La nuova Stagione 2026/2027 del Teatro di Roma non è solo un cartellone di spettacoli. La riapertura dello storico Teatro Valle, dopo dodici anni di attesa, rappresenta un traguardo raggiunto grazie a uno sforzo straordinario che oggi permette alla città e al Paese di riappropriarsi di uno spazio prestigioso, trasformandolo in un faro per la drammaturgia contemporanea. Lo sottolinea il presidente, Francesco Siciliano, presentando il programma al Teatro Argentina di Roma.
Un progetto organico e policentrico su quattro palcoscenici, sotto la direzione artistica di Luca De Fusco: il grande teatro di regia dell’Argentina, dove la tradizione incontra l’avanguardia; l’officina di sperimentazione dell’ India, fucina di drammaturgie emergenti; lo scrigno del Torlonia, dedicato alle narrazioni “da camera”; e la ritrovata centralità del Valle, cuore pulsante della parola contemporanea. Un ecosistema di regie d’eccellenza, tra classici e ricerca contemporanea, visioni internazionali, nuove geografie artistiche e l’ingresso del festival Capitale Danza.
Un impegno produttivo di oltre 90 titoli, tra cui 22 produzioni e coproduzioni, 50 ospitalità e circa 20 proposte di teatro per le nuove generazioni.
L’inaugurazione del Valle è affidata a Francesco Piccolo, che rievoca la “prima” dei Sei personaggi proprio nel luogo in cui, tra scandalo e rivoluzione, nacque il mito del teatro moderno. Sul palcoscenico anche Ruggero Cappuccio (Casanova dell’infinita fuga) con la voce narrante di Sonia Bergamasco; Gabriele Lavia (Dopo la prova) e Alessandro Gassmann (Stato contro Nolan). E ancora, a marzo Ambra Angiolini, a Maggio Galatea Ranzi con Stefano Santospago.
All’Argentina, lo sguardo si espande sulla memoria e il potere: dal tributo di Roberto Andò a Moscato con Lino Musella (Non posso narrare la mia vita), alla riflessione sulla Storia di Stefano Massini (Lo Zar), Leonardo Lidi (Amleto), Emma Dante (L’Angelo del focolare) e l’omaggio a Ezra Pound con Mariano Rigillo.
Il dialogo con la storia prosegue con il maestro Peter Stein, che affronta la parabola dell’uomo “superfluo” nel Platonov di Čechov, e con Massimo Popolizio, regista e interprete de La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con ventuno attori per trasformare il declino del sovrano in una riflessione universale sulla dignità. Una ricerca sulle vulnerabilità umane che trova approdo nella modernità goldoniana riletta da Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale e nella radicale esperienza scenica di Romeo Castellucci che interroga con il suo Faust. Fatto, non detto l’abisso della conoscenza.
Atteso a marzo al Teatro India Lino Guanciale in Flusso, con Gianmarco Saurino.