Un viaggio nella memoria profonda del Friuli, dove il terremoto del ‘76 è una ferita ancora viva nel paesaggio e nelle coscienze. È quello che racconta il film Orcolat di Federico Savonitto, nelle sale dal 2 marzo distribuito da Kublai Film.Narrato dalla voce inconfondibile di Bruno Pizzul, con le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti e di Elisa, il docufilm ripercorre il trauma e la rinascita del Friuli a cinquant’anni dal terribile sisma che lo colpì nel 1976, prima a maggio, poi a settembre. Un viaggio che intreccia mito e realtà, esplorando le teorie sismiche e la leggenda dell’Orcolat, creatura mitologica associata ai terremoti locali, per raccontare la resilienza straordinaria di un popolo capace di rinascere davanti alla tragedia, trasformando il dolore in energia vitale e patrimonio condiviso.
Molte le testimonianze di artisti, sportivi, scrittori e studiosi legati a quel territorio e a quegli avvenimenti, tra cui Dino Zoff, Manuela Di Centa, Fabio Capello, Paolo Rumiz, Ester Kinsky, Davide Toffolo, Tullio Avoledo, tra gli altri che contribuiscono a creare nel documentario un mosaico emotivo e collettivo di quel momento storico che ha segnato in modo indelebile il territorio e la sua gente. “Ho sentito la necessità di costruire un racconto capace di tenere insieme mito e realtà, scienza e leggenda, passato e presente, evitando qualsiasi forma di pacificazione o di retorica commemorativa – spiega il regista-. La scelta di affidare la narrazione a Bruno Pizzul è stata centrale. La sua voce porta con sé un Friuli arcaico, atavico, fatto di misura, oralità e silenzi: un mondo che il sisma del 1976 ha in parte cancellato. Pizzul non è solo un narratore, ma un testimone del tempo, una voce che attraversa il film con una distanza sobria e profonda, capace di evocare ciò che non c’è più e, allo stesso tempo, di restituire il peso della consapevolezza maturata negli anni. Orcolat è, in definitiva, un film sull’ascolto: della terra, delle sue fratture visibili e invisibili, e delle storie che continuano a muoversi sotto la superficie del tempo”.