Assolutamente da non perdere, per genitori, ragazzi, educatori. La fiction Tutto l’amore che resta, dal 29 settembre per 5 puntate su Rai1 diretta da Andrea Rebuzzi, fa un ritratto poetico ma realistico di come dovrebbero essere una buona scuola pubblica, i suoi insegnanti, i genitori e come sono gli adolescenti con e senza disabilità fisiche, con i loro sogni, rabbie, frustrazioni, dolore di vivere il difficile passaggio all’età adulta, in un mondo reale che sembra tanto lontano da loro. Un eccellente Raoul Bova è un preside sognatore, che crede da sempre e ora applica al suo istituto la legge dell’inclusione. Al suo fianco, Giulia Bevilacqua (un po’ in difficoltà a entrare in un personaggio tanto diverso da lei), la sua frustrata, inacidita ex e ora ispettrice del ministero inviata a fare le pulci proprio a quella scuola di Frascati, ai Castelli Romani, diversa dalle solite, per metodi educativi e per frequentazioni, dove si pratica un unico percorso di crescita, apprendimento e condivisione. Sì, perché aule e corridoi brulicano di giovani sani e disabili, alcuni inviati per pendenze con la giustizia a svolgere i servizi sociali.
L’inclusione è al centro della storia, la meta da raggiungere e, sceneggiatori (Massimo Bacchini Sara Cavosi, Elena Tramonti), regista e attori (Gloria Harvey, Francesco Leo, Anna Favella, Adriana Savarese, Fiorenza Pieri, Federica Pagliaroli, Francesco De Rosa, Chiara Bordi), hanno fatto tutti un ottimo lavoro nel dipingere i vari protagonisti, sviscerandone i sentimenti, belli e brutti, con realismo, senza pietismo, senza assoluzioni e soluzioni facili. Della serie originale francese Lycée Toulouse-Lautrec resta poco, essendo stata ricalibrata per il pubblico italiano, non perdendo di vista anche i casi di violenza che stanno devastando molte nostre scuole.
“E’ un melodramma moderno, un vademecum su come vivere, ricco di sentimenti, drama, thriller, la scuola che vorremmo – spiega il regista. Nove ragazzi del cast sono realmente disabili, gli altri ne hanno ben recitato la parte. Vivendo ogni avventura e disavventura accanto ai personaggi mi sono chiesto: e se queste stesse fragilità non fossero solo barriere, ma diventassero il trampolino di lancio per espandere le capacità emotive e sensoriali di chi le vive? Saranno gli occhi di Vittoria, una ragazza di città senza disabilità, a guidare il pubblico in questo viaggio. Catapultata in una scuola che fa dell’integrazione la propria missione, scoprirà gradualmente che quel mondo all’apparenza così distante ed enigmatico risponde, in realtà, alle stesse identiche leggi del cuore a cui tutti siamo abituati. I sentimenti, i primi amori, i conflitti della tardo-adolescenza non cambiano: semmai, si amplificano”,
“Sulla scuola c’è un linguaggio cinico, violento, si tende a punire invece di far sentire accolti tutti – sostiene Bevilacqua -. Le storture ci rendono unici, i ragazzi di questa serie imparano a stare nella società, a non isolare nessuno, la scuola deve essere di tutti e per tutti”.
Dal canto suo Bova è favorevole all’educazione sentimentale a scuola. “E’ fondamentale, coinvolge la parte emotiva di donne e uomini del futuro, quella che frequentano le mie figlie è molto attenta a questo. La maggiore era in difficoltà perché bullizzata da alcuni maschi – confida l’attore -, si è potuta aprire con insegnanti e genitori e l’ha superata. Sono anche favorevole ad abolire certi social sotto i 14 anni”.