L’Italia ai margini, l’indifferenza, la paura degli altri e di se stessi verso gli altri. Li racconta Andrés Arce Maldonado nel suo secondo film Carta Bianca, scritto da Andrea Zauli e interpretato da Mohamed Zouaoui, Tania Angelosanto, Patrizia Bernardini, Valentina Carnelutti e Djibril Kebe.
Un film di forte denuncia sociale sulla vita degli ultimi, che cercano con modi non sempre ortodossi un riscatto, e un po’ d’amore, ispirato alla storia vera del giovane immigrato Sahid Belamel, morto a Ferrara nel 2010 per ipotermia, sul ciglio di una strada e nell’indifferenza generale. I tre protagonisti si incontrano e si scontrano nelle strade di Roma. Kamal è un atipico pusher marocchino, amante dei libri, che sogna di diventare italiano. Vania, bella e religiosa badante moldava, è perseguitata dal suo passato. Lucrezia è una grintosa imprenditrice finita nelle grinfie di un usuraio. Ognuno cambierà la vita dell’altro.
In sala con Distribuzione Indipendente, la pellicola sarà in programma anche nel circuito alternativo di circoli, cineclub, associazioni culturali. (La programmazione completa e aggiornata è disponibile su www.distribuzioneindipendente.it/news/carta-bianca-programmazione).

“E’ un film italiano sull’immigrazione pensato e realizzato da un immigrato, che prim’ancora è un essere umano come Sahid – spiega il regista colombiano-. Mi sono chiesto cosa avrei pensato pochi secondi prima di morire se fossi stato al suo posto, o al posto degli automobilisti, mi sarei fermato ad aiutarlo oppure avrei tirato dritto? Carta Bianca prendendo spunto da un fatto di cronaca, racconta qualcosa sull’Italia di oggi e più in generale sul rapporto tra noi e gli altri, suggerendo riflessioni sulla natura umana. E’ un film d’amore, in un’ Italia geneticamente complessa. A legare i personaggi c’è l’inferno – continua- , si rincorrono in un cerchio dantesco, tutti alla ricerca della normalità. La ‘carta’ è l’ambito permesso di soggiorno, che consentirà un lavoro regolare. In quella carta c’è parte del loro passato e del loro futuro”.
Confessa che loro per primi hanno girato il film senza permessi, spendendo solo 15 mila euro per 25 giorni di riprese nell’obbrobrio edilizio del Corviale e in altri dintorni periferici della capitale, arrangiandosi spesso con mezzi propri. “Non giova al cinema italiano farsi tutto da soli –è la giusta critica di Valentina Carnelutti, che ha accettato il suo piccolo ruolo per amicizia-. Ci vuole comunque un supporto, indipendente, il cinema è un lavoro collettivo, è la sua forza, e il lavoro va tutelato”.

Con l’uscita in sala del film ha preso il via la campagna “NO ALL’INDIFFERENZA”, veicolata sulle piattaforme social Facebook e Twitter della distribuzione. Grazie alla preziosa collaborazione di Lina Wertmüller, Alessandro Haber, Umberto Orsini, Iaia Forte, Francesca Faiella è stato possibile realizzare degli scatti fotografici provocatori, che pongono agli utenti una domanda altrettanto provocatoria: “Se ci fossi stato io, ti saresti fermato?”. Sarà possibile commentare e condividere i materiali della campagna, creare dibattito e confronto su un tema estremamente delicato, che da sempre spacca a metà l’opinione pubblica. Per rompere ogni possibile buonismo, e far emergere ogni singola sfaccettatura della natura umana, gli scatti saranno accompagnati da una raccolta di “opinioni”, tra le più razziste, sgrammaticate e impattanti rilasciate nell’area commenti dei principali quotidiani online che si sono occupati del film. “Di qualunque nazionalità, colore e appartenenza politica siate, vi invitiamo a prendere parte a questa insolita campagna di sensibilizzazione – dicono gli ideatori di Laboratorio Bizzarro -. Più che dell’altro e del diverso, forse, bisogna avere paura del pensiero comune”.