La nascita di una rivoluzione nell’arte è raccontata nella straordinaria mostra dedicata a Vassily Kandinsky, aperta fino al 14 febbraio a Palazzo Bonaparte di Roma, organizzata da Arthemisia, curata da Angela Lampe con la consulenza di Francesca Villanti. Oltre settanta capolavori dell’artefice della più radiosa rivoluzione del Novecento, prestati eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi, raccontano tutta la storia umana e artistica di colui che ha ridefinito il linguaggio della pittura moderna, trasformando colore, forma e segno in emozione, tracciando i sentieri dell’astrattismo. Un percorso che ripercorre tutte le tappe della sua trasformazione, da avvocato all’università di Mosca a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche storiche, paesi, amori. La mostra dedica ampio spazio anche alle opere della a lungo sua compagna Gabriele Munter.
Pittore, teorico, docente, intellettuale e protagonista delle avanguardie europee, nato a Mosca nel 1866, per Kandinsky un colore poteva avere il suono di una melodia, un linea poteva esprimere un’emozione. Da questa intuizione rivoluzionaria nacque l’astrattismo, un linguaggio completamente nuovo destinato a cambiare per sempre la storia dell’arte e il modo di guardare il mondo. Cofondatore nel 1911 della il movimento Der Blaude Reiter (Il Cavaliere Azzurro) che pone al centro dell’arte la dimensione spirituale, emotiva e interiore dell’esperienza umana. A Parigi rimase fino alla morte nel 1944.
Tra i capolavori esposti spiccano opere iconiche come Gelb-Rot-Blau del 1925, in cui forme e colori si organizzano secondo una logica quasi musicale, accompagnati da documenti, fotografie, oggetti personali, donati dalla moglie Nina. Una sala immersiva consentirà ai visitatori di immergersi tra le musiche, le geometrie, i colori di Kandinsky.