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	<title>Reflections</title>
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	<description>Promozione culturale</description>
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		<title>&#8216;Margin Call&#8217;, la più grande truffa di Wall Street</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 18 maggio nei cinema italiani Di film sui grandi crak finanziari americani se ne sono già visti tanti, ma con i mercati e le borse che continuano a ondeggiare pericolosamente, il tema è sempre d’attualità, come ci racconta Margin Call il film (quasi) verità sui misfatti di Wall Street, ispirato al fallimento della Lehman Brothers. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Dal 18 maggio nei cinema italiani</strong></p>
<p style="text-align: justify">Di film sui grandi crak finanziari americani se ne sono già visti tanti, ma con i mercati e le borse che continuano a ondeggiare pericolosamente, il tema è sempre d’attualità, come ci racconta <em>Margin Call</em> il film (quasi) verità sui misfatti di Wall Street, ispirato al fallimento della Lehman Brothers. Scritto e diretto da J.C. Chandor, un cast stellare con Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Demi Moore, Stanley Tucci, Penn Badgley, Simon Baker, Mary McDonnell. In concorso al Festival di Berlino, film d&#8217;apertura al Courmayeur Noir in Festival, candidato all&#8217;Oscar per la sceneggiatura originale, arriva nelle sale italiane con Rai Cinema, il 18 maggio distribuito in 50 copie da 01 Distribution.</p>
<p style="text-align: justify">Ambientato nel mondo dell’alta finanza, è un thriller che coinvolge gli uomini chiave di una grande banca d&#8217;investimenti durante le drammatiche 24 ore che precedono la crisi finanziaria del 2008. Quando il giovane analista Peter Sullivan (Quinto) entra in possesso di informazioni che potrebbero provocare il fallimento dell’azienda, inizia una frenetica corsa contro il tempo: le decisioni finanziarie e morali in gioco sconvolgeranno la vita delle persone coinvolte spingendole sull’orlo della crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Il film dell&#8217;esordiente J.C. Chandor, svela i dietro le quinte che portarono la banca a vendere in poche ore tutti i propri titoli ‘tossici’, dando il via a una spirale che ha conseguenze ancora oggi. Un film indipendente, piacevole e scorrevole, costato poco più di 3 milioni di dollari e già 13 incassati finora, anche grazie al supercast che il regista è riuscito a mettere insieme per interpretare i vertici della banca, con in testa gli strepitosi Kevin Spacey, Jeremy Irons, Stanley Tucci e una composta e matura Demi Moore, nei panni dell’arrivista e senza scrupoli ‘tagliatrice di teste’.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify">«Gli uomini e le donne che hanno creato l’attuale crisi finanziaria sono persone comuni che, malgrado la loro abilità, intelligenza e spesso compensi sorprendenti, sono state vittime della loro stessa negligenza, della loro miopia e dell’ordine sbagliato delle priorità &#8211; cerca di difenderli Chandor -. Wall Street può essere senza anima, ma non le persone che lavorano nelle alte sfere. <em>Margin Call </em>è la storia di queste anime e della loro notte più lunga, più cupa, quando sono costrette a fissare l’abisso di cui sono responsabili».</p>
<p style="text-align: justify">Il regista, che non ha mai lavorato nell’ambiente, lo conosce però alla perfezione. «Mio padre ha lavorato quasi 40 anni per Merrill Lynch &#8211; spiega &#8211; e quindi conosco bene la gente che popola questo ambiente. Io ho cercato di avere uno sguardo imparziale e attento. Non sono un banchiere che sta difendendo altri banchieri, ma conoscendo molte di queste persone ci si rende conto che non sono neppure il male assoluto». A parte, forse, personaggi come il mega-boss interpretato da Jeremy Irons, che non si fa scrupolo a dichiarare che di finanza capisce poco o nulla.</p>
<p style="text-align: justify">Il film ha convinto, ma non fino in fondo, alcuni esperti di economia presenti all’anteprima romana. Per Pietro Reichlin, professore di economia e prorettore alla ricerca dell’ università Luiss Guido Carli di Roma «Il film racconta l’antefatto della crisi. Mostra certi ‘apprendisti stregoni’ che, dopo aver realizzato per anni innovazioni finanziarie rischiose, non sono stati in grado di gestire le conseguenze di ciò che stavano per fare». «Il film mostra bene l&#8217;incompetenza di quegli amministratori, la spregiudicatezza e il cinismo che hanno guidato le loro azioni, ma non mostra l&#8217;altra componente dell&#8217;inizio della crisi finanziaria, caratterizzata dal panico, dal contagio, che ha poi coinvolto tutti, anche le banche sane».</p>
<p style="text-align: justify">Raffaele Oriani, docente di Finanza Associata della Luiss, sottolinea che il film «Mette in luce il completo scollamento tra economia reale e mercati finanziari tra cui il legame si spezza. A cinque anni da quelle ore drammatiche sono le imprese a pagare le conseguenze: le banche non le supportano anche se il loro business va bene». «La finanza è fuori dal concetto di moralità, vale tutto, l&#8217;unica cosa che viene reputata è esagerare &#8211; commenta Maury Longo, giornalista economico del <em>Sole 24</em> <em>ore</em> -. Di storie così ne ho sentite tante: le banche moltiplicano i soldi creando ciò che non esiste, strutturando prodotti obsoleti. I segnali d&#8217;allarme c&#8217;erano. Tra il 2000 e il 2011 i debiti pubblici degli stati sono raddoppiati, sono aumentati del 50% dal 2007 al 2011 per 54 mila miliardi di dollari, in gran parte (84%) nei paesi industrializzati. Ora i nodi sono venuti al pettine, c&#8217;è uno scollamento assoluto tra finanza e economia reale».</p>
<p style="text-align: justify">Uscire dalla paralisi è difficile perché, spiega Emilio Barone, docente di Economia del mercato mobiliare «C&#8217;è una crisi di fiducia, non si crede che le promesse verranno mantenute. La crisi è stata creata nel 2008 da persone a capo della finanza mondiale che non hanno saputo prendere le decisioni giuste».</p>
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		<title>Novità estive sci-fi e fantasy in tv</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Tante nuove fiction, ma per trovarle bisogna cercare bene tra i canali digitali e satellitari Per chi desidera qualcosa di nuovo da vedere in prima e seconda serata arrivano in soccorso i nuovi canali digitali “free” della Rai e il satellitare Sky a pagamento. Da domani ogni giovedì alle 21.10 su Rai4, doppio appuntamento in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Tante nuove fiction, ma per trovarle bisogna cercare bene tra i canali digitali e satellitari</strong></p>
<p style="text-align: justify">Per chi desidera qualcosa di nuovo da vedere in prima e seconda serata arrivano in soccorso i nuovi canali digitali “free” della Rai e il satellitare Sky a pagamento. Da domani ogni giovedì alle 21.10 su Rai4, doppio appuntamento in prima visione con <em>Alphas</em>, la nuova serie di Syfy Channel che mischia police procedural e fantascienza supereroica e, a seguire, sempre in prima visione i nuovi episodi di <em>Misfits</em>. Sky invece propone il venerdì dieci puntate nuove di zecca dell’epico <em>Trono di Spade</em>, più crudele che mai, che ha spopolato negli Usa.</p>
<p style="text-align: justify">Dalla collaudata penna di Zak Penn e Michael Karnow (autori di soggetti e sceneggiature di numerose trasposizioni cinematografiche da fumetti Marvel, tra cui la saga degli X-Men, Elektra, L&#8217;incredibile Hulk e il recentissimo The Avengers) sono nati  i cinque protagonisti di <em>Alphas</em>. Persone apparentemente comuni, ma dotate di straordinarie abilità psicofisiche e perciò reclutate dal Pentagono per creare una squadra investigativa segreta, sotto la guida del neuropsichiatra Lee Rosen (David Strathairn, già coppa Volpi alla Mostra di Venezia per <em>Good Night, and Good Luck</em>).</p>
<p style="text-align: justify">Ma non basta. Rai4 rafforza anche la seconda serata, con due episodi a puntata in prima visione della terza stagione di <em>Misfits</em>, il colorito mix di dramma generazionale, avventura fantastica e black humor, ideato e prodotto da Howard Overman per il network britannico E4. Anche qui cinque protagonisti: tre ragazzi e due ragazze condannati per reati minori a svolgere servizi socialmente utili, vengono trasformati da una strana tempesta magnetica in supereroi per caso. Tra i due episodi andrà in onda il ‘webisode Erazer’, un cortometraggio legato alla linea narrativa della serie realizzato per la promozione via internet.</p>
<p style="text-align: justify">Supereffetti speciali per le suggestive battaglie medievali senza esclusione di colpi per la conquista del <em>Trono di spade</em>, il venerdì alle 21.10 su Sky Cinema 1HD con la seconda stagione della pluripremiata serie di Hbo tratta dai best seller di George R. R. Martin. Cinque re per un solo trono che si sfidano con mezzi leciti e illeciti per il potere. La guerra è iniziata a Westeros e non solo sui campi di battaglia. Alle tre fazioni dei Lannister, Baratheon e Targaryen, se ne aggiungono di nuove e più agguerrite. Tra nuovi personaggi, alleanze che si consolidano e si spezzano, i protagonisti mettono sul piatto tutte le loro ambizioni e accantonano ogni scrupolo. Nella terra in cui l&#8217;estate e l&#8217;inverno possono durare anni, la posta in gioco si fa più alta e la lotta domina il lungo viaggio tra paesaggi indimenticabili. L&#8217;Islanda ha reso perfettamente l&#8217;atmosfera del Grande Nord, la citta&#8217; di Dubrovnik in Croazia si è rivelata il set ideale in cui ricreare la capitale dei Sette Regni.</p>
<p style="text-align: justify">Definita dalla stampa americana &#8221;una serie maestosa, tonante, selvaggia e affascinante&#8221;, ha conquistato milioni di spettatori, due Emmy e un Golden Globe, con Peter Dinklage premiato due volte per il ruolo di Tyrion Lannister. La febbre per il <em>Trono di spade</em> è in costante crescita sui social media e sul web. Ma non solo. Al Toronto Film Festival è stata allestita una mostra dei costumi di scena della serie mentre legioni di appassionati hanno fatto la fila fuori dai set per essere arruolati come comparse. Persino i creatori dei Simpson sono stati contagiati dalla mania, e hanno voluto rendere omaggio alla serie con una personale rivisitazione della sigla d&#8217;apertura.</p>
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		<title>Magalli rispolvera i &#8220;Giochi senza frontiere&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 04:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo game-show in prova per tre puntate da venerdì 18 maggio «Stavolta mi gioco la nonna, e la carriera». Lo dice scherzando Giancarlo Magalli che dopo una decina d’anni si rimette in gioco su Rai1, la rete ammiraglia dalla quale agli inizi degli anni Settanta è partita la sua carriera di autore e conduttore. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Un nuovo game-show in prova per tre puntate da venerdì 18 maggio</strong></p>
<p style="text-align: justify">«Stavolta mi gioco la nonna, e la carriera». Lo dice scherzando Giancarlo Magalli che dopo una decina d’anni si rimette in gioco su Rai1, la rete ammiraglia dalla quale agli inizi degli anni Settanta è partita la sua carriera di autore e conduttore. E lo fa puntando sul game show <em>Mi gioco la nonna</em>, in onda da venerdì 18 maggio in prima serata sulla rete ammiraglia. La seconda rete coi <em>Fatti vostri</em> da anni l’ha sdoganato da “omino dei giochi”, ma era tanta la nostalgia della prima serata che, per non fallire il bersaglio, Magalli ha rispolverato l’esperienza maturata negli anni ’70 come organizzatore dei mitici <em>Giochi senza frontiere</em> dai quali ha attinto spunti per i goliardici, agguerriti combattimenti tra le due famiglie che si sfideranno per conquistare il montepremi.</p>
<p style="text-align: justify">Non cifre da capogiro, visti i tempi di magra, ma comunque un bel gruzzoletto per chi supererà tutte le prove di abilità fisica e culturale. La nonna è la novità rispetto al format tedesco <em>Family Showdown</em> dal quale è tratto il programma, per ora in onda solo per tre puntate (il 18, 25 e 30 maggio) dirette da Roberto Croce dal mega studio Mecenate 2000 di Milano che lo scenografo Riccardo Bocchini ha reso luminoso e multicolore. Non mancheranno due sfavillanti “postine”, Debora Salvalaggio e Elisa Silvestrin, inviate a stanare i concorrenti dalle loro case per trascinarli sul set.</p>
<p style="text-align: justify">«Un game puro non si faceva in prima serata da allora. Ho pure rispolverato una giacca anni &#8217;70 – scherza Magalli -. Puro perché non ci sono Vip, cantanti, comici, giurie e neppure il televoto. Un programma pulito, divertente, non volgare, fatto da gente normale che vuole divertirsi e magari portare a casa qualche soldino. La nonna sarà una sorta di jolly, che i concorrenti potranno giocare al momento opportuno e che farà salire il montepremi».</p>
<p style="text-align: justify">Sette sfide a puntata, partendo da un tapis roulant sul quale il concorrente dovrà rispondere in corsa ad alcune domande e chiudendo con una sorta di “pentolaccia” che lo vedrà, bendato, colpire e rompere cinque porcellini. Un gioco che piacerà ai bambini, assicura Magalli. E se supererà questa fase sperimentale pre-estiva (come lo show di Conti con i sosia) potrebbe anche tornare in autunno con nuove puntate.</p>
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		<title>MashRome Film Festival</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sperati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 6 al 9 giugno presso la Casa dell&#8217;Architettura di Roma La Rete e le tecnologie open source stanno rendendo possibile una nuova rivoluzione industriale che vede protagonisti i creativi digitali, impegnati a generare nuovi linguaggi, nuove espressioni artistiche, nuovi modelli di business. Il web è una realtà complessa, un’opportunità all’interno della quale il cinema e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 6 al 9 giugno presso la Casa dell&#8217;Architettura di Roma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Rete e le tecnologie <em>open source</em> stanno rendendo possibile una nuova rivoluzione industriale che vede protagonisti i creativi digitali, impegnati a generare nuovi linguaggi, nuove espressioni artistiche, nuovi modelli di business. Il web è una realtà complessa, un’opportunità all’interno della quale il cinema e le altre arti trovano nuove possibilità di espressione e di crescita. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’evoluzione delle piattaforme di diffusione sta cambiando i linguaggi artistici e creativi. La combinazione delle risorse digitali (testi, foto, disegni, registrazioni audio e/o video, ecc.) e la distribuzione multicanale dei prodotti agli utenti spesso comporta la trasformazione dei lettori/spettatori in produttori interattivi di contenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">MashRome Film Fest si propone di navigare in questo universo ricco di novità alla ricerca di prodotti audiovisivi di qualità da condividere con il grande pubblico: un cinema aperto, senza frontiere e senza limiti, un cinema che attraversa le diverse arti contaminandole ed ibridandole attraverso una moltitudine di sguardi e di nuove prospettive. Si tratta di un osservatorio critico, un laboratorio in cui dare spazio ad una stimolante varietà di interessi, collegare nuovi fenomeni e metodi, porre attenzione ad autori, movimenti culturali ed artistici in ogni parte del mondo. Un luogo &#8220;reale&#8221; che valorizza le nuove forme di sperimentazione e contaminazione e le rende riconoscibili e fruibili al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Noto ai più nel settore cinema/arte contemporanea/ musica, il &#8220;mash up&#8221; è una tecnica ancora poco conosciuta in Italia, non quanto meriterebbe, per lo meno. Per questo stimolante motivo, Alessandra Lo Russo e Mariangela Matarozzo hanno ideato la scorsa estate dopo un lungo viaggio in Europa alla ricerca di un vero e proprio festival innovativo, il primo festival in Italia dedicato al mash up che aprirà i battenti il 6 Giugno 2012 a Roma presso la splendida location dell’Acquario Romano &#8211; Casa dell’Architettura.</p>
<p style="text-align: justify;">«Abbiamo creato un festival &#8211; dice il direttore artistico Alessandra Lo Russo &#8211; che si affaccia ad una realtà che in Italia ancora non ha trovato la sua collocazione. Ma il terreno fertile c’è: lo dimostrano gli oltre trecento lavori mash up che abbiamo ricevuto da autori provenienti da tutto il mondo». «Essere complementari ci ha portato &#8211; sottolinea Mariangela Matarozzo, managing director e co-fondatrice del festival<strong> &#8211; </strong>a trovare l’idea giusta nel momento giusto<em>.</em> Ben presto<strong> </strong>abbiamo costruito un Network di livello internazionale con molti prestigiosi festival nostri Partner culturali: dal RE/Mixed Media Festival di New York all’European Independent Film Festival (ECU) di Parigi,  al Mashup Festival di Tirana, passando per il Nisi Masa, una realtà formata da giovani di 26 di ventisei Paesi della comunità europea; la loro adesione  conferma il valore del nostro lavoro e la passione e dedizione che infondiamo».</p>
<p style="text-align: justify;">Il Festival vuole scoprire nuovi autori che, attraverso la contaminazione e la sperimentazione di generi e di stili, interpretino le tendenze dell’espressione artistica contemporanea. In tre mesi dal lancio del sito (<a href="http://www.mashrome.org">www.mashrome.org</a>)<strong>,</strong> il Festival ha oltre venti partner tra festival e organizzazioni di cinema in tutto il mondo, ha ricevuto oltre quattrocento opere mash up di autori internazionali e vanta contest organizzati in collaborazione con le realtà più interessanti dell’arte metropolitana e all’avanguardia sulle tematiche del crowdsourcing, crossmedialità, cinema collettivo e collaborativo, nuove possibili modalità di produzione e distribuzione di opere audiovisive.</p>
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		<title>È &#8220;Dark Shadows&#8221; il più visto tra le tante nuove uscite</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono più di una dozzina, e per ogni gusto, le pellicole in sala da questa settimana Con Tutti i nostri desideri dell&#8217;acclamato regista di  Welcome Philippe Loiret (già da noi recensito nei giorni scorsi) ai primi posti segnaliamo il tenero e ruvido Sister (Orso d’Argento a Berlino) della svizzera Erica Meyer (discepola dei Dardenne) che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Sono più di una dozzina, e per ogni gusto, le pellicole in sala da questa settimana</strong></p>
<p style="text-align: justify">Con <em>Tutti i nostri desideri</em> dell&#8217;acclamato regista di  <em>Welcome</em> Philippe Loiret (già da noi recensito nei giorni scorsi) ai primi posti segnaliamo il tenero e ruvido <em>Sister</em> (Orso d’Argento a Berlino) della svizzera Erica Meyer (discepola dei Dardenne) che mischia con abilità e poesia il tormentato e morboso rapporto tra un ragazzino e la squinternata sorella maggiore, con l’ipocrisia del mondo che ruota intorno a una ricca stazione sciistica svizzera. Il giovane protagonista fugge ogni giorno dalla squallida quotidianità di una vita senza lusso e con poco amore, per salire nel “paradiso” dei ricchi, dove per sbarcare il lunario e far colpo sulla disincantata e distratta sorella, si dedica al furto con destrezza di pregiati sci e costosi accessori.</p>
<p style="text-align: justify">Di tono decisamente più leggero, divertente e garbata la commedia nostrana <em>100 metri dal Paradiso</em> di Raffaele Virzillo, che ruota intorno alla folle idea di un monsignore (fissato nel cercare nuovi e più moderni modi per far comunicare la chiesa con la gente) che vuole creare la Nazionale del Vaticano per far partecipare il figlio di un suo caro amico, promessa dell’atletica, alle Olimpiadi di Londra 2012.</p>
<p style="text-align: justify">Profondamente poetico anche il desolato <em>Silent Souls</em> del russo Aleksei Fedorchenko. Un &#8220;on the road col morto&#8221; che ci rende partecipi dei suggestivi rituali funebri, a noi sconosciuti, dell&#8217;antica cultura Merjia cui il fedelissimo Miron si atterrà per dare l’estremo saluto alla propria amata.</p>
<p style="text-align: justify">Rispecchiano invece l’attualità il film-inchiesta di Luca Merloni <em>Disoccupato in affitto</em> e <em>Workers &#8211; Pronti a tutto</em> di Lorenzo Vignolo, instant-movie sulla crisi, che illumina l’universo dei precari pronti a resistere. Anche il protagonista di <em>Isole</em> di Stefano Chiantini (Ivan Franek) è in disperata caccia di un impiego e in suo soccorso arriva una giovane donna (Asia Argento) diventata muta dopo un grave lutto familiare. <em>Il richiamo</em> di Stefano Pasetto con Sandra Ceccarelli e Francesca Inaudi, racconta invece una love-story tutta al femminile. Non manca il richiamo alla guerra in Afghanistan in <em>Special Forces &#8211; Liberate l&#8217;ostaggio</em> di Stephan Rybojad, raro esempio di war-movie francese, con Diane Kruger e Djimon Hounsou.</p>
<p style="text-align: justify">Sul fronte del fantasy le pellicole <em>Chronicle</em>, diretta da Josh Tank e <em>Akira</em>. Da segnalare anche il documentario collettivo <em>Napoli 24</em> firmato da 24 registi (tra cui Sorrentino) che raccontano, ciascuno in tre minuti, una città in movimento, inesorabilmente viva. Ma il più atteso è stato l’assai gustoso e ironico <em>Dark Shadows</em> di Tim Burton, tratto da una soap opera horror della ABC andata in onda tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70, con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer ed Eva Green. Ambientato nella seconda metà del Settecento racconta la storia dei coniugi Collins col giovane figlio Barnabas (Depp) che salpano da Liverpool per iniziare una nuova vita in America. Venti anni dopo Barnabas,  diventato padrone della città di Collinsport nel Maine, spezza il cuore di Angelique, una vera strega bella e perfida (l’ex Bond girl Eva Green) che lo trasforma in vampiro e lo seppelisce vivo. Due secoli dopo la sua bara viene casualmente dissotterrata e Barnabas torna alla vita, nel 1972, in un mondo decisamente cambiato. A Collinwood Manor, la sua grande e ormai decaduta magione, conoscerà i suoi sconclusionati discendenti, ognuno con i propri oscuri segreti.</p>
<p style="text-align: justify">Tre anni fa Johnny Depp ha acquistato i diritti della serie e l&#8217;ha consegnata a Tim Burton che ha trasformato la storia in una fantacommedia gotica, a metà tra la Famiglia Addams e il <em>Dracula</em> di Coppola, con divertenti gag e trovate geniali. «Siamo negli anni &#8217;70, un&#8217;epoca strana &#8211; spiega Tim Burton -, di passaggio generazionale e surreale. Per me e per Johnny un periodo di transizione dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. A distanza di più di vent&#8217;anni dal nostro primo set (<em>Edward mani di forbice</em>), continuo a  pensare che ci sia qualcosa di speciale in lui, riesce ancora a stupirmi». Il film, distribuito in Italia da Warnes Bros., deve al musicista Danny Elfman la perfetta colonna sonora tutta con musica anni Settanta.</p>
<p style="text-align: justify">Tornato dalle tenebre, Barnabas ha un chiodo fisso: restaurare l&#8217;antica gloria dei Collins, con il supporto dalla “matriarca” Elizabeth, nei cui cinici panni si cala alla perfezione Michelle Pfeiffer, da piccola anche lei fan della serie tv. «Correvo a casa da scuola per non perdere una puntata &#8211; ricorda -. Era una serie completamente diversa dalle altre, faceva paura anche se veniva trasmessa di giorno. Tim ha fatto un ottimo lavoro, un omaggio alla serie con la sua visione e molta ironia». Ottima l’interpretazione di Chloe Moretz (la figlia adolescente di Elizabeth), la quindicenne prodigio ormai star dei film horror, orgogliosa di esser stata scelta da Burton per la parte e di aver lavorato a fianco di Depp: «Sono persone meravigliose e generose &#8211; sostiene &#8211; mi hanno incoraggiata tantissimo. Quanto alla mia inclinazione cinematografica, mi piacciono le sfide e i miei genitori mi aiutano molto».</p>
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		<title>Una famiglia di grande successo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Campanella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vittoria di share per la fiction di RaiUno contro la tragedia del Titanic Potrebbe stupire il successo di una serie televisiva incentrata sulle vicende dell&#8217;ennesima famiglia italiana alle prese con tutte le difficoltà possibili e immaginabili, in confronto al grandioso racconto sulla messa a punto del Titanic. Eppure gli ascolti registrati da Una grande famiglia (una media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Vittoria di share per la fiction di RaiUno contro la tragedia del Titanic</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe stupire il successo di una serie televisiva incentrata sulle vicende dell&#8217;ennesima famiglia italiana alle prese con tutte le difficoltà possibili e immaginabili, in confronto al grandioso racconto sulla messa a punto del <em>Titanic</em>. Eppure gli ascolti registrati da <em>Una grande famiglia</em> (una media del 25% di share in tutte le sue sei puntate) e da <em>Titanic – Nascita di una Leggenda</em>, (una media di appena il 13% di share negli episodi finora andati in onda), entrambe fiction di recente programmazione su Rai 1, parlano chiaro. Sembra proprio che i telespettatori prediligano la realtà di un&#8217;odierna storia familiare al mito dell&#8217;imponente transatlantico costruito a Belfast, nei cantieri dell&#8217;Harland, durante i primi del &#8217;900 e tragicamente affondato nel corso del suo viaggio inaugurale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sembrerebbe illogico ipotizzare che tale schiacciante preferenza sia, probabilmente, da attribuire all&#8217;insofferenza di un pubblico ormai stanco di vedersi riproporre continuamente il più grave disastro mai avvenuto nella storia della marina. In infetti, negli ultimi tempi, in occasione della ricorrenza dei cent&#8217;anni dal giorno della tragedia, tra il ritorno al cinema in versione 3D della pellicola di James Cameron ed uno <em>Speciale Ulisse</em> curato da Piero e Alberto Angela sull&#8217;argomento, di certo, quello del Titanic sembra essere un tema usurato. Sta di fatto, in ogni caso, che il <em>family-drama</em> di Riccardo Milani risulta, agli occhi del grande pubblico, di più rapida presa e facile immedesimazione, rispetto al pretenzioso ed elaborato sceneggiato in costume di Ciaran Donnelly, peraltro dai faraonici costi di produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente un cast vincente, come quello composto da Stefania Sandrelli, Alessandro Gassman, Stefania Rocca e Gianni Cavina, non è stato ininfluente sulla calorosa accoglienza riscossa. Tuttavia rimane fuori discussione che il punto di forza di questa fortunata serie appena conclusasi risieda nella sua grande capacità di scandagliare, attraverso tutte le problematiche dei Rengoni, quelle tipiche di ogni famiglia, passandole meticolosamente in rassegna l&#8217;una dopo l&#8217;altra. Così da proporre, puntata dopo puntata, un&#8217;accurata analisi di temi semplici, eppure sempre attuali come la vita, la morte, l’amore, il tradimento, le menzogne, i segreti, i dissapori, il rapporto con la religione e l’omosessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò sullo sfondo di un periodo particolarmente difficile per l&#8217;ormai conosciuta dinastia di industriali brianzoli che, dopo aver perso per una tragica fatalità il primogenito Edoardo, si ritrova a far fronte a debiti e ipoteche per salvare la sua azienda. Un dramma che riflette quello dei tempi e che attrae, quindi, inesorabilmente l&#8217;attenzione degli italiani i quali, non solo si rispecchiano in quei problemi più grandi di loro ma addirittura si sentono consolati e rincuorati, paragonandoli ai propri. Restando al contempo consapevoli che, nei momenti critici e non, l&#8217;unica certezza a cui potersi aggrappare resta sempre e comunque proprio la famiglia, il «luogo dove tutto accade», che «custodisce le nostre verità e nasconde i nostri segreti» e «dove si impara l’amore che sopravvive a tutto».</p>
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		<title>&#8216;Tutti i nostri desideri&#8217; di buon cinema&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 06:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo delizioso film di Philippe Loiret, in sala dall&#8217;11 maggio Il cinema francese segna un altro goal. Torna a regalare emozioni con il film Tutti i nostri desideri di Philippe Lioret, splendidamente interpretato da Marie Gillain e Vincent Lindon. «È una storia sulla pluralità dell’amore» spiega il regista di Welcome (premiato a Berlino nel 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Il nuovo delizioso film di Philippe Loiret, in sala dall&#8217;11 maggio</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il cinema francese segna un altro goal. Torna a regalare emozioni con il film <em>Tutti i nostri desideri</em> di Philippe Lioret, splendidamente interpretato da Marie Gillain e Vincent Lindon. «È una storia sulla pluralità dell’amore» spiega il regista di <em>Welcome</em> (premiato a Berlino nel 2008 e dieci candidature ai Cesar) che ha preso liberamente spunto dal romanzo di Emmanuel Carrere <em>Vite che non sono la mia</em> conservandone lo spirito e parte della storia: due giudici fuori dal coro, gli abusi delle finanziarie, l’indebitamento che con la crisi sta schiacciando un sempre maggior numero di persone, una grave malattia vissuta eroicamente.</p>
<p style="text-align: justify">«Nei mie film c&#8217;è sempre un incontro che ci aiuta a superare noi stessi &#8211; dice Lioret -. Questo mostra due persone che si uniscono contro l’assurdità del mondo e che, nell’urgenza, fanno muovere le cose». Si è chiesto cosa siamo disposti a fare e fino a dove siamo pronti ad arrivare quando si verifica una situazione estrema imprevista. «Le persone cambiano le loro priorità &#8211; spiega -, tessono legami che non avrebbero mai immaginato, spesso superano se stesse».</p>
<p style="text-align: justify">Il film mette sotto accusa gli abusi di certe finanziarie che offrono cinicamente credito al consumo per “soddisfare ogni vostro desiderio” (da qui il titolo del film), che spingono persone con redditi modesti nella trappola dei soldi facili e che poi finiscono schiacciate dai perversi ingranaggi dell’insolvenza per via dei tassi d’interesse proibitivi. È quanto accade a Celine (Amandine Dewasmes) giovane mamma di una compagna di classe della figlia di Claire (Gillain), battagliera magistrato di Lione che un giorno se la ritrova davanti in tribunale, strozzata dai debiti.</p>
<p style="text-align: justify">Una sorta di vicenda autobiografica, che spingerà la giudice ad avviare una personale battaglia contro le derive del credito al consumo in cui coinvolgerà il collega Stéphane (Lindon), giudice esperto e disincantato, sensibile al problema. «Una storia di una forza, di una violenza e di una tenerezza infinite &#8211; spiega l’attore -. Lioret affronta le tematiche sociali, parlando al cuore invece che alla testa. E quando tocca il cuore, affonda». Il film, presentato alle Giornate degli autori a Venezia, cattura decisamente la mente e l’anima dello spettatore.</p>
<p style="text-align: justify">Lindon, grazie alla profonda intesa col regista, ha retto bene la fatica di undici settimane di riprese e la complessità del suo ruolo: «Stéphane sarà per Claire ben più di un collega esperto cui affidarsi &#8211; racconta -. Tra i due nasce un legame profondo basato sulla stima e sul desiderio condiviso di rendere il mondo più giusto». Un ruolo che ha una certa continuità col suo personaggio di Simon del film <em>Welcome</em>, sempre di Lioret. «Anche questa &#8211; ammette Lindon &#8211; è la storia di alcuni individui che fanno qualcosa per qualcuno, in un modo o nell&#8217;altro entrambi i film raccontano il riscatto di un uomo disincantato che ritrova l&#8217;ardore incontrando un&#8217;altra persona. Qui grazie a Claire lui ritrova il gusto per la lotta».</p>
<p style="text-align: justify">Marie Gillain per interpretare Claire ha frequentato i tribunali e giudici che si occupano di persone disperate, in preda all&#8217;ansia, mettendosi nei loro panni. «Claire fa di tutto per lasciare dietro di sé qualcosa di valido, che sia utile alle persone che ama. La sua energia e la sua vitalità nel far muovere le cose sono più forti di tutto il resto». Si è ispirata, racconta, a una frase di sua madre: «Chi non ha voglia di far nulla trova una scusa, chi ha voglia di fare una cosa trova un mezzo».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Premi David di Donatello 2012</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/premi-david-di-donatello-2012.html</link>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 17:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Sperati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati assegnati, dall&#8217;Accademia del Cinema Italiano,  i premi David di Donatello e a trionfare sono stati i fratelli Taviani con il film Cesare deve morire. I fratelli registi hanno ricevuto due statuette, per miglior film e regia. Ecco tutti gli altri premiati: MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE FRANCESCO BRUNI PER IL FILM ‘SCIALLA!’ MIGLIORE SCENEGGIATURA PAOLO SORRENTINO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati assegnati, dall&#8217;Accademia del Cinema Italiano,  i premi David di Donatello e a trionfare sono stati i fratelli Taviani con il film <em>Cesare deve morire.</em> I fratelli registi hanno ricevuto due statuette, per miglior film e regia.</p>
<p>Ecco tutti gli altri premiati:</p>
<p><strong>MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE</strong></p>
<p>FRANCESCO BRUNI PER IL FILM ‘SCIALLA!’</p>
<p><strong>MIGLIORE SCENEGGIATURA</strong></p>
<p>PAOLO SORRENTINO E UMBERTO CONTARELLO PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE PRODUTTORE</strong></p>
<p>GRAZIA VOLPI PER KAOS CINEMATOGRAFICA, IN ASSOCIAZIONE CON STEMAL ENTERTAINMENT, LE TALEE, ASSOCIAZIONE CULTURALE LA RIBALTA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA PER IL FILM ‘CESARE DEVE MORIRE’</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA</strong></p>
<p>ZHAO TAO PER IL FILM ‘IO SONO LI’</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA</strong></p>
<p>MICHEL PICCOLI PER IL FILM ‘HABEMUS PAPAM’</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA</strong></p>
<p>MICHELA CESCON PER IL FILM ‘ROMANZO DI UNA STRAGE’</p>
<p><strong>MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA</strong></p>
<p>PIERFRANCESCO FAVINO PER IL FILM ‘ROMANZO DI UNA STRAGE’</p>
<p><strong>MIGLIORE DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA</strong></p>
<p>LUCA BIGAZZI PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE MUSICISTA</strong></p>
<p>DAVID BYRNE PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE CANZONE ORIGINALE </strong></p>
<p>‘IF IT FALLS, IT FALLS’ MUSICA DI DAVID BYRNE, TESTI DI WILL OLDHAM, INTERPRETATA DA MICHAEL BRUNNOCK PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE SCENOGRAFO</strong></p>
<p>PAOLA BIZZARRI PER IL FILM ‘HABEMUS PAPAM’</p>
<p><strong>MIGLIORE COSTUMISTA</strong></p>
<p>LINA NERLI TAVIANI PER IL FILM ‘HABEMUS PAPAM’</p>
<p><strong>MIGLIORE TRUCCATORE</strong></p>
<p>LUISA ABEL PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE ACCONCIATORE</strong></p>
<p>KIM SANTANTONIO PER IL FILM ‘THIS MUST BE THE PLACE’</p>
<p><strong>MIGLIORE MONTATORE</strong></p>
<p>ROBERTO PERPIGNANI PER IL FILM ‘CESARE DEVE MORIRE’</p>
<p><strong>MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA</strong></p>
<p>BENITO ALCHIMEDE E BRANDO MOSCA PER IL FILM ‘CESARE DEVE MORIRE’</p>
<p><strong>MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI</strong></p>
<p>STEFANO MARINONI E PAOLA TRISOGLIO PER IL FILM ‘ROMANZO DI UNA STRAGE’</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA</strong></p>
<p>‘QUASI AMICI’ DI OLIVIER NAKACHE E ERIC TOLEDANO (MEDUSA FILM)</p>
<p><strong>MIGLIOR FILM STRANIERO</strong></p>
<p>‘UNA SEPARAZIONE’ DI<em> </em>ASGHAR FARHADI (SACHER DISTRIBUZIONE)</p>
<p><strong>DAVID GIOVANI</strong></p>
<p>‘SCIALLA!’ DI FRANCESCO BRUNI</p>
<p><strong>MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO</strong></p>
<p>‘TAHRIR LIBERATION SQUARE’ DI STEFANO SAVONA</p>
<p><strong>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO</strong></p>
<p>‘DELL’AMMAZZARE IL MAIALE’ DI SIMONE MASSI</p>
<p><strong>DAVID SPECIALE 2012</strong></p>
<p>LILIANA CAVANI</p>
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		<title>Il teatro cerca fortuna sottoterra</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 06:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Le originali iniziative di Itis Galileo e Balenablanca I laboratori abruzzesi del Gran Sasso, le grotte marchigiane di Frasassi, i Sassi di Matera. Il Teatro trattato con sufficienza dai nostri governanti, ha deciso di andare a cercare altre ambientazioni. Ad aprire le scene underground il 22 aprile scorso (con replica il 29 aprile) le Grotte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Le originali iniziative di Itis Galileo e Balenablanca</strong></p>
<p style="text-align: justify">I laboratori abruzzesi del Gran Sasso, le grotte marchigiane di Frasassi, i Sassi di Matera. Il Teatro trattato con sufficienza dai nostri governanti, ha deciso di andare a cercare altre ambientazioni. Ad aprire le scene <em>underground</em> il 22 aprile scorso (con replica il 29 aprile) le Grotte di Frasassi, nel Comune di Genga, a pochi chilometri da Fabriano (AN) con <em>Le notti bianche</em>, uno dei capolavori di Fedor Dostoevskij, diretto dal maestro Henning Brockhaus e interpretato da Lucia Bendia e Francesco Bonomo, che unisce la magia del teatro all&#8217;emozione di uno scenario unico al mondo, riservato a soli 300 spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Le Grotte di Frasassi, con i loro 30 Km di intrecci di cunicoli e caverne su differenti livelli geologici, caratterizzati da enormi e suggestivi stalattiti e stalagmiti, rappresentano uno spettacolo unico in natura. Il gioco dei riflessi nell’acqua, le luci irreali e la sospensione delle coordinate spazio temporali, sono risultate ideali per l’opera di Dostoevskij ambientata a San Pietroburgo dove in certi periodi dell&#8217;anno il sole tramonta dopo le 22. In questo luogo metafisico gli spettatori seguono le vicende dei due protagonisti nei diversi &#8220;luoghi&#8221;  delle grotte, si spostano insieme agli attori nel ventre della Terra seguendo da vicino i dialoghi e i vari &#8220;cambi scena&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Il 25 aprile Marco Paolini ha fatto accendere per la prima volta le telecamere televisive nei laboratori sotterranei dell&#8217;Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso, per far conoscere ai 45 ricercatori presenti (il numero massimo previsto nei sotterranei dell&#8217;INFN) e ai quasi due milioni di telespettatori di La7 il suo <em>ITIS Galileo</em>. Nella Sala centrale dei Laboratori, in un&#8217;atmosfera alla <em>Blade Runner</em>, con dietro il palcoscenico l&#8217;esperimento <em>Icarus </em>per lo studio, tra l’altro, delle interazioni dei neutrini, Paolini rappresenta Galilei, il rivoluzionario padre della fisica moderna capace di &#8220;Fare le cose più straordinarie della sua vita a partire dalla sconfitta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Paolini spiega le figure di Platone, Aristotele, Tolomeo, le prime scoperte di Galileo, la costruzione del cannocchiale, con riferimenti a Keplero, Giordano Bruno, Copernico, a Papa Urbano VIII, l’astronomo, che  invita Galilei in Vaticano, in un crescendo di colpi di scena che porta ad un finale di gioia scandito dal celebre &#8221;eppur si muove&#8221; e da parole di Giordano Bruno, prese come omaggio-orazione funebre per Galilei che non ebbe funerali perché in odore di eresia.</p>
<p style="text-align: justify">Il 29 e 30 aprile sarà la volta dell’opera <em>Balenablanca</em> che l’attore Massimo Lanzetta porterà nella &#8221;Casa Cava&#8221; dei rioni Sassi di Matera che, come il ventre della balena Moby Dick del romanzo di Melville, sarà adattata per accogliere un&#8217;opera teatrale alla ricerca dell&#8217;anima e dell&#8217;esperienza dell&#8217;uomo tra i flutti della vita. Con l&#8217;apporto di artisti locali che lo affiancheranno, del supporto musicale delle giovani sassofoniste del Conservatorio &#8220;Egidio Romualdo Duni&#8221; e di quadri policromi in movimento che introdurranno gli spettatori nel ventre della balena, Lanzetta ripercorrerà la sofferenza e il coraggio del Capitano Achab nella sfida lacerante con la &#8220;Balena&#8221;. Il lavoro, che si contraddistingue per l&#8217;originalità interpretativa e per l&#8217;ambientazione, ha consentito di attivare il recupero della Casa Cava per la produzione di attività culturali.</p>
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		<title>The Rum Diary &#8211; Cronache di una passione</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;omaggio di Depp all&#8217;amico Hunter Thompson Johnny Depp torna sugli schermi con The Rum Diary – cronache di una passione diretto da Bruce Robinson (nelle sale dal 24 aprile con 01 Distribution) per rendere omaggio al suo amico scrittore Hunter S. Thomson, conosciuto come l’inventore del “gonzo journalism”, scomparso nel 2005. Appena lasciata l’Air Force e dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>L&#8217;omaggio di Depp all&#8217;amico Hunter Thompson</strong></p>
<p style="text-align: justify">Johnny Depp torna sugli schermi con <em>The Rum Diary – cronache di una passione</em> diretto da Bruce Robinson (nelle sale dal 24 aprile con 01 Distribution) per rendere omaggio al suo amico scrittore Hunter S. Thomson, conosciuto come l’inventore del “gonzo journalism”, scomparso nel 2005. Appena lasciata l’Air Force e dopo aver lavorato come fattorino al <em>Time Magazine</em>, nel 1960 Thomson si trasferì a San Juan di Puerto Rico dove scrisse per la rivista <em>El Sportivo</em>, che però chiuse presto le pubblicazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Cercò senza successo di farsi assumere al <em>San Juan Star</em>. Le persone che conobbe e le esperienze che visse a Puerto Rico lo spinsero a scrivere <em>The Rum Diary</em>, ma il libro non venne mai pubblicato. Solo negli anni ’90 Johnny Depp, molto legato a Hunter, scoprì casualmente il manoscritto durante una visita fatta all’amico nella sua casa di Woody Creek. Quella notte stessa i due decisero di pubblicare il romanzo e di farne un film. Depp convinse poi Bruce Robinson, regista di <em>Shakespeare a colazione</em>, a scrivere la sceneggiatura e a dirigere il film. La loro versione di <em>The Rum Diary </em>è un atto di affetto e un tributo intelligente a Thompson.</p>
<p style="text-align: justify">Il film  racconta la storia di Paul Kemp (Johnny Depp), un giornalista freelance bevitore a tempo pieno che si trasferisce a Puerto Rico per scrivere sul <em>The San Juan Star</em>, un quotidiano locale sull’orlo del fallimento. Al giornale Kemp incontra il fotografo Sala (Michael Rispoli) e i due diventano compagni di stanza e di sbronze. S’invaghisce della donna di un uomo d’affari ricco e corrotto, che lo salva dalla prigione e lo invita a scrivere articoli per sostenere i suoi progetti di speculazione edilizia. Gli presta donna e auto fiammante con la quale Paul scorrazza per quei paesaggi paradisiaci che vorrebbero trasformare in lussuoso villaggio turistico, spodestando gli abitanti locali. Dopo una notte di bagordi, tra droga e alcol, Paul si siede a scrivere l’articolo in cui denuncia corruzione e avidità.</p>
<p style="text-align: justify">«Sentivo Hunter con me durante le riprese. È stata una bellissima esperienza, sapevo perfettamente cosa avrebbe detto in ogni situazione, perché lo conoscevo molto bene. Se avesse visto il film finito si sarebbe messo a gridare in quel modo che tutti quelli che gli erano amici avevano già sentito, &#8220;Sì, ce l’abbiamo fatta! Fantastico!&#8221; Avrebbe festeggiato. Fondamentalmente il film è un tributo a Hunter, al suo linguaggio, alla sua voce. Sarebbe stato enormemente felice, ne sono sicuro».</p>
<p style="text-align: justify"><em>The Rum Diary</em> era stato dimenticato per anni da Thompson e se non fosse stato per Depp il romanzo non sarebbe mai stato pubblicato. «Mi ci sono imbattuto quasi per caso &#8211; ricorda Depp -. Ero con Hunter nel seminterrato della sua casa di Woody Creek, in quella<strong> </strong>che era chiamata la ‘stanza di guerra’, piena di scatoloni. Non sapevo cosa contenessero, così ho iniziato ad aprirli tutti e ad un certo punto è saltato fuori un manoscritto. Lui ha esclamato, “Oh Gesù, sì, l’ho scritto nel 1959”, ed io ho replicato “Cristo,<strong> </strong>leggiamolo, vediamo di cosa parla”. E così abbiamo iniziato a leggerlo. Hunter ha detto “Forse<strong> </strong>potrei pubblicarlo” e io sono stato d’accordo, “Sì, dovresti pubblicarlo, è magnifico”».</p>
<p style="text-align: justify">Prima ancora che Thompson desse alle stampe il libro, Depp aveva già in mente l’adattamento cinematografico. «Fin da quella (prima) conversazione &#8211; ricorda l’attore &#8211; dopo neppure 20 minuti stavamo già parlando dei diritti del film e di come avremmo potuto produrlo insieme. Bruce Robinson era sempre in qualche modo nella mia mente, l’ho proposto a Hunter e lui mi ha risposto “È perfetto”. Bruce si è allontanato dal libro, ma è quello che voleva fare Hunter, una volta mi disse che avrebbe voluto ambientare la storia a Cuba!».</p>
<p style="text-align: justify">«Ho conosciuto Johnny Depp a Londra circa vent’anni fa, in occasione del mio primo film, <em>Shakespeare a colazione </em>- ricorda Robinson -. In seguito mi ha inviato una copia di <em>The Rum Diary</em> e mi ha chiesto se ero interessato ad adattarlo in una sceneggiatura. Il mio approccio all’adattamento è stato assorbire il libro, poi riscriverlo &#8211; continua il regista &#8211; . In tutta la sceneggiatura ci sono solo tre battute scritte da Hunter. Non ho cercato di copiarlo, non sarebbe stato possibile perché lui è assolutamente unico. Ma fortunatamente ho scritto con il suo linguaggio».</p>
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