Tuesday, August 21, 2018

Nella musica c’è ancora spazio per la qualità

gennaio 23, 2018 di  
Filed under Recensioni

Nel campo del pop musicale (così come nel cinema) le strade che portano al successo sono sempre più impervie ed imperscrutabili. Il potere di imporre i nuovi artisti, in un mercato sempre più asfittico, si concentra sempre di più in poche mani, lasciando praticamente fuori tutti gli altri. Se non fai parte di certi giri, cosiddetti “giusti”, è molto difficile emergere. Con il ruolo della televisione sempre più determinante, attraverso programmi che nascono con l’intento di fare ascolti, secondo il gusto del telespettatore medio, non certo di proporre musica innovativa o sperimentale. E’ vero che al giorno d’oggi c’è il web che in apparenza dà spazio potenzialmente a tutti, ma in realtà la concorrenza è talmente tanta che si fa solo una gran confusione.

Questa premessa per parlarvi di un gruppo molto valido dalla curiosa denominazione Piccoli Animali Senza Espressione (P.A.S.E.). Sono tre ragazzi di origine toscana (Filippo Trombi, Andrea Fusario ed Edoardo Bacchelli) che da qualche anno portano avanti un loro discorso musicale alternativo, con coerenza e passione, al di là di certe logiche che con la vera arte hanno poco da spartire. Hanno già inciso diversi cd e proprio in questi giorni sono impegnati nella promozione del loro ultimo lavoro, intitolato Sveglio Fantasma. Undici brani ispirati e suggestivi, musiche rarefatte ma al tempo stesso grintose e ritmate, valorizzate da testi (firmati dalla bravissima paroliera Annalisa Boccardi) forse ermetici ma molto coinvolgenti emotivamente. Il risultato d’insieme dà alle orecchie dell’ascoltatore un effetto quasi magico, trascinandolo in una sublime dimensione irreale.

I brani di punta dell’album sono “La teoria delle stringhe” e “La mia parte lagunare”, ma molto bello è anche il pezzo finale, “Tracce separate”. I Piccoli Animali Senza Espressione sono attualmente in tour, dopo un applauditissimo concerto-evento tenutosi al Teatro Arciliuto di Roma. Fa piacere constatare che, tra tanta mediocrità sopravvalutata, ci sono ancora artisti indipendenti che fanno percorsi “rigorosi”, ma che sanno essere anche molto piacevoli.

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