità.
Dal punto di vista stilistico, Follett adotta una prosa chiara, fluida, priva di eccessivi artifici, ma estremamente efficace nel mantenere alta l’attenzione del lettore. La sua scrittura si caratterizza per una forte componente visiva, quasi cinematografica, che consente di immergersi completamente nelle ambientazioni e nelle situazioni descritte. Questa scelta stilistica, pur lontana dalle raffinatezze di certa narrativa sperimentale, si rivela perfettamente funzionale agli obiettivi dell’opera, che mira a raggiungere un pubblico ampio senza rinunciare a una certa profondità.
Non manca, tuttavia, una dimensione simbolica che arricchisce ulteriormente il romanzo. La cattedrale non è soltanto un edificio, ma rappresenta un ideale di armonia e trascendenza, un tentativo umano di avvicinarsi al divino attraverso la bellezza e la tecnica. In questo senso, l’opera si presta a una lettura allegorica, in cui la costruzione diventa metafora della vita stessa, con le sue difficoltà, i suoi fallimenti e le sue conquiste. Tale dimensione simbolica richiama, in parte, la tradizione medievale delle cattedrali come “libri di pietra”, luoghi in cui arte, fede e conoscenza si fondono in un unico organismo.
La caratterizzazione dei personaggi è uno degli elementi di maggiore forza del romanzo. Follett riesce a creare figure complesse e credibili, dotate di una propria evoluzione psicologica. Tom Builder incarna l’ideale dell’artigiano che aspira a lasciare un segno duraturo nel mondo; Philip rappresenta la dimensione spirituale e organizzativa della Chiesa; Aliena è simbolo di resilienza e determinazione in un contesto dominato da logiche patriarcali; Jack, infine, rappresenta il genio creativo, capace di innovare e di guardare oltre i limiti imposti dalla tradizione. Anche i personaggi negativi sono delineati con cura, evitando la caricatura e mostrando le radici delle loro azioni.
Dal punto di vista biografico, I pilastri della terra rappresenta per Follett una sorta di ritorno alle origini. Nato nel 1949 a Cardiff, in Galles, lo scrittore cresce in un ambiente familiare in cui la lettura è fortemente incoraggiata, ma il cinema e la televisione sono vietati. Questa formazione contribuisce a sviluppare in lui una forte immaginazione e un amore per le storie, che troveranno piena espressione nella sua produzione letteraria. Prima di dedicarsi completamente alla scrittura, Follett lavora come giornalista, esperienza che gli consente di affinare le sue capacità narrative e di sviluppare un approccio rigoroso alla documentazione. Il passaggio al romanzo storico, con I pilastri della terra, segna una svolta non solo tematica, ma anche metodologica, richiedendo un lavoro di ricerca molto più approfondito rispetto ai suoi precedenti thriller.
Il successo dell’opera è stato straordinario e duraturo, dando origine a un vero e proprio ciclo narrativo che include titoli come Mondo senza fine e La colonna di fuoco. Questo successo testimonia la capacità di Follett di intercettare un bisogno profondo del pubblico contemporaneo: quello di storie ampie, coinvolgenti, capaci di offrire al tempo stesso evasione e conoscenza.
Non sono mancate, tuttavia, alcune critiche. Alcuni studiosi hanno sottolineato una certa semplificazione nella rappresentazione dei conflitti storici e una tendenza a privilegiare l’efficacia narrativa rispetto alla precisione filologica. Altri hanno evidenziato una certa prevedibilità in alcune dinamiche narrative, soprattutto nella contrapposizione tra personaggi positivi e negativi. Tuttavia, queste osservazioni non intaccano in modo significativo il valore complessivo dell’opera, che rimane un esempio riuscito di narrativa capace di coniugare intrattenimento e ambizione. La sua forza risiede nella capacità di raccontare una storia universale attraverso un contesto storico specifico, mostrando come le aspirazioni, le paure e i desideri degli esseri umani rimangano, in fondo, immutati nel tempo.
In un’epoca caratterizzata da una crescente frammentazione dell’esperienza narrativa, il romanzo di Follett rappresenta un invito a riscoprire il piacere della grande narrazione, quella che costruisce mondi e li abita con personaggi indimenticabili, proprio come una cattedrale costruita pietra dopo pietra, destinata a durare nei secoli.