Zalone, emblema di una società senza padri
La messa a fuoco dei guasti contemporanei che creano fratture tra generazioni, riscattati dai buoni sentimenti, sembra ormai al centro della commedia all’italiana, di recente affidata ad attori comici trasformatisi in solidi autori, che fanno ridere e riflettere sui veri valori da recuperare. Dopo l’ottima recente prova cinematografica dell’imprevedibile duo Pio e Amedeo, torna in scena dopo un lustro di silenzio Checco Zalone, con Buen Camino il nuovo film che interpreta e che ha scritto con Gennaro Nunziante che lo dirige, e arriva nei cinema dal 25 dicembre, prodotto da Indiana insieme a Medusa.
Un cammino può cambiarti la vita? La loro commedia, spiegano convinti presentandola a Roma: «Non dà risposte, fa scaturire dubbi. E questo fa crescere». Luca Medici (il vero nome di Zalone) e Nunziante, vicini di casa nel centro di Bari, tornano dopo cinque anni a lavorare insieme sfornando questa commedia esilarante, che fa anche riflettere sul difficile rapporto tra padri e figli. Le battute fulminanti e la storia stravagante cucita dal geniale duo pugliese intorno al cafonissimo protagonista, danno il giusto ritmo e tono comico al film, strappando raffiche di risate alternate a momenti di realismo quasi commovente. Ottima anche la scelta delle due protagoniste femminili: la diciottenne debuttante Letizia Arnò (la figlia Cristal) e la spagnola Beatriz Arjona (una misteriosa ma disponibile compagna di viaggio). Nel cast anche Martina Colombari (la mamma di Cristal), Tarek – Hossein Taheri (l’intransigente compagno della mamma), Mariana Stephanie Rodriguez Barrios (la splendida giovane modella fidanzata di Checco).
Inquadrata in uno scenario ridondante i luoghi comuni sui fatui super ricchi, quella di Checco è una vita agiata e comodissima. Figlio unico di Eugenio Zalone, un ricchissimo produttore di divani, non ha mai lavorato. Vive tra lussi sfrenati, ville, yacht, auto sportive, schiere di servitori, belle giovanissime donne e amici vuoti come lui. Quando la figlia minorenne Cristal, che non vede mai, scompare all’improvviso senza lasciare traccia, si ritrova suo malgrado per la prima volta ad affrontare le responsabilità della paternità. La ragazza è scappata in Spagna per intraprendere da pellegrina il Cammino di Santiago di Compostela: 800 chilometri a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita. Checco, controvoglia e a modo suo, sarà costretto a seguirla, per cercare di ricomporre la relazione con la ragazza che proprio non ne vuole sapere di lui. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio, si sa, può cambiare la vita e renderla ricca per davvero.
«Bisogna essere scorretti, ma intelligentemente» dice l’attore, per spiegare l’uso ormai politicamente messo al bando ma che rende taglienti e azzeccate le sue battute. «Volevo evidenziare l’incapacità dei ragazzi d’oggi di portare a termine le cose, la mancanza di fiducia in se stessi che non li porta a capire chi sono, cosa vogliono – racconta Zalone -. Nel finale dei nostri film c’è sempre una rigenerazione, la vita ti fa affrontare la consapevolezza». Ha due figlie adolescenti, per questo ha voluto rappresentare una ragazza in cerca di se stessa «ma non sul cellulare, come fanno le mie», ammette con un velo di amarezza. La figlia del regista è un po’ più grande ma, spiega lui, «volevo indagare su dove portano certi odierni costumi volgari. Viviamo in una società senza padri, non si sa più chi è l’uomo, il Cammino di Santiago l’abbiamo scelto in contrapposizione alla ricchezza, se un figlio ti dice che non serve a nulla e fa un’altra scelta che tu non capisci, devi metterti a piedi per capirlo.»