Un ritratto intimo, audace, curioso, malinconico e divertente di Ornella Vanoni, della sua carriera multiforme, della sua personalità esuberante e schietta, molto ben fissato nel film Senza Fine realizzato con entusiasmo e fatica da Elisa Fuksas, arriva nei cinema con I Wonder Picture da giovedì 24 febbraio, con anteprime alla presenza dell’artista il 21, 22, 23 e il 25 febbraio a Roma.
Ambientato nella località termale di Castrocaro, in un lussuoso hotel anni ’40 dove si dipana il racconto originale, coraggioso,  poetico dell’ intimità della diva che, attraverso l’immancabile suggestiva musica, il rapporto altalenante tra odio e amore con la regista, la fatica delle riprese nell’afoso caldo estivo, fa emergere l’inesauribile energia della ultraottantenne diva, il suo ben noto carattere, ricordi e progetti.

Fuksas ci fa assistere al suo avvicinarsi al capolinea della vita tra entusiasmo e tristezza, ma mai rimpianti, ravvivato dagli incontri con gli amici musicisti Vinicio Capossela, Samuele Bersani, con la tromba di Paolo Fresu che risuona negli spazi vuoti del grande albergo dove tra giornate scandite da trattamenti salutari, nuotate in piscine termali, dove adora sguazzare anche l’inseparabile barboncina Ondina, prende corpo il racconto, la memoria, il futuro, mentre Ornella si prepara a diventare tra sogno e realtà una sirena destinata all’eternità.

Un film su di lei è reale e irreale, è come una fiaba dove è bello finire la vita, spiega la regista presentando la pellicola a Roma con la coautrice della sceneggiatura Monica Rametta e i produttori.  “Non volevo fare un documentario, l’ho vista per la prima volta a casa sua e parlando d’altro ci siamo trovate, è insopportabile e irresistibile – ricorda Fuksas -. Così nasce questo film, che è la ricerca della giusta distanza per raccontare Ornella Vanoni: interprete, attrice, madre, figlia, donna. Fragilità, coraggio, allegria – racconta – non ha zone d’ombra che non vuole raccontare. Voleva apparire senza veli, è un’esibizionista nata, si dava e si ritraeva. Oggettività e intimità si rincorrono,  la lontananza del mito è interrotta dal cellulare, le confessioni confondono dentro e fuori, scena e fuoriscena sono la stessa storia. Perché con Ornella non c’è tempo di pensare, si può solo fare. E poi scoprire che fare è un modo di pensare. E di raccontare, anche una fiaba, anche la vita”.