Sunday, November 19, 2017

La ragazza nella nebbia rilancia il cinema di genere

ottobre 25, 2017 di  
Filed under Recensioni

Torna il cinema di genere. Dal western Hostiles, che apre la Festa del Cinema di Roma, al  thriller La ragazza nella nebbia, debutto dietro la cinepresa dello scrittore Donato Carrisi, preapertura della kermesse romana e piatto forte di Medusa che lo distribuirà dal 26 ottobre in 400 sale. Carrisi ha scritto la storia in veste di sceneggiatura, l’ha poi trasformata in romanzo e poi riadattata al grande schermo, cambiando ovviamente il finale per non rovinare la sorpresa ai suoi tanti affezionati lettori, e affidando il tutto a un cast stellare con i bravissimi Jean Reno, Toni Servillo, Alessio Boni, Galatea Ranzi, Lorenzo Richelmy, Michela Cescon.

Teatro dell’oscura vicenda un piccolo paese di montagna del Nord Italia dove un poliziotto famoso è chiamato a far luce sulla misteriosa scomparsa di una sedicenne. Al suo fianco si schierano gli investigatori e lo psichiatra del luogo, accerchiati da frotte di sciacalli del circo mediatico, con in testa una giornalista televisiva pronta a tutto  per uno scoop. “Il crimine è un business, accende i riflettori sui luoghi e i protagonisti, attirando i turisti dell’orrore”. Lo spiega l’autore presentando il film a Roma con il cast. Per Carrisi il film è un modo di esplorare la realtà odierna attraverso una intensa indagine sul male in tutte le sue forme, che cresce come un seme e come un fiume lento scava nel profondo creando una crepa dolorosa in ognuno dei protagonisti, che non sono quello che sembrano e non dicono mai la verità.

Per rendere tangibile questo percorso tortuoso l’autore usa atmosfere e musiche cupe, immagini sgranate, pescando nei noir anni ’60-’70 nei thriller anni ’90, che riecheggiano sullo schermo ma sono assenti nel romanzo. “Il libro segue un percorso, il film un altro, ho ammazzato praticamente lo scrittore – ci tiene a precisare Carrisi – anche se la pellicola è la mia storia in carne ed ossa”. Racconta che un suo lettore gli ha detto: “I tuoi libri sono in 3D”. Ma forse nel film non si è creato il giusto pathos e sui colpevoli dell’efferata vicenda vengono dubbi molto prima del finale.

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