Il corpo come fine e inizio. Lo dimostra l’emblematico dipinto di Botero che troneggia nella mostra “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth” aperta dal 18 maggio all’11 settembre all’ Art Forum Würth Capena, alle porte di Roma. Una grande collettiva che riunisce oltre 50 opere, realizzate tra il 1888 e il 2020, di una ricca selezione di artisti internazionali, tra i quali Hans (Jean) Arp, Magdalena Abakanowicz, Georg Baselitz, Fernando Botero, Francesco Clemente, Giorgio de Chirico, Jan Fabre, Antony Gormley, Alex Katz, Arnulf Rainer, Marc Quinn e Andy Warhol.
Dipinti, sculture, fotografie, collage e stampe compongono un racconto articolato e corale che attraversa più di un secolo di storia dell’arte, permettendo di osservare come il corpo umano sia diventato specchio, simbolo e misura dei mutamenti culturali e sensibili della modernità. La mostra accosta artisti lontani per epoca, linguaggi e poetiche, creando dialoghi inaspettati e contrasti stimolanti che aprono nuove prospettive sulla rappresentazione della figura umana. All’interno di questa trama visiva, l’esposizione si articola in diverse dimensioni tematiche che mettono in luce il corpo come origine, simbolo, teatro dell’interiorità, gesto e infine idea: una chiave privilegiata per leggere le grandi trasformazioni culturali del Novecento e del nostro presente.
Emergono così visioni in cui il corpo appare come origine e forza vitale. Il femminile, evocato come archetipo della creazione e richiamo a una potenza primordiale e generatrice; il corpo si confronta con la storia: si fa poi luogo di fragilità e tensione, specchio di conflitti interiori e politici, di identità e denuncia.
L’immagine di Adamo ed Eva di Fernando Botero, scelta come simbolo della mostra, esprime in modo emblematico il tema della corporeità come volume, icona e racconto. Le sue forme monumentali, inconfondibili e non convenzionali, evocano il mito della creazione e chiudono idealmente il percorso.