La crisi economica che ha investito l’Europa è al centro del film Due giorni, una notte di Jean-Pierre e Luc Dardenne, nelle sale di Roma e Milano dal 13 novembre e dal 20 nel resto d’Italia. Protagonista un’eccellente Marion Cotillard (affiancata da un altrettanto sensibile e efficace Fabrizio Rongione nei panni del marito) che si cala in profondità nei dolorosi panni dell’operaia Sandra, convalescente da una forte depressione e minacciata di licenziamento. Avrà due giorni per convincere i colleghi a rinunciare al lauto bonus offerto dall’azienda in cambio della sua testa. Un film emozionante e un’ altrettanto emozionante interpretazione, tutta giocata sulle sfumature, che toccano nel profondo rendendo credibile questa moderna operaia, fragile e forte, che non può permettersi di perdere lo stipendio ma che comunque capisce la scelta dei colleghi che hanno preferito i mille euro promessi alla salvaguardia del suo posto di lavoro e non li giudica.
Un film tipico dei Dardenne, maestri dell’essenzialità, che trascinano gli attori dentro il personaggio, nel profondo delle sue emozioni, curando al massimo anche i minimi dettagli per dare estrema verità e intensità alle loro opere.

Com’è nato il film?
Parlavamo di questo soggetto da una decina d’anni. La fase di scrittura è stata piuttosto rapida, volevamo che l’azione si sviluppasse in un arco di tempo molto breve, come indica il titolo. L’urgenza imposta dalla scansione temproale doveva riflettersi nel ritmo del film.

Su quale aspetto avete maggiormente puntato?
La cosa più importante era mostrare una persona che viene esclusa perché è considerata debole, non in grado di fornire prestazioni sufficientemente elevate. Il film tesse l’elogio di una donna che ritrova forza e coraggio grazie alla battaglia che decide di condurre con suo marito.

Vi sono giunte voci di analoghi fatti di cronaca?
In Belgio ogni giorno sentiamo parlare dell’ossessione per la prestazione nel lavoro e della violenta istigazione alla competizione tra dipendenti.

Il marito di Sandra ha un ruolo fondamentale
Riesce a convincerla che esiste una possibilità, che è in grado di far cambiare idea ai suoi colleghi. Non volevamo farla apparire come una vittima che stigmatizza i colleghi che le hanno votato contro.

Quindi nessun giudizio sui vari personaggi
Un film non è un tribunale, ciascuno ha validi motivi per dirle sì o no, per nessuno di loro il bonus è un lusso ma una necessità, Sandra lo capisce bene visto che ha le stesse difficoltà economiche.

Come avete scelto Marion Cotillard?
Scegliere un’attrice così famosa è stata per noi un’ulteriore sfida. Marion ha saputo trovare un corpo e un volto nuovi per il film.