La coerenza nel difendere i propri principi ad ogni costo. Ma sempre con ironia e persino velando di comicità iconici personaggi da lui creati come Don Camillo e Peppone per portare alla luce le complesse situazioni socio-politiche del nostro dopoguerra. Un quadro ben dipinto dal regista Andrea Porporati dello scrittore padano Giovannino Guareschi portato alla luce della vasta platea televisiva dal film sulla sua vita Non muoio neanche se mi ammazzano, in onda domenica 20 settembre su Rai 1, liberamente ispirato al libro “Chi sogna nuovi gerani?”.
“Guareschi fu la coscienza critica di quell’Italia”, sottolinea l’attore Giuseppe Zeno, che dà vita a un uomo volitivo, coerente, libero, poco incline al compromesso, che per lo spiccato atteggiamento irriverente si scontrò spesso con le istituzioni e non solo. Si rifiutò di combattere con i nazisti e nella Repubblica Sociale, venendo per questo deportato in un campo di prigionia tedesco. Fu avversario irriducibile del comunismo e della dittatura sovietica, ma anche critico con il consumismo capitalista americano, restando sempre fedele ai suoi ideali.
Nel cast anche Andrea Roncato nei panni del padre Primo Augusto Guareschi, Maurizio Donadoni nel ruolo di Angelo Rizzoli e Salvatore Striano nel ruolo del produttore cinematografico Peppino Amato.
Il telefilm mostra anche il lato più intimo dell’uomo, legato a valori genuini e semplici. Nella sua vita due costanti: l’amore per la moglie Ennia (Benedetta Cimatti), per i figli Alberto e Carlotta e per la sua terra natìa, la Bassa Padana, che Guareschi trasformerà nel fortunato Mondo Piccolo, il suo capolavoro. Un microcosmo rassicurante nel quale si sono rispecchiati gli italiani, divisi da contrapposizioni politiche e ideologiche.
Sono proprio i territori della Bassa a fare da sfondo alle riprese del film, (interamente girato in Emilia-Romagna tra Bagnolo in Piano, Brescello, Castelfranco Emilia, Colorno, Coltaro, Guastalla, Luzzara, Mezzano Rondani, Novellara, Polesine Zibello, Poviglio, Reggio Emilia, Sissa Trecasali e Sorbolo Mezzani) per restituire, attraverso i luoghi reali che hanno ispirato l’autore, parte del suo spirito e del carattere identitario dei piccoli paesini lungo il fiume Po, rappresentativi del senso di italianità di quel periodo.
“Il commento di Peppone e Don Camillo, (cui dà voce Claudio Lauretta), accompagna questo film, assieme alla famiglia Guareschi, che era quasi sempre il teatro dei suoi racconti – spiega Porporati -. Un film in costume, ambientato in un passato vicino, ma irrimediabilmente scomparso: il dopoguerra e gli anni ‘50, mescolando vero e immaginario, come predicava Giovannino, fino a che non li distingui uno dall’altro. Francesco Cerasi, autore della musica, ha mescolato archi e fisarmoniche, epica e intimità, per dare voce al mondo grande e a quello piccolo, che cantano insieme la stessa canzone”.