“Tutte le cose hanno un inizio e una fine. Per me finisce qui” E’ certo: Vanessa Scalera lascia definitivamente il ruolo di Imma Tataranni. Lo conferma l’attrice pugliese alla presentazione della quinta stagione della popolare fiction che torna dall’8 marzo per quattro domeniche in prima serata su Rai 1. La serie con al centro la stravagante sostituto procuratore di Matera, nata dalla penna di Mariolina Venezia, riparte con l’uscita di personaggi amati come Calogiuri (Alessio Lapice) e il Procuratore capo (Carlo Buccirosso) al cui posto arriva Galliano, un all’apparenza megalomane patito delle riunioni generali quotidiane di lavoro, interpretato da Rocco Papaleo. Imma e il marito Pietro (Massimiliano Gallo) si sono separati, lui lascia il posto fisso per un nuovo rampante incarico ‘futuristico’ privato, facendo infuriare mammà (Dora Romano); mettono in vendita la loro casa, la figlia Valentina (Alice Azzariti) va a vivere in una comune. E Imma è alle prese con cambiamenti, sfide e un’inedita solitudine.
“La serie si rinnova -, spiega il regista Francesco Amato, che elogia l’ottimo lavoro dell’attore new entry Lodo Guenzi nei panni di un genio rampante della new economy -. In un’epoca di arroganza e sopraffazione, il messaggio che portano i nostri film è che bisogna restare uniti, che nessuno si salva da solo”.
La fida assistente di Imma (Barbara Ronchi) è tormentata da un’orticaria psicosomatica, la sfaticata archivista Maria (Monica Dugo) si dà al teatro. Visionando la prima puntata, sembra che all’inizio regni un po’ di confusione e manchi il mordente delle serie precedenti. La ‘fuga’ da questa fiction molto amata di attori di rilievo, sembra forse dettata dal senso di fiacca che accompagna le nuove storie. Un frullato di ingredienti come sentimenti, omicidi, rapporti sociali, che smbra siano stati un po’ logorati dal tempo.
Vanessa non sembra ‘provata’ dal distacco da Imma dopo tanti anni passati insieme nel quale, attrice e personaggio, si sono scambiate alcuni lati del carattere. “Di lei mi è piaciuta la profonda onestà, la serietà, l’attaccamento al lavoro, la Procura è il suo tempio – racconta Scalera -. Dentro Imma ho messo la mia umanità e ho preso la sua irruenza, l’intemperanza, lati che mi appartenevano ma che tenevo a bada, lei li ha fatti esplodere, è stato liberatorio interpretarla”. Gli addii definitivi, come le morti delle persone, sono dolorosi, ammette: “Questo è un dolce saluto, come avviene con i ruoli che porto in teatro per intere stagioni: ho amoreggiato con lei per sette anni, la lascio con un sorriso”.