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	<description>Promozione culturale</description>
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		<title>Alice in Wonderland</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Di Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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Lewis Carroll letto da Tim Burton
È meglio un coniglio o un marito? È più eccitante inseguire il Bianconiglio nel Sottomondo o sposare il pretendente di turno, naturalmente viscidissimo e oppresso da una madre invadente? È meglio il merletto pulito dei suoi abiti eleganti e la prospettiva, a un passo, di una vita allo stesso modo elegante e compita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino"><img src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/alice_in_wonderland_img.jpg" alt="" width="588" height="390" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Lewis Carroll letto da Tim Burton</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">È meglio un coniglio o un marito? È più eccitante inseguire il Bianconiglio nel Sottomondo o sposare il pretendente di turno, naturalmente viscidissimo e oppresso da una madre invadente? È meglio il merletto pulito dei suoi abiti eleganti e la prospettiva, a un passo, di una vita allo stesso modo elegante e compita o il fango e la pelle graffiata e i vestiti che si lacerano tra un’avventura e l’altra in un mondo che è sogno ma non solo? Alice, la bambina partorita tra le pagine di Lewis Carroll, al secolo Charles Lutwidge Dodgson, era troppo piccola per sbattere davanti a questa scelta. Lei sognava e basta. Carroll sognava con lei e il lettore in quei sogni traduceva fantasie (a seconda dell’età) confessabili o inconfessabili. L’Alice che da oggi vedremo nel film di Tim Burton (“Alice in Wonderland”), invece, quella domanda se la fa e si dà, alla velocità della luce, una risposta. Lei non ha dubbi: meglio inseguire il Bianconiglio che prendere in mano l’anello di fidanzamento.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Detto fatto, Alice corre. E lo spettatore con lei e con un Burton che furoreggia, potendo qui, più che mai, mettere al fuoco quintalate di carne delle sue fantasie e potendo dare al tutto il colore che predilige. Che, naturalmente, è ben più scuro non solo del pastellato della vecchia Alice Disney ma anche del giocosamente enigmatico che stava nelle pagine di Carroll. Dunque questa è l’Alice come non l’abbiamo mai vista. Alice dopo Alice. Alice cresciuta che dà corpo ai sogni di un’adolescenza inseguita, accarezzata, imperdibile come  Burton stesso l’ha sempre vissuta. Alice quando ha già 19 anni e fa un viaggio che la riporta indietro, anche se lei non lo ricorda, un viaggio già fatto nel sottomondo, quel viaggio, appunto, che ci hanno già raccontato e che Burton usa come un prologo. Alice metà carne e ossa e metà futuristica  animazione in 3D. Alice secondo il genio di Burton che potenzia al cubo la meraviglia che appartiene alla favola e carica di senso e di metaforica responsabilità i personaggi, che già godevano di un loro non esile peso specifico.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Alice cresciuta per cui il viaggio nel paese delle meraviglie è un ricordo prima ancora che un sogno, ma questo si scopre pian piano. Una Alice in parte live con attori come Helena Bonham Carter, straordinaria  Regina di Cuori deforme, Anne Hathaway fascinosa Regina Bianca, Mia Wasikowska Alice e Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto, in parte in animazione digitale con personaggi tutti nati dal computer, dallo Stregatto al Brucaliffo allo stesso Bianconiglio. Una versione unica perché Burton sa trasportare Alice (e noi con lei) dal mondo al Sottomondo ma per poi rimandarla nel mondo cresciuta e pronta a tutto. A tutto ciò che ha sempre voluto senza saperlo: a rifiutare le nozze, a scegliere la carriera, a prendere le redini dell’azienda del papà e a salpare verso nuovi mercati, lei per prima su un veliero che di nome fa proprio Wonderland. Salpare verso  nuove meraviglie con una farfalla blu che le si posa sulla spalla e in cui lei riconosce il Brucaliffo. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Il tutto partendo da un’idea precisa: “Con tutte le versioni che esistono già, io ne cerco una che mi tocchi davvero &#8211; aveva detto Burton prima di imbarcarsi nell’avventura -. Sino ad oggi non ne ho trovato nessuna che avesse un vero e forte impatto su di me, anche se trovo magnifica la fiaba. Così ho pensato di provare a realizzare un film coinvolgente in modo diverso dagli altri, un film in cui Alice compaia come un personaggio nuovo, fresco e dalla più stratificata psicologia. D’altra parte parliamo comunque di una bambina, che io penso ormai giovinetta che vaga qua e là incontrando personaggi davvero strani, un’osservatrice in mezzo a mondi incredibili da raccontare e, dunque, credo che il materiale per fare qualcosa di davvero coinvolgente non manca”. A volerlo. E Burton, geniale adulto che non vuol cedere all’abbandono dell’infanzia e, infatti, non cede, sa come fare. E lo fa.</span></p>




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		<title>Genitori e figli: agitare prima dell&#8217;uso</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/genitori-e-figli-agitare-prima-delluso.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Di Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il mondo dei grandi visto dalla piccola Nina&#8230;e da Veronesi
Nina, quando una mattina il suo professore assegna alla classe il tema “Genitori e Figli: istruzioni per l’uso” ha, per la prima volta, l’occasione di parlare a cuore aperto del suo rapporto con i genitori, con il fratellino e con una nonna apparsa all’improvviso dopo vent’anni. Ma questo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino"><img src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/genitori_e_figli_img.jpg" alt="" width="588" height="390" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Il mondo dei grandi visto dalla piccola Nina&#8230;e da Veronesi</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Nina, quando una mattina il suo professore assegna alla classe il tema “Genitori e Figli: istruzioni per l’uso” ha, per la prima volta, l’occasione di parlare a cuore aperto del suo rapporto con i genitori, con il fratellino e con una nonna apparsa all’improvviso dopo vent’anni. Ma questo non è che l’inizio. È da qui che Nina comincerà a parlare di tutto il resto: delle sue prime volte, delle sue amiche, delle sue discoteche, dei suoi innamoramenti, insomma della sua vita da giovane ma sempre specchiandosi nella vita dei grandi, lungo il confronto-scontro generazionale sulla cui scia troviamo un po’ di tutto. Dal padre  (Silvio Orlando) che lascia moglie e figli per andare a vivere su una barchetta; alla madre (Luciana Littizzettto), infermiera caposala a tempo pienissimo che sogna di coronare un amore impossibile col collega (Max Tortora) che però ha un&#8217;orribile moglie e tre figli che a lasciare non ci pensa proprio; dalla single (Elena Sofia Ricci) quarantenne allergica ai legami e sempre in cerca di  amanti; al papà (Michele Placido) professore di liceo che si dispera dietro al figlio che sogna il “Grande Fratello”; dalla nonna indefessa (Piera Degli Esposti) che ha passato la vita ai tavoli da Poker ed offre gli ultimi consigli alla giovane nipotina prima di andare via per sempre. E via ricercando perché, si sa, di genitori e figli è fatto il mondo e ogni anfratto.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Eccolo un altro capitolo del manuale targato Giovanni Veronesi, capitolo ancora d’amore ma zoomato sul rapporto tra generazioni. Il più difficile del mondo. Il più ineludibile. Quello su cui, dopo quasi due ore di racconti zigzaganti di figli e genitori a cavallo di decenni, nessuno può dare consigli , tranne uno. Lo dà , appunto, la quindicenne protagonista: “Agitare bene prima dell’uso”. Che è il sottotitolo del film che vuole essere specchio della confusione dei rapporti familiari dell’oggi ma anche (tardivo) omaggio del regista ai suoi genitori che non ci sono più. Producono Aurelio e Luigi De Laurentiis,  firmano la sceneggiatura lo stesso Veronesi con Ugo Chiti e Andrea Agnello e anima il tutto un cast piuttosto corposo e variegato, fatto apposta (e azzeccato) per rendere impossibile non identificarsi, o nell’uno o nell’altro. Da Michele Placido a Luciana Littizzetto, da Silvio Orlando a Margherita Buy, da Max Tortora a Elena Sofia Ricci, da Piera degli Esposti a Emanuele Propizio, miscelati ai giovani neoattori Chiara Passatelli, Andrea Fachinetti e Matteo Amata, per la prima volta sullo schermo. Per un film che Veronesi vuole tutto dedicato alla famiglia ma che, nonostante l’escamotage dello sguardo filtrante della giovane protagonista, risulta (forse inevitabilmente) un racconto fatto dai padri.</span></p>




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		<title>Sissi, Imperatrice d&#8217;Austria</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Due puntate per la nuova fiction TV di casa RAI
Per gli amanti delle fiabe romantiche in costume la tv riporta in auge Sissi, l’imperatrice Elisabetta di Baviera incoronata nel 1854 a sedici anni imperatrice d’Austria, idolo del suo popolo, giovane moderna e ribelle, in una rilettura contemporanea che ha come protagonista Cristiana Capotondi. Una sfarzosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino"><strong>Due puntate per la nuova fiction TV di casa RAI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Per gli amanti delle fiabe romantiche in costume la tv riporta in auge Sissi, l’imperatrice Elisabetta di Baviera incoronata nel 1854 a sedici anni imperatrice d’Austria, idolo del suo popolo, giovane moderna e ribelle, in una rilettura contemporanea che ha come protagonista Cristiana Capotondi. Una sfarzosa coproduzione internazionale in onda su Raiuno in prima serata domenica 28 febbraio e lunedì 1 marzo, promossa dalla Publispei di Carlo Bixio (<em>Un medico in</em> <em>famiglia</em>) garante di prodotti televisivi dagli ascolti milionari, già acquistata da una trentina di paesi stranieri. La fiction diretta da Xaver Schwarzenberger con David Rott nei panni dell’imperatore Francesco Giuseppe, la strepitosa Martina Gedek (<em>Le vite degli altri</em>) imperatrice madre, Licia Maglietta e Christiane Filangieri rispettivamente mamma e sorella di Sissi, nasce dal soggetto di Nicola e Giuseppe Badalucco con Franca De Angelis con la sceneggiatura da Ivan Cotroneo e Monica Rametta. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Una favola moderna senza lieto fine che prende volutamente le distanze dalla trilogia cinematografica anni ’50 diretta da Ernst Marischka con protagonista Romy Schneider e volutamente tralascia i capitoli più drammatici della vita dell’imperatrice asburgica. “Sissi è un mito che non abbiamo voluto distruggere &#8211; spiega il regista -, per questo ne raccontiamo la storia fino alla sua incoronazione come Regina d’Ungheria, il suo maggior successo politico, fedeli al proverbio tedesco che consiglia di finire la festa quando si è sul più bello”. Il telefilm è stato girato senza badare a spese tra la Hofburg di Vienna, i giardini e i castelli di Schonbrunn, Eckertsau, Brunnsee, e Miramare di Trieste, con scorci veneziani, una ventina di carrozze storiche tra cui una originale del 1740 con sei cavalli, un centinaio di cavalli, duemila comparse, settecento costumi cuciti da sartorie italiane con tessuti nostrani tra i quali spicca l’abito di nozze di Sissi con la sottogonna fatta con oltre ottanta metri di tulle.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">“Tanta italianità in una coproduzione internazionale mi riempie di legittimo orgoglio” dice il direttore di Raifiction Fabrizio Del Noce sottolineando che i diritti acquisiti con i film sono ormai patrimonio della Rai. “La Sissi che tutti si sono abituati ad amare &#8211; aggiunge &#8211; è stata ridipinta con la sua ribellione, ma non solo, scriveva poesie inneggiando alla propria libertà, mi ha colpito la sua disperazione, rara. Noi raccontiamo il suo romanzo, le sue difficoltà, il suo ruolo anche politico. È stata l’imperatrice più bella del suo secolo”. “Abbiamo cercato di mettere nella sceneggiatura tutto ciò che è servito a formare la persona, il confronto con il mito, seguendo una linea romantica che raccontasse il sogno, la favola”. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">“Ho cercato una strada diversa da quella della Schneider per raccontare le emozioni di Sissi, il suo ruolo politico  &#8211; spiega Cristiana Capotondi che per avere il ruolo si è sottoposta a quattro provini -. Sono una fan di Romy fin da piccola ma ho voluto dimenticare i suoi film, cercare una chiave di lettura diversa, questo personaggio mi resterà dentro a lungo”. Non trova analogie fra Sissi e lady D. “Sissi era una vera imperatrice, il suo ruolo politico e storico è ciò che la distingue da Diana d’Inghilterra, personaggio più mediatico che protagonista della storia”. Anche lei, ammette, è stata una figlia difficile: “Non mi sono quasi mai ribellata ma imposta sì, non mi si poteva dire di no, obbligai i miei genitori a farmi fare questo mestiere. La libertà è uno dei valori più importanti, allora era inusuale, lei era moderna, anticipava i problemi d’oggi, io oggi mi preoccupo di essere felice e realizzata”.</span></p>




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		<title>La Rai torna a &#8220;Capri&#8221;</title>
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		<comments>http://www.reflections.it/wordpress/la-rai-torna-a-capri-e-riscopre-lucia-bose.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 19:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Da domenica 14 febbraio in onda su RaiUno le sei nuove puntate della fiction &#8220;Capri&#8221;
Dopo tanta fiction impegnata, RaiUno riprende fiato col melò. E proprio domenica 14, la sera di San Valentino torna &#8220;Capri&#8221;, sempre più feuilleton denso di lacrime, amori e intrighi. Tutto rinnovato il cast, ringiovanito,  e con tanto di tendone &#8211; discoteca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Da domenica 14 febbraio in onda su RaiUno le sei nuove puntate della fiction &#8220;Capri&#8221;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Dopo tanta fiction impegnata, RaiUno riprende fiato col melò. E proprio domenica 14, la sera di San Valentino torna &#8220;Capri&#8221;, sempre più feuilleton denso di lacrime, amori e intrighi. Tutto rinnovato il cast, ringiovanito,  e con tanto di tendone &#8211; discoteca, sicuramente per accaparrarsi un pubblico under venti (a nostro avviso speranza vana) che magari preferisce musiche più moderne alle melodie classiche scritte, anche per questa terza serie, da Peppino di Capri. Per rassicurare il pubblico ultra maggiorenne non mancano però gli innesti “rassicuranti” come l’ormai onnipresente Lando Buzzanca, Giuliano Gemma, Mariano Rigillo e Shell Shapiro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Unica sopravvissuta alla morìa degli storici protagonisti (Pession, Assisi, Capparoni) è Bianca Guaccero, la “malafemmena” Carolina Scapece, ravveduta dopo due anni di galera, che torna a casa per farsi perdonare le perfidie del passato e risollevare le sorti ormai appassite di Villa Isabella. Dov’è  ricomparsa a sorpresa la padrona contessa ritenuta morta da anni. Nei suoi panni un&#8217;ironica Lucia Bosè, dedita più ai gioielli che al pagamento dei debiti, che prima farà la guerra all’ex nemica Scapece ma poi le affiderà l’impresa (redditizia) del rilancio dell’avita magione. Al suo posto nella tomba e nel ritratto sul muro finirà invece dalla prima puntata l’amatissima Reginella, anima della villa e dell’isola, che a sua volta darà saggi consigli dalla parete.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Sei puntate in tutto,  prodotte da Rai Fiction con Rizzoli Audiovisivi, dirette dai pazienti Francesca Marra e Dario Acocella e in onda, come tradizione di RaiUno, la domenica sera. E già si sta scrivendo la quarta serie per la quale si prenota soddisfatta la Bosè e tutto il cast. A frenare tanto entusiasmo ci pensa però il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce il quale, prima di riaprire i set (molti dei quali per questa terza serie hanno visto la luce tra le più economiche Sperlonga, Santa Marinella  e i teatri di posa di Cinecittà), aspetta il responso dell’Auditel.  Lucia Bosè, capelli sempre più azzurri, ormai residente da anni in Spagna (dove ha fondato un Museo degli Angeli alle porte di Madrid) mancava dalle scene italiane ormai da anni, salvo un’apparizione nella fiction  &#8220;I Vicerè&#8221; di Faenza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">«Mi sono divertita moltissimo &#8211; racconta Lucia -, all’inizio avevo detto per carità a una serie lunga, troppi copioni da imparare, poi mi hanno convinta. Il primo giorno mi sono sentita violentata dai ritmi di lavoro tanto serrati, il cinema è un’arte e la televisione un mestiere, ora dico grazie perché ho imparato un mestiere che ha un futuro». Smentendo quanto sostengono in tanti che lavorare per tv e cinema sia la stessa cosa aggiunge: «Per fare televisione devi scordarti il cinema, le sue luci, i suoi tempi, ma è un mestiere che affascina». Lei era sparita da anni per mancanza di proposte interessanti: «Non mi è piaciuto il mio ruolo nei Vicerè &#8211; confessa senza peli sulla lingua -, mi sono dedicata al mio museo a Segovia. In Italia c’è poco cinema e io non sono adatta a quello spagnolo e poi i miei registi sono tutti morti, non mi piace vivere nel passato, portarmelo sulle spalle». </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">«I film d’oggi arrivano poco in Spagna &#8211; aggiunge la Bosè -, non è più il cinema di allora, era un’epoca d’oro, nessuno andava a scuola di recitazione, ci mettevamo la faccia, e funzionava».  Con Capri però ha sempre avuto un rapporto speciale: «Da quando avevo 18 anni ci passo le vacanze, ho avuto anche una casa, altro che Maldive e Caraibi, è un’isola che ha una storia, la piazzetta è un salotto, ci ho vissuto gli anni più belli tra grandi feste nelle ville. Se la Rai lascia &#8220;Capri&#8221; è un delitto, ma si deve scrivere una vera storia, bella».  </span>  </p>




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		<title>De Sica fa sul serio per Avati</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce il 19 febbraio &#8220;Il figlio più piccolo&#8221;, film con il quale Pupi Avati chiude la sua personale trilogia sulla famiglia
L’unico valore per resettare il nostro mondo moralmente in declino è l&#8217;ingenuità. Pupi Avati è talmente indignato per questi ultimi anni così “indecenti”,  carichi di volgarità  e scorrettezza, che cerca di ricandidare l’innocenza col film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Esce il 19 febbraio &#8220;Il figlio più piccolo&#8221;, film con il quale Pupi Avati chiude la sua personale trilogia sulla famiglia</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">L’unico valore per resettare il nostro mondo moralmente in declino è l&#8217;ingenuità. Pupi Avati è talmente indignato per questi ultimi anni così “indecenti”,  carichi di volgarità  e scorrettezza, che cerca di ricandidare l’innocenza col film “Il figlio più piccolo”, nelle sale dal 19 febbraio. Il prolifico regista bolognese  chiude anche la trilogia sulla figura paterna puntando  il dito sul  “furbetto del quartierino”. Uno dei tanti che salgono oggi agli onori delle cronache finanziarie nostrane, ma ancor più infame perché stavolta è un padre truffaldino che per salvarsi dal tracollo tradisce il figlio minore, credulone e sognatore,  scaricandogli addosso con l&#8217;inganno milioni di debiti (e forse qualcosa di simile nel mondo del calcio è avvenuto).</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Una commedia amara, prodotta dalla DueA di Antonio e Pupi Avati con Medusa che lo distribuirà in circa 300 sale dopo il Festival di Berlino e dopo Sanremo. Protagonista un Christian De Sica finalmente sdoganato dall’ormai usurato ruolo del simpatico cialtrone -macchietta dei cinepanettoni, che a 59 anni riesce a dare il meglio di sé nei panni anche qui di un filibustiere arricchito in fretta, ma seriamente odioso e alla fine anche patetico. Avati (che ha trasformato questa storia anche in un libro) anche stavolta non ha sbagliato una mossa nella scelta del cast. A partire dagli attori collaudati come Laura Morante, moglie stupidella e musicista fricchettona fallita e sognatrice, abbandonata con due figli piccoli pochi attimi dopo un matrimonio d’interesse più che riparatore  ma nei secoli fedele, e Luca Zingaretti, viscido “consigliori” del rampante manager. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">La vera rivelazione è Nicola Nocella,  l’ingenuo e disarmante “figlio piccolo” pescato tra i neodiplomati dello storico Centro sperimentale di Cinematografia diretto da Giancarlo Giannini, che sforna attori veri e meriterebbe di essere rivalutato. Ottima anche la prova del comico romano lanciato da &#8220;Zelig&#8221; Maurizio Battista, misurato ma sempre divertente nei panni del fedele autista &#8211; factotum del capo; di Sydne Rome, svampita musicista amica di mammà, e ancora Pino Quartullo, Massimo Bonetti, Fabio Ferrari, Manuela Morabito, Alessandra Acciai, Alberto Gimignani.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">«Voglio frequentare solo chi crede nei sogni &#8211; dice il regista -, tornare a credere negli altri, d’ora in avanti mi occuperò solo del presente,  deve essere sorvegliato perché è molto, molto preoccupante».  Ha una sua ricetta anche per risollevare il nostro cinema: «Meno parole, convegni, dibattiti e più creatività». «I film si fanno con le storie &#8211; sotiene Pupi &#8211; e di valide ce ne sono poche, di attori straordinari invece ne abbiamo tanti. Bisogna esercitare la creatività e non piangersi addosso, andare meno alle manifestazioni, alle cene, alle prime». È convinto che anche di ragazzi sognatori ce ne siano tanti: «Chiedo a tutti cosa fanno i genitori e già capisco. Nei miei film racconto sempre l&#8217;inadeguatezza perché è il sentimento che conosco meglio e mi fa sentire ‘alternativo’. Quando scrivo e dirigo cerco le emozioni, non c’è calcolo». Per questo a chi lo stuzzica sul recente sexgate che ha portato alle dimissioni il sindaco di Bologna replica: «Chi se ne frega, è una storiellina, non per un mio film».</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Christian ha ritrovato l’amico Pupi a trent’anni dal primo film insieme, &#8220;Bordella&#8221;. «È come lavorare in famiglia, il suo cinema mi ricorda quello di papà &#8211; racconta -, ha una ipersensibilità quasi femminile, io sono astuto lui ingenuo. A 59 anni me lo sono meritato questo personaggio». Dopo 26 film di Natale sembra stanco della solita minestra, anche se condita da parecchi milioni: «Qualcosa bisognerà cambiare &#8211; dice -, magari anche me. Non li rinnego perché la notorietà che mi hanno dato mi ha permesso di fare libri, musical, teatro. Ma al mio 95esimo film Pupi mi ha permesso di fare il mestiere che so fare».</span></p>




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		<title>Shutter Island</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/shutter-island.html</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 21:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Marty e Leo uniti a Berlino
L’ormai inossidabile coppia Martin Scorsese &#8211; Leonardo DiCaprio torna sullo schermo dal 5 marzo con &#8220;Shutter Island&#8221;, storia misteriosa e ricca di suspence ambientata ai primi anni ’50, tratta dal best-seller di Dennis Lehane, interamente ambientata in un’isola fortezza che ospita un manicomio criminale. Regista e protagonista, al loro quarto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Marty e Leo uniti a Berlino</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">L’ormai inossidabile coppia Martin Scorsese &#8211; Leonardo DiCaprio torna sullo schermo dal 5 marzo con &#8220;Shutter Island&#8221;, storia misteriosa e ricca di suspence ambientata ai primi anni ’50, tratta dal best-seller di Dennis Lehane, interamente ambientata in un’isola fortezza che ospita un manicomio criminale. Regista e protagonista, al loro quarto film insieme,  sono venuti a Roma a presentarlo prima del suo approdo nei prossimi giorni al Festival di Berlino, cui farà seguito l’uscita nelle nelle sale (da noi lo distribuirà Medusa in oltre 400 copie). Leonardo è reduce da una veloce e blindatissima visita al sito archeologico di Pompei, siede composto e sorridente accanto al suo regista, sotto l’occhio vigile di mamma DiCaprio seduta in prima fila a filmare ogni parola e gesto della conferenza stampa, dove i giornalisti sono liberi di fare domande ma è loro vietato di scrivere commenti sul film prima di Berlino.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">DiCaprio stavolta è il poliziotto Teddy Daniels mandato sull’isola col collega Chuck (Mark Ruffalo)  per indagare sulla misteriosa scomparsa dalla sua cella superblindata di una paziente pluriomicida. Circondati da psichiatri inquisitori (Ben Kingsley, Max Von Sydow), detenuti psicopatici e da un potentissimo uragano, i due si troveranno immersi in un’atmosfera livida e imprevedibile, dove nulla è come appare. Violenza  e complotti, spesso imbastiti dallo Stato, ricorrono nei film di Scorsese: “È materiale che mi ha sempre attratto e questo film è in sintonia con la paura, la paranoia che ci circonda &#8211; conferma il regista -. Ho dei dubbi su chi detiene il potere, e questo determina le mie scelte”. Anche lui ha le sue paure: “Ci convivo quotidianamente e cerco di superarle. Penso che i miei figli erediteranno questo mondo e questo mi preoccupa parecchio”.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">“Il film è un mix di vari generi &#8211; spiega DiCaprio -, è un thriller psicologico con al centro il senso di perdita, la tragedia umana, la capacità di superare il dolore. Ho visto vari documentari sulla malattia mentale per ricreare la storia ancora più toccante del libro. Il mio ruolo ha una sua duplicità, ho cercato di sperimentare vari comportamenti estremi”. Il film rimanda a una certa cinematografia europea, soprattutto tedesca, degli anni ’40. “Il cinema tedesco, come quello italiano e britannico,  è sempre stato presente nel background della mia formazione – ammette Scorsese –, in quegli anni molti film prodotti a Hollywood erano realizzati da immigrati. Uno dei primi che ho fatto vedere al cast è stato &#8220;Laura&#8221; di Preminger, e &#8220;Le Catene della Colpa&#8221; di Tourneur del ’47, io li ho visti tutti, fanno parte della mia vita”.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Un altro dei temi ricorrenti nei film del regista italoamericano è la violenza. “Mi ha attirato il personaggio di Teddy perché la violenza ha avuto un forte impatto nel suo viaggio formativo. Mi chiedo spesso &#8211; aggiunge &#8211; quanta violenza ci sia in ognuno di noi, se sia possibile eliminarla, quale prezzo si debba pagare per tutta quella che c’è oggi nel mondo”. “I personaggi di Marty mi hanno sempre attratto, questo è uno dei più violenti che ho interpretato – gli fa eco Leo -. La violenza nasce da un dolore interiore che viene rivolto verso il mondo, ho sempre cercato di capire la sofferenza dell’essere umano”. L’attore che ha avuto il suo primo ruolo da protagonista a soli quindici anni non si è ispirato ad un modello preciso: “Sin da ragazzino avevo i miei eroi come James Dean o De Niro, ho cercato a lungo un modello cui ispirarmi per far bene come loro. Non mi sento mai arrivato, è come una sete che non si placa &#8211; confessa -, la ricerca potrebbe durare tutta la vita. Sul set sono sempre nervoso, non mi sento mai all’altezza del ruolo che sto interpretando, penso che avrei potuto fare di più”.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Ma quali sono i ruoli che preferisce? “Mi interessano quelli che mi toccano, in particolare sono attratto dai personaggi dark, incasinati e continuerò perché sono quelli che mi fanno prosperare”. È comunque convinto che i soldi non facciano la felicità: “Sono utilissimi, ma non puoi desiderare di avere più di tanto, io ne ho più che abbastanza, comunque senza soldi non si potrebbero sviluppare nuove tecnologie per salvare l’ambiente”. L’ecologia, un suo chiodo fisso: “Da tredici anni mi occupo di temi ambientali &#8211; conferma Leo -, il film di Al Gore ha aperto gli occhi al mondo, non si fa mai abbastanza, io continuo su quella strada”. Regista e attore sembrano una coppia ormai navigata che non mostra crepe. “La fiducia è sempre più profonda &#8211; dice Scorsese -, lavorare con lui è di grande ispirazione, incanala esperienze con una creatività sempre maggiore, e speriamo cresca ancora in futuro”. DiCaprio conferma, aggiungendo: “Non si tratta solo di fiducia, ho una ammirazione profondissima per Marty, a differenza di altri registi ti sa responsabilizzare, si affida a te perché porti avanti la narrazione emotivamente, ti fa sentire forte, potente, questa fiducia non va tradita”.</span></p>




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		<title>Il concerto</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/il-concerto.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 07:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando l&#8217;arte diventa eroismo
La musica come linguaggio e fonte di energia universale, come mezzo di riscatto, per ritrovare l’autostima, dimostrare di avere ancora la forza di sognare, di stare in piedi, di cambiare. Intorno a questa pura e libera espressione artistica ruota il film &#8220;Il concerto&#8221; del regista rumeno Radu Mihaileanu, già autore di “Train [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Quando l&#8217;arte diventa eroismo</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">La musica come linguaggio e fonte di energia universale, come mezzo di riscatto, per ritrovare l’autostima, dimostrare di avere ancora la forza di sognare, di stare in piedi, di cambiare. Intorno a questa pura e libera espressione artistica ruota il film &#8220;Il concerto&#8221; del regista rumeno Radu Mihaileanu, già autore di “Train de Vie”, nelle sale da venerdì 5 febbraio distribuito da BIM. Un piccolo capolavoro che fonde emozione, ironia e umorismo, affidato a un cast di eccellenti attori russi e francesi sconosciuti da noi ma famosi nei loro paesi, tra cui spiccano Alexei Guskov, Dmitry Nazarov, Mélanie Laurent, Miou Miou.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">La storia, ambientata ai giorni nostri, prende le mosse da una vicenda accaduta negli anni ’80, nell’Unione Sovietica di Breznev, quando Andrei Filipov, famoso direttore d’orchestra del Bolshoi di Mosca viene licenziato perché si rifiuta di allontanare i musicisti ebrei. Trent’anni dopo lavora ancora nel teatro, ma come uomo delle pulizie. Intercettato un  fax in cui un teatro parigino invita l’orchestra moscovita  per un concerto, pensa di realizzare il suo sogno di rivincita riunendo i suoi vecchi musicisti, ridotti come a lui a vivere con mestieri umili, spacciandoli per la vera attuale orchestra del Bolshoi. Rimesso insieme lo sgangherato gruppo Andrei riuscirà a partire per dirigere di fronte al bel mondo della capitale francese, senza alcuna prova, il concerto per violino e orchestra di Cajkovskij, ormai da anni suo chiodo fisso.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">«Il film ha nell’animo il temperamento slavo, e noi dell’Est abbiamo sempre la tendenza a superari i limiti, i confini, ad andare verso gli estremi &#8211; spiega il regista, a Roma per presentare il film -. Questo purtroppo in ambito politico non ha creato situazioni particolarmente felici come invece è accaduto nella letteratura, nel teatro, nella musica. Non abbiamo paura di manifestare e descrivere l’emozione, l’importante è continuare a dare e ricevere emozioni, è l&#8217;unica arma che abbiamo contro tutte le barbarie, per il dialogo con gli altri». E di emozioni il film ne offre parecchie. «Il mio film non è una denuncia del comunismo, anche se l&#8217;ho vissuto in prima persona – continua Radu -. È piuttosto una presa di posizione contro tutti i regimi dittatoriali e totalitari, sia di sinistra che di destra, che la storia dell&#8217;umanità ha visto sorgere in tanti paesi del mondo». Un altro tema del suo cinema è quello della “piccola impostura”: «Quella usata da tanti miei personaggi per manifestare la loro reazione di fronte a un regime che di fatto li costringe a stare in ginocchio, e per esprimere la volontà di rimettersi in piedi e riprendere in mano il loro destino e la loro dignità».</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">La metafora del concerto vuole anche sottolineare i rapporti fondamentali tra il singolo e la collettività: «Abbiamo raggiunto il massimo grado di individualismo e ci sentiamo precari rispetto al mondo – spiega Mihaileanu -, si vorrebbero mantenere i diritti fondamentali dell’individuo tornando a un a società più solidale. Per trovare l’armonia e il benessere bisogna cercare di suonare il più possibile all’unisono».  Quando nel film il gruppo di semi barboni russi, ebrei e gitani approda da Mosca a Parigi c’è lo scontro tra la cultura slavo-orientale e quella ricca occidentale. Il regista, emigrato giovanissimo a Parigi, l’ha vissuto sulla sua pelle .«Nei miei film traggo spesso ispirazione dalla mia vita. L’arrivo dei ‘barbari’ dell’Est, di cui faccio parte, con la loro energia vitale quasi primordiale spaventa i ‘ricchi e civilizzati’ dell’Occidente assopito, incapace di cogliere la sua energia vitale e  metterla in sintonia con quella dell&#8217;universo. Senza questa energia è difficile vivere pienamente, perché è il motore stesso dell&#8217;esistenza». </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Sente i gitani molto vicini a sé: «Da piccolo ho passato molto tempo con loro &#8211; dice -, la loro cultura è vicina a quella ebraica,  entrambe nomadi e perseguitate nei secoli. Sono sicuramente un popolo geniale con tante qualità singolari, spesso disprezzato perché considerato ‘diverso’». Il suo prossimo film “La sorgente delle donne” lo girerà in arabo e tratterà della condizione della donna.<strong> </strong></span></p>




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		<title>Preziosi è &#8220;Sant&#8217;Agostino&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 12:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[In prima serata la fiction Rai sul celebre mistico algerino
Un fragile peschereccio zeppo di uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra che sta distruggendo la loro città, diretta dall’Africa del Nord verso Roma. La crisi che sta distruggendo gli imperi occidentali. Uomini affogati nell’incertezza del presente e senza prospettive. Sembra una spaccato dei nostri giorni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">In prima serata la fiction Rai sul celebre mistico algerino</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Un fragile peschereccio zeppo di uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra che sta distruggendo la loro città, diretta dall’Africa del Nord verso Roma. La crisi che sta distruggendo gli imperi occidentali. Uomini affogati nell’incertezza del presente e senza prospettive. Sembra una spaccato dei nostri giorni, e invece stiamo parlando di mille e seicento anni fa, dei tempi di &#8220;Sant’Agostino&#8221; la cui vita è raccontata nel kolossal internazionale in onda su RaiUno domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio in prima serata. Una coproduzione internazionale italo-tedesco-polacca capitanata dalla Lux Vide di Ettore Bernabei, marchio di assoluta garanzia soprattutto per i kolossal a tematica storico-religiosa, ma non solo.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">L’ex presidente Rai, ora affiancato dai validissimi figli Matilde e Luca Bernabei, da circa un ventennio ha sposato questa difficile missione, avendo al tempo stesso il coraggio di alternare a temi complessi come il racconto di certi papati,  soggetti più leggeri ma di fortissimo impatto come Don Matteo o Coco Chanel. «La tv esiste da cinquant’anni ma non è più la stessa &#8211; spiega Bernabei -, il pubblico è maturato, non vuole cose banali o narcotizzanti, si deve avere capacità di divulgare a tutti i livelli, far passare emozioni e sentimenti». Una linea sposata in pieno da Raifiction che punta sempre più sulla qualità. Lo conferma il direttore Fabrizio Del Noce che prosegue col filone che coniuga cultura ed intrattenimento, confortato dai buoni risultati ottenuti dagli ultimi lavori andati in onda, su temi difficili come le morti bianche o la vita di Anna Frank (26% di share), che hanno avuto senza problemi la meglio sui vari Amici di Maria e Grandi Fratelli (che furono battuti recentemente  persino da Pinocchio con oltre due milioni di spettatori in più). «È comunque una sfida difficile ma non  volevo ghettizzare questo film &#8211; mette le mani avanti Del Noce -, il significato nasce dal confronto e il pubblico è disponibile anche a temi meno popolari dei reality».</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Sul sentimento dell’amore universale, del valore della parola, si basa questo  film in due puntate su Sant’Agostino, uno dei più grandi protagonisti della cristianità, diretto da Christian Duguay con Alessandro Preziosi nei panni di Agostino di Ippona nei travagliati anni della maturità e della conversione, Franco Nero che lo rappresenta nell’età crepuscolare,  Monica Guerritore sua madre, Andrea Giordana il battagliero Ambrogio, Vescono di Milano. Nel cast italiano inoltre Cesare Bocci, Matteo Urzia (Agostino bambino) Francesca Cavallin, Cosimo Fusco, Sonia Aquino, Vincenzo Alfieri.  Una produzione grandiosa, realizzata su quattro diversi set in Tunisia, con  centinaia di figuranti, oltre tremila costumi, centinaia di pellicce, antichi abiti afghani dell’800 ricamati con fili d’oro, gioielli fatti a mano da artigiani marocchini con pietre indiane, mille metri quadri di mosaici e affreschi.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Nato nel 354 in un paesino agricolo nordafricano (nell’attuale Algeria) e morto a Ippona nel 430, Agostino visse un’ epoca di profonda crisi e di radicale cambiamento della storia: la caduta dell’Impero Romano. Ambizioso e spregiudicato, fine oratore alla corte dell’imperatore, si metterà al servizio di Dio e della pace in un mondo assediato dai barbari. Filosofo, teologo, mistico, scrittore, il suo pensiero ha superato il tempo conservando una straordinaria attualità. Come ciò che descrive il film. «Un’opera che fa conoscere un periodo della storia e il percorso di un uomo che avrebbe potuto vivere oggi &#8211; sottolinea Ettore Bernabei -, la sua eccezionale intelligenza fusa alla cultura del mondo greco-romano, tutte le esperienze anche le più trasgressive e ancora attuali, sempre alla ricerca di qualcosa che gli mancava talizzare un periodo di profonda crisi con le popolazioni che venivano. Mille e seicento anni fa la Chiesa riuscì a rivitalizzare un periodo di profonda crisi con le popolazioni che venivano dall’Oriente. Spero che il pubblico possa ricavarne un vantaggio per la propria vita». </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«La sua esperienza siamo tutti noi, la sua vita fu una lezione immensa di solidarietà, in una Chiesa che tutti noi sogniamo, che stia più vicina alle fatiche umane quotidiane» aggiunge Padre Vittorino Grossi, preside dell’Università Lateranense . «Mi ha affascinato l’aspetto dinamico del personaggio, un uomo con le sue contraddizioni, il suo rapporto con la fede &#8211; dice Preziosi -. La parola legata alla ricerca della verità, ai fati è l’elemento che si può riportare ai giorni nostri.  Mi sono lasciato andare anche se recitare in inglese è stato faticosissimo». «La parte matura di Agostino è quella della saggezza &#8211; spiega Franco Nero -, si converte a 29 anni, prima era un peccatore, è uno dei Santi più moderni, oggi potrebbe parlare ai giovani, dir loro di essere meno pressappochisti. È l’uomo della parola, quella che serve a risolvere tanti problemi. Più parole e meno guerre, più tavole rotonde, più diplomazia e il nostro mondo sarebbe migliore». </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«Proporlo oggi al pubblico televisivo è coraggioso, è un’ottima scelta per la tv pubblica, dovrebbe farci crescere tutti» aggiunge Andrea Giordana che del suo personaggio dice: «Dio aveva bisogno della sua attenzione al sociale, quando l’Ambrogio peccatore si scontra con Dio è come se ricevesse un tir in faccia, si converte in pochi giorni, apre orecchie e cuore a Dio,  anche noi oggi avremmo bisogno di beccarci un tir in faccia così». «I sentimenti noi li trattiamo come funzioni, li aggiriamo, non li comprendiamo &#8211; gli fa eco Preziosi -, se crediamo che sono l’assoluto siamo in grado di amare». Se per il Santo “Solo dalla radice dell’amore può scaturire il bene”, colpisce quando dice “Amate, e fate ciò che volete”.</span></p>




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		<title>Quarantenni alla ricerca della felicità</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentato a Roma &#8220;Baciami ancora&#8221;, sequel del cult &#8220;L&#8217;ultimo bacio&#8221;
Gabriele Muccino sul set prende a sberle gli attori, sta loro addosso, li spreme come limoni. Lo confessa il regista e lo confermano sorridendo i protagonisti del film &#8220;Baciami ancora&#8221;, prodotto da Fandango, Mars Film e Medusa che dal 29 gennaio lo distribuirà in più di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Presentato a Roma &#8220;Baciami ancora&#8221;, sequel del cult &#8220;L&#8217;ultimo bacio&#8221;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Gabriele Muccino sul set prende a sberle gli attori, sta loro addosso, li spreme come limoni. Lo confessa il regista e lo confermano sorridendo i protagonisti del film &#8220;Baciami ancora&#8221;, prodotto da Fandango, Mars Film e Medusa che dal 29 gennaio lo distribuirà in più di seicento sale, sette delle quali con sottotitoli per i non udenti. Dieci anni dopo Muccino rimette insieme i protagonisti de &#8220;L’ultimo bacio&#8221;, ormai quarantenni, con le loro vite disastrate sempre sull’orlo del collasso, sempre in cerca della felicità. A parte qualche nuovo personaggio il gruppo di amici è lo stesso di allora. Ritroviamo Carlo (Stefano Accorsi) sempre insoddisfatto e Giulia (Vittoria Puccini che ha sostituito la Mezzogiorno) che vende appartamenti ed ha un nuovo compagno (Adriano Giannini). </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">La loro figlia Sveva è ormai ragazzina. Separati da tempo e pieni di rancore si fanno ancora la guerra. Marco (un eccezionale Pierfrancesco Favino), manager rampante ricco e macho e sua moglie Veronica (Daniela Piazza) frustrata dalla mancanza di figli. Paolo (Claudio Santamaria) incapace di volersi bene, cerca invano di rifarsi una vita con Livia (l’eccellente Sabrina Impacciatore) ex moglie del suo amico Adriano (Giorgio Pasotti) che sparì lasciandola sola col figlio appena nato. Il gruppo sarà sconvolto e riunito dal ritorno di Adriano carico di sensi di colpa verso quel figlio sconosciuto, cresciuto senza un padre, che tenta di conquistare. La sua voglia di riscatto gli offrirà una seconda chance con Adele (Valeria Bruni Tedeschi), abbandonata con due figli piccoli che ricuce le sue ferite con l’ottimismo. Alberto (Marco Cocci) invece non si arrende alle convenzioni della nostra società e continua a sognare quel viaggio che tutti gli dicono non si può più fare.</span></p>
<div style="text-align: justify">
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Un film sul ritorno alle radici per ripartire, per rimettersi in gioco, sulla capacità di sognare, sull’amore per la vita, per i propri figli. Un film sul senso della vita più che uno spaccato sui quarantenni d’oggi. «Non voglio montare in cattedra ma guardare dall’alto – spiega Muccino -. Vedo uomini disorientati da complessi rapporti di coppia, dalle donne cui si chiede troppo e non si lascia loro il tempo di dedicarsi a fondo alla famiglia. La coppia è nevrotizzata, anch’io faccio fatica a capire l’universo femminile, a trovare il codice di accesso». Nel film anche i bambini sono in primo piano: «La responsabilità di come tramandiamo chi siamo ai nostri figli è grande – ammette il regista – i collassi familiari creeranno in loro problemi, oggi è un fenomeno ancora nuovo che aprirà scenari sociali di cui come padre e come cineasta mi sento responsabile». </span></p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«Il film &#8211; prosegue &#8211; offre ai personaggi possibilità diverse, ogni famiglia è un mondo a sé, c’è chi fa scelte coraggiose, quasi eroiche, che ricompongono percorsi non convenzionali, chi invece rifiuta le convenzioni per un viaggio dell’anima da single, da nomade. C’è anche chi non ce la fa, non sa prendersi cura di se stesso e fugge. Le donne del film sono più sagge, più riflessive, con più senso della vita. Ho voluto raccontare situazioni diffusissime, ispirandomi a storie conosciute». «Adriano è il personaggio che parte dal punto più basso e cerca una seconda opportunità &#8211; spiega Pasotti, nel film scapigliato e imbruttito -. È sconfitto ma ha uno scatto di maturità nel tentativo di ricucire il rapporto col figlio».</span></p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«Mi è piaciuto il salto mortale che fa Marco, un uomo dalla maschilità ossessionata che poi cerca una nuova strada per tenersi ciò che ha di buono. È un ruolo brillante nel drammatico, mi è successo anche nella vita di non aver controllo di fronte ai sentimenti» dice Favino, atteso a Berlino col film di Soldini &#8220;Cosa voglio di più&#8221;</span><em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">, </span></em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">storia di passione, sesso e tradimenti con Alba Rohrwacher che vedremo ad aprile. «Carlo ha un percorso di maturazione – spiega Accorsi -, difficile ma molto vitale. È maturato soprattutto come padre». Per Vittoria Puccini entrare nei panni appartenuti a Giovanna Mezzogiorno non è stato semplice: «Ho visto &#8220;L’ultimo bacio&#8221; decine di volte per non imitarla ma facendomi entrare dentro la sua energia, il suo modo di confrontarsi con Accorsi dimenticando la responsabilità del confronto &#8211; spiega l’attrice fiorentina -. L’altra difficoltà è stata far uscire le emozioni vere portate all’estremo senza esagerare, rendendole sempre credibili».</span></p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«Livia mi ha posseduta – dice Impacciatore – mi preparavo emotivamente ma quando arrivavo sul set mi sorprendevo da ciò che succedeva». L’attrice che vedremo su Canale5 in autunno con Pasotti, Cocci,Angela Finocchiaro nella fiction comico-sentimentale in sei puntate &#8220;Due mamme di troppo&#8221; di Antonello Grimaldi e poi al cinema nella commedia dolce-amara &#8220;Diciotto anni dopo&#8221; di Edoardo Leo, è grata a Muccino: «&#8221;L’ultimo bacio&#8221; è stato il mio primo film per il cinema e mi ha cambiato la vita – racconta – speravo di fare tanti film con Gabriele ma lui è partito per gli Stati Uniti , il nostro paese è specializzato nelle fughe dei cervelli, ma poi è tornato, mi ha inviato sms minacciosi sul personaggio. Livia era una grandissima rompiballe, è migliorata, si è evoluta, forse Muccino si è riconciliato col genere femminile». </span></p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Chi invece si è sentita come una che entra in una festa già cominciata è Valeria Bruni Tedeschi: «Mi sentivo una marziana, ero intimidita – racconta &#8211; ma avevo voglia di lavorare con Muccino, mi interessa la sua visione del mondo e poi il personaggio di Adele mi dava allegria». «Alberto è il meno cambiato &#8211; dice Cocci -, ha una botta di coraggio nel prendere le distanze dal gruppo anche stavolta, è la sua fase di maturità, anch’io nella vita sento il bisogno di ‘branco’, la sua è una decisione forte». «Il mondo è pieno di Alberto che si sono perduti e ritrovati &#8211; gli fa eco Muccino -, non tutti ci riescono». Tutti hanno provato piacere nel tornare a lavorare insieme. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">«Volevo scoprire che fine avessero fatto i personaggi cui tutti siamo affezionati, anche se stavolta si raccontano altre storie, altri sentimenti &#8211; dice Pasotti -. Anche Muccino è cambiato, è più al servizio del racconto, più maturo, meno desideroso di esporre il proprio talento, ha più fiducia negli attori». «Ti sfinisce ma ne esci cresciuto &#8211; aggiunge la Puccini -, ti fa osare, un salto nel vuoto interessante». «Se devi scuotere l’albero uno schiaffo dal regista ti aiuta» dice ridacchiando Accorsi e Santamaria aggiunge: «Con Gabriele non ti puoi nascondere, ti fa aprire sempre al massimo e ti spreme fino in fondo». «Senti il suo fiato sul collo &#8211; aumenta il carico Giannini -, respira con te, ti sta letteralmente addosso».</span></p>
</div>




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		<title>Il pianeta proibito di Lorella</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 20:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Lorella senza veli, dal Sistina di Roma all&#8217;Ariston di Sanremo
Lorella Cuccarini nuda, coperta solo da una chitarra, salirà sul palco di Sanremo per cantare &#8220;Fever&#8221;. Lo conferma la showgirl romana che, per nulla imbarazzata da questa per lei insolita performance senza veli, nella serata finale del festival porterà all’Ariston uno stralcio significativo del musical &#8220;Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Lorella senza veli, dal Sistina di Roma all&#8217;Ariston di Sanremo</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Lorella Cuccarini nuda, coperta solo da una chitarra, salirà sul palco di Sanremo per cantare &#8220;Fever&#8221;. Lo conferma la showgirl romana che, per nulla imbarazzata da questa per lei insolita performance senza veli, nella serata finale del festival porterà all’Ariston uno stralcio significativo del musical</span><em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino"> &#8220;</span></em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Il Pianeta Proibito&#8221;. Uno spettacolo sperimentale, interattivo, che dopo il fortunato debutto a Bologna approda dal 26 gennaio al 14 febbraio al Teatro Sistina di Roma (poi al Nord e nel resto d’Italia) trasformato in una sorta di astronave per trasportare il pubblico in un viaggio nel futuro. Un musical che mischia favola e poesia, visionario, dove il genio di William Shakespeare incontra i miti del rock, in una nuova e originale versione de &#8220;Il Pianeta Proibito Rock Musical&#8221;</span><em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino"> </span></em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">di Bob Carlton (ispirato all’omonimo film cult diretto da Wilcox nel ’56) riadattata e diretta da Luca Tommasini. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Protagonisti con Lorella sono Attilio Fontana, Pietro Pignatelli e i giovani messi in luce dalle tre edizioni italiane del talent show televisivo &#8220;X-Factor&#8221; </span><em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino"> </span></em><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Chiara Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa, Ilaria Porceddu. Ispirata all’originale musical dell&#8221;88 la nuova versione di Tommasini unisce classici del rock e sonorità contemporanee, il tutto arrangiato in modo insolito da Gianluca Merolli. Si va da Elvis Presley a Bjork, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy con parecchi omaggi anche alla musica italiana di Celentano, Giorgia, Nannini e Tiziano Ferro. Il tutto arricchito dalle apparizioni virtuali in 3D di Morgan, che si materializza come forza oscura del male cantando una versione da lui arrangiata di &#8220;Sympathy for the Devil&#8221; dei Rolling Stones, di Mara Maionchi nelle vesti di presidente Usa, di Facchinetti moderno narratore shakespiriano giornalista delle news e della mitica Vaudetti annunciatrice del futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Lorella interpreta Miranda, figlia dello scienziato pazzo Prospero (Pignatelli) cresciuta sul pianeta Shakespiria dalle atmosfere ottocentesche. Quando il misterioso pianeta risucchierà l’astronave terrestre condotta da Capitan Tempesta (Fontana) si scateneranno intrecci amorosi, rivelazioni e vendette. «Il primo tempo è molto tecnologico, ricco di proiezioni &#8211; spiega il regista &#8211; col freddo, moderno pianeta contrasta la scenografia vittoriana, la luce delle candele.» «È un musical diverso da tutti gli altri – spiega Lorella -, si piange e si ride, ci sono contaminazioni tra alta tecnologia e passato, tra teatro, cinema e tanta musica. È una rock-ballad con tragedie alla Shakespeare, il suo mondo, il suo linguaggio, la sua grande modernità». </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino">Non nasconde di avere buoni contatti con Rai e Sky per un prossimo ritorno in televisione ma la sua passione resta il teatro: «La tv è una parte del mio percorso professionale &#8211; dice Lorella &#8211; amo tutto ciò che è sperimentale, che mi fa rimettere in gioco, questo musical è un viaggio che mi coinvolge fisicamente ed emotivamente». Ma a 44 anni e quattro figli, cosa l’ha spinta a sperimentare il nudo in scena? «In venticinque anni di carriera -risponde serena &#8211; ho fatto balletti in tv in cui ero molto più spogliata, persino una lap-dance e mille travestimenti. Essere una persona perbene non significa non avere carattere. La scena di nudo del musical (che dura nove minuti) è molto bella, l’immagine sulla locandina è provocatoria, ci abbiamo giocato su. Rappresenta lei che ritorna all’Eden, alla purezza della vita, lo spirito bambino che dovrebbe sempre appartenerci, la chitarra che mi copre è un simbolo del rock. Mi ritrovo nella citazione del Mercante di Venezia che prelude al mio nudo e che dice di liberarci dagli abiti che ci imprigionano,  è un messaggio che mi appartiene, come lo stupore di Miranda che è vissuta in un mondo artificiale e prende contatto coi veri sentimenti, con le emozioni, i travagli mantenendo il suo candore. Anche io mi stupisco ogni giorno di fronte a certe cose della vita, del mio lavoro».</span></p>




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