Sunday, October 21, 2018

Tre manifesti per un grande film

gennaio 12, 2018 di  
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Sceneggiatori italiani privi di fantasia che state affossando il nostro cinema andate a lezione da Martin McDonagh, il quarantasettenne regista e sceneggiatore britannico di Tre manifesti a Ebbing, Missouri.  Un film stupendo che riconcilia col cinema, con una strepitosa Frances McDormand affiancata dagli ottimi Sam Rockwell e Woody Harrelson, che ha aperto l’anno conquistando ben quattro Golden Globe, non lascerà indifferente il pubblico e la giuria dei prossimi Oscar.
Una black comedy agrodolce, commovente, drammatica, carica di ironia, che cattura fino alla fine lo spettatore immergendolo nella piccola provincia americana intrisa di razzismo, violenza, pregiudizio, stupidità.

Perno centrale della storia è Mildred, una donna-guerriera assetata di giustizia per la morte della figlia adolescente stuprata e ammazzata mesi priva, ancora senza un colpevole. Convinta dell’inefficienza della locale polizia, Mildred affitta tra manifesti giganteschi alle porte della città per lanciare il suo atto di accusa e stimolare le autorità a stanare i colpevoli. Scatenerà un putiferio tra i benpensanti concittadini, innescando un crescendo di violenza e sopraffazioni che la sua tenacia trasformerà in una presa di coscienza anche tra i suoi nemici più acerrimi, avviandoli a una sorta di redenzione.

“La storia che ho voluto raccontare è quella di una guerra tra due persone che sono entrambe, in una certa misura, nella parte giusta – spiega McDonagh -, ed è per questo che si attiva tensione e drammaticità. Quale direzione segui quando sei bloccato tra perdita e rabbia? Cosa fai, di costruttivo o distruttivo, per scuotere le cose? Mi è sembrato interessante indagare su ciò che accade quando la vita ci mette di fronte a situazioni senza speranza, ma che ci invitano ancora a sperare”.

Ha scritto il personaggio della protagonista appositamente per Frances. “Doveva avere una sensibilità tipica del popolo e della gente di campagna, essere in grado di non scadere in atteggiamenti sentimentalistici – racconta -. Sapevo che sarebbe riuscita a incarnare l’oscurità di Mildred stemperandola con umorismo e restando comunque fedele all’essenza di un’eroina sui generis e solitaria che sfida un’intera città, una terra di nessuno”.

 

 

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