Qual è il giusto risarcimento per una vita rubata? Se lo chiede l’avvocato Mauro Trogu interpretato da Michele Riondino nell’ottimo, toccante film di Francesco Piras Zustissia, nelle sale dal 15 ottobre. Un film d’inchiesta, d’impegno civile, d’amicizia e d’amore, imperdibile, che ripercorre la vicenda di cronaca realmente accaduta e fa riflettere su quanti innocenti siano in carcere per errori giudiziari. Fabrizio Ferracane interpreta con profonda sensibilità il pastore tenero e tenace Beniamino Zuncheddu, che in galera rimase trent’anni, innocente. Un travaglio fisico e morale che il protagonista e il giovane avvocato che lo aiutò “pro bono” a dipanare i bandoli dell’intricata matassa, raccontano nel libro “Io sono innocente” dal quale è tratto il film, sceneggiato da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, prodotto da Palomar e Piperfilm con Netflix e Rai Cinema. Nel cast, tra gli altri, Paola Giannini, Jacopo Cullin con Francesco Colella, Geppi Cucciari e la partecipazione di Philippine Leroy-Beaulieu.
La vicenda comincia nel 1991, quando un triplice omicidio commesso sui monti del Sud Sardegna porta alla rapida condanna di un uomo innocente: Beniamino Zuncheddu. Tre gradi di giudizio in un anno per dare un ergastolo. Venticinque anni dopo, un giovane avvocato decide di lottare per restituirgli la libertà. Zustìssia è la storia di una vita rubata dal più lungo errore giudiziario della storia italiana: 33 anni di ingiusta detenzione. Ed è anche la storia dell’emozionante battaglia che l’avvocato Trogu e altri alleati hanno ingaggiato per arrivare alla revisione del processo e all’assoluzione, giunta il 26 gennaio 2024. Un film che sottolinea l’amore per “sa zustìssia”, per la verità, e per le montagne da cui Beniamino è stato tenuto lontano tutta una vita… e dove ora, finalmente, è tornato.
Che cosa accade quando la legge e la giustizia smettono di coincidere? Una domanda quanto mai attuale, seguendo anche i recenti sviluppi di ancora discussi fatti di cronaca. E lo mostra con chiarezza il film, che si fa seguire fino in fondo con attenzione, aggrappati alla speranza che qualcosa possa davvero cambiare. “Zustìssia non è solo il racconto di un errore giudiziario – sottolinea il regista -. È la storia di un uomo a cui è stata rubata la vita, di una comunità che non ha mai smesso di credere nella sua innocenza, e di un giovane avvocato che, contro ogni logica e convenienza, ha deciso di lottare fino in fondo. La sfida è stata raccontare questa vicenda nella sua complessità, senza ridurla alla cronaca di un caso giudiziario – spiega Piras -. Non spiegare o illustrare ma evocare, aprire una risonanza emotiva. Da un lato, con il rigore di una narrazione che si confronta con documenti, testimonianze, atti processuali. Dall’altro, con la necessità di restituire una dimensione intima, quasi lirica, del vissuto di Beniamino. In questo senso, il lavoro con gli attori è stato centrale”.
Anche la Sardegna dei monti di Sinnai e di Burcei diventa protagonista, continua il regista. “È lì che nasce la faida pastorale che conduce alla Strage di Sinnai; è da quei luoghi che Beniamino viene strappato nel 1991; ed è lì che, dopo trentatré anni, ritorna finalmente da uomo libero. Anche la terra assume così una dimensione duplice: madre e matrigna, spazio della libertà e, insieme, scenario di conflitti antichi. E il ritorno di Beniamino a quei luoghi, dopo una vita trascorsa lontano da essi, diventa forse l’immagine più semplice del senso profondo del film: un uomo che torna finalmente ad appartenere alla propria vita”.