Un’inedita Angelina Jolie è produttrice e protagonista di Couture diretto da Alice Winocour, nelle sale italiane dal 26 agosto, con Anyier Anei, Ella Rumpf, Louis Garrel e Vincent Lindon. Una storia intima e contemporanea che mette al centro la sensibilità, la resilienza, il coraggio, la fragilità, la solidarietà delle donne.
“Couture” significa cucitura e qui la moda è una metafora dei corpi e delle figure femminili tutte alle prese a ricucire le ferite interiori. Ambientato durante la frenetica Paris Fashion Week, il film intreccia le storie di tre donne molto diverse tra loro: la regista americana Maxine (Jolie), la giovane modella sudanese Ada (Anei) e la truccatrice francese Angèle (Rumpf). Mentre i loro percorsi si intrecciano, emerge tra loro una inattesa solidarietà femminile in un mondo che spinge alla competizione e che pretende perfezione assoluta.
Il film riflette sulla natura imprevedibile dell’esistenza, su quei momenti in cui il destino irrompe senza preavviso sconvolgendo i piani e di fronte ai quali la scelta più difficile è anche quella più coraggiosa: non arrendersi e trovare la forza per ricominciare. Angelina Jolie interpreta una regista che scopre di avere un tumore al seno, un tema che risuona con la storia dell’attrice, la quale ha raccontato pubblicamente le sue scelte in fatto di prevenzione e l’importanza della stessa. “Il film non parla di una fine – sottolinea Jolie – ma di un desiderio rinnovato di vivere la vita fino all’ultimo respiro, concetto che sento molto vicino a me in questo periodo della mia vita.”
Lontano dagli stereotipi e dal glamour patinato del fashion movie, il film mostra il lato più autentico della moda, entrando nei laboratori, nei backstage e nelle notti insonni della Fashion Week parigina. In via del tutto eccezionale, la Maison Chanel ha aperto alle riprese del lungometraggio gli eleganti interni dell’atelier, l’operosa sartoria e la leggendaria scala a specchi in stile Art Déco, notoriamente usata da “Coco” Chanel per assistere alle sue sfilate senza essere vista. La regista si è immersa per un anno nel mondo delle sfilate, incontrando sarte, truccatori e modelle per restituire un ritratto realistico e umano dell’industria della moda.