La straordinaria capacità di trasformare la vita in racconto e l’esperienza umana in immagini di uno dei più grandi maestri del cinema mondiale è racchiusa nel film Vittorio De Sica – La Vita in Scena di Francesco Zippel, nelle sale il 22, 23 e 24 giugno e poi su Sky. L’uomo che insieme a Roberto Rossellini inventò il neorealismo, vincitore di quattro Oscar per il miglior film straniero e autore degli indimenticabili Sciuscià, Ladri di biciclette, Umberto D, La ciociara, Il giardino dei Finzi Contini è al centro di un documentario non celebrativo, ricco di immagini inedite di famiglia e d’archivio con le testimonianze di artisti e registi che rendono un ritratto intimo e sfaccettato di un autore capace di trasformare l’osservazione del reale in emozione universale.
A presentarlo a Roma con il regista, i nipoti Eleonora, figlia della primogenita Emy De Sica e Andrea, figlio del secondogenito Manuel De Sica. Più che una celebrazione, il film è un viaggio nell’uomo, nell’artista e nella sorprendente modernità di uno sguardo la cui vitalità continua ancora oggi a illuminare il cinema e il nostro modo di guardare il mondo. A raccontarne anche i più piccoli e privati momenti, Wes Anderson, anche produttore esecutivo del film, Isabella Rossellini, Ruben Östlund, Jean- Pierre & Luc Dardenne, Francis Ford Coppola, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Dominique Sanda, Asghar Farhadi, Andrej Zvjagincev.
Dai loro ricordi emerge il ritratto di un uomo che prima che regista era padre e nonno, la fotografia di un’epoca in cui il cinema era politico, perché mostrava un’Italia devastata economicamente ed emotivamente dalla guerra. “Era il nonno che viene a pranzo la domenica, sempre elegante” Lo ricorda Eleonora. “Il film porta un afflato di verità, fuori dagli stereotipi. E’ anche una sorta di ricongiungimento delle nostre famiglie” commenta Andrea.
“Ogni aspetto della sua esperienza di vita e d’artista sembra propagare una luminosità speciale – sottolinea Zippel -. Ho cercato di guardare attraverso quella luce per cercare di afferrare la complessità della sua figura. Una figura che a distanza di più di cinquanta anni dalla sua scomparsa, continua a illuminare e a ispirare chi oggi fa cinema in ogni latitudine e ai massimi livelli e chi ha avuto la fortuna di incrociarlo durante la propria vita”. Tutti d’accordo che bisogna difendere questo cinema, oggi che i giovani sono distratti dalle nuove tecnologie.