Con Rosso Istanbul, nelle sale dal 2 marzo, il regista Ferzan Ozpetek torna nella sua terra a vent’anni dal suo primo film, Il bagno turco, per raccontare i cambiamenti della sua città, ma soprattutto i cambiamenti emotivi delle persone.  Liberamente tratto dal suo omonimo libro, dedicato a sua madre da poco scomparsa, il film si arricchisce di colpi di scena che trasformano la storia in una sorta di thriller autobiografico in cui l’autore si sdoppia nei due protagonisti Deniz e Orhan, uno scrittore e un regista tormentati.

Non ha voluto toccare in profondità temi politici scottanti, anche se ha dovuto spesso interrompere le riprese per motivi di sicurezza.  Ha preferito scavare nella natura profonda e spesso nascosta delle emozioni  scaturite dal suo ritorno a casa, con una storia fin troppo personale, che cattura per il fascino della fotografia e delle atmosfere ma che non coinvolge più di tanto lo spettatore, estraneo alle dinamiche di amore-odio tra parenti,  amici, amanti del protagonista che vanno e vengono lasciando il segno solo in chi, come lui, li ha conosciuti e vissuti davvero.

Colpisce invece il contrasto che ha saputo cogliere e raccontare tra la città della sua infanzia e l’attuale, sconquassata dall’incertezza politica, dagli attentati, da un’urbanizzazione selvaggia che ne fa un cantiere aperto dove le ruspe scavano senza sosta per far posto a modernissimi grattacieli che crescono come funghi. Un costante rumore meccanico di sottofondo che si fonde con il richiamo del muezzin e le campane, miscelando il sacro col profano. Per girare le scene sul Bosforo ha scelto uno yali , la tipica casa dove da ragazzino passava le estati.

“Ho concepito il film come un doppio viaggio, emotivo e razionale, dividendomi tra i due personaggi, interrogandomi sui sentimenti che il ritorno a casa fa venire a galla come la nostalgia del proprio paese e la sensazione di esserne ormai estraneo” racconta il regista, presentando il film a Roma insieme ai protagonisti, attori da noi sconosciuti ma molto noti in Turchia.
Il rosso è il colore simbolo della sua città: “A volte si mischia col blu nel cielo del Bosforo – racconta -, era il colore preferito da mia madre, è inevitabile che mi ricordi il mio passato”.