{"id":36439,"date":"2026-10-18T14:46:38","date_gmt":"2026-10-18T12:46:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=36439"},"modified":"2026-10-18T14:46:39","modified_gmt":"2026-10-18T12:46:39","slug":"malombra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/malombra\/","title":{"rendered":"Malombra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Antonio Fogazzaro, 1881<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi apre <em>Malombra<\/em> aspettandosi il <strong>Fogazzaro<\/strong> di\u00a0<em>Piccolo mondo antico<\/em>, con la sua Valsolda patriottica e i suoi affetti domestici, resta spiazzato. Il romanzo, uscito nel 1881 quando l\u2019autore aveva trentanove anni, \u00e8 una creatura notturna. Un libro che Fogazzaro stesso, pi\u00f9 tardi, guard\u00f2 con un misto di tenerezza e imbarazzo, come si fa con le opere d\u2019esordio troppo cariche di ci\u00f2 che si era letto e sognato. Eppure \u00e8 proprio questo eccesso a renderlo vivo. <em>Malombra<\/em> \u00e8 un romanzo in cui la ragione ottocentesca viene messa a tavola con i suoi fantasmi, e non ne esce bene.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"390\" height=\"600\" data-attachment-id=\"36441\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/malombra\/malombra\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?fit=390%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"390,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Malombra\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?fit=390%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?resize=390%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-36441\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?w=390&amp;ssl=1 390w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Malombra.jpg?resize=195%2C300&amp;ssl=1 195w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trama \u00e8 nota. Marina di Malombra, giovane aristocratica orfana, vive in una villa sul lago di Como insieme allo zio, il conte Cesare d\u2019Ormengo, vecchio, paralizzato, ostinatamente chiuso nel proprio passato. In un mobile segreto trova le carte di Cecilia, una donna della famiglia rinchiusa un tempo dal marito e morta di quella reclusione, che nell\u2019ultima lettera giura di tornare in un\u2019altra donna per compiere la sua vendetta. Marina, gi\u00e0 fragile e fiera fino all\u2019arroganza, si convince di essere quella donna. Intorno a lei si muovono Corrado Silla, giovane letterato assunto come segretario del conte, e la mite Edith Steinegge, figlia di un esule tedesco, che di Marina \u00e8 l\u2019esatto rovescio luminoso. L\u2019amore, la gelosia e la follia precipitano verso una catastrofe in cui l\u2019acqua del lago, che fin dall\u2019inizio non \u00e8 mai semplice paesaggio, ha l\u2019ultima parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019acqua \u00e8 infatti il vero personaggio del libro. Fogazzaro, cresciuto tra Vicenza e i laghi lombardi, la tratta con la devozione di chi conosce ogni sfumatura della luce, ma qui la rende ambigua. Specchio, tomba, soglia. Nessuno, dopo Manzoni, aveva scritto il lago con tanta precisione, e nessuno, prima di lui, lo aveva caricato di una minaccia cos\u00ec insistente. Il confronto con l\u2019incipit dei\u00a0<em>Promessi sposi<\/em>\u00a0\u00e8 quasi obbligato e rivela la distanza tra i due scrittori. In <strong>Manzoni<\/strong> il paesaggio \u00e8 provvidenza ordinata, in Fogazzaro \u00e8 un fondale magnetico che attira i personaggi verso ci\u00f2 che non vogliono sapere di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui arriva la parte pi\u00f9 interessante, e anche la pi\u00f9 datata, del romanzo. Marina crede nella metempsicosi, e il libro \u00e8 intriso di quello spiritismo che nell\u2019Italia degli anni Settanta e Ottanta contagiava salotti borghesi e riviste. La moda veniva da <strong>Allan Kardec<\/strong> e dalle sedute americane, e Fogazzaro ne era curioso senza esserne ingenuo. La sua posizione \u00e8 sottile, non ci dice mai con certezza se Cecilia torni davvero. Il lettore resta sospeso tra due spiegazioni, quella soprannaturale e quella clinica, e in questa sospensione il romanzo anticipa la lezione di <strong>Henry James<\/strong>, che vent\u2019anni dopo far\u00e0 della stessa ambiguit\u00e0 il cuore di\u00a0<em>Il giro di vite<\/em>. Va riconosciuto che qui Fogazzaro \u00e8 sorprendentemente moderno. La possessione, a ben vedere, pu\u00f2 essere anche il nome romantico di una nevrosi, e la psichiatria dell\u2019epoca, da <strong>Charcot<\/strong> in avanti, stava del resto imparando a leggere i deliri femminili come sintomi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su questo sfondo, il romanzo dialoga con la grande tradizione gotica e fantastica europea. Si sentono <strong>Hoffmann<\/strong>, <strong>Poe<\/strong>, le atmosfere della Scapigliatura lombarda, e in Marina c\u2019\u00e8 qualcosa della donna fatale byroniana, passionale e distruttiva, che attraversa tutto l\u2019Ottocento. Ma la scrittrice-lettrice che pi\u00f9 le somiglia \u00e8 forse una figura ancora a venire: le eroine di <strong>D\u2019Annunzio<\/strong>, a partire dal\u00a0<em>Piacere<\/em>\u00a0del 1889, nascono in un terreno che <em>Malombra<\/em> ha concimato. Allo stesso modo, nel pessimismo di Silla, intellettuale debole e sensibile, eternamente indeciso fra due donne e due destini, si avverte l\u2019eco dell\u2019<em>Ortis<\/em>\u00a0foscoliano e, sullo sfondo, l\u2019ombra di <strong>Schopenhauer<\/strong>, il cui nome circolava allora fra i giovani colti come una moda e insieme come una diagnosi. Marina incarna la volont\u00e0 che vuole e consuma, Edith la rinuncia che consola: due metafisiche in forma di donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista storico il libro \u00e8 pi\u00f9 rivelatore di quanto sembri. Nel 1881 il Risorgimento era gi\u00e0 diventato memoria, e la memoria, come sempre accade, aveva iniziato a produrre i suoi fantasmi. Il conte Cesare \u00e8 un relitto di quel mondo, un uomo la cui coerenza si \u00e8 irrigidita in rancore. Il suo palazzo \u00e8 un museo di certezze finite, e intorno a esso la nuova Italia sembra non avere un posto da offrire ai giovani, che infatti vi si perdono: Silla senza vocazione, Marina senza causa. Qui sta il secondo piano di lettura. La follia di Marina \u00e8 anche il sintomo di un\u2019aristocrazia senza pi\u00f9 funzione storica, che trasforma in destino individuale ci\u00f2 che dovrebbe essere compito civile. Fogazzaro, cattolico liberale, moderato, vicino alla destra lombarda, non fa mai pamphlet, ma il suo sguardo sugli eredi di una stagione eroica \u00e8 gi\u00e0 malinconicamente critico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Benedetto Croce<\/strong>, che con Fogazzaro fu severo, rimproverava a tutta la sua opera una commistione sospetta di sensualit\u00e0 e devozione, e in <em>Malombra<\/em> l\u2019osservazione non \u00e8 del tutto ingiusta: l\u2019erotismo vi appare come colpa prima ancora che come desiderio, e la redenzione sembra sempre un po\u2019 troppo a portata di mano. Quel nodo irrisolto, tra la carne e l\u2019anima, sar\u00e0 il tema dell\u2019ultimo Fogazzaro, quello de\u00a0<em>Il santo<\/em>\u00a0e delle\u00a0<em>Ascensioni umane<\/em>, dove prover\u00e0 a conciliare evoluzionismo e fede e verr\u00e0 per questo colpito dall\u2019Indice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, rileggendo, ci\u00f2 che resta non sono i difetti ma una certa sensazione fisica di lettura. Il romanzo ha il passo lento delle sere d\u2019estate in cui il caldo non si decide a spezzarsi, e quando la tempesta arriva sembra pi\u00f9 necessaria che drammatica. Marina, in particolare, \u00e8 uno dei pochi personaggi femminili della nostra narrativa ottocentesca a cui l\u2019autore concede una vera grandezza distruttiva senza ridurla a monito morale. La si teme, la si ammira, la si compatisce, e si finisce per capire che il suo errore non \u00e8 la pazzia ma l\u2019aver preso troppo sul serio una storia che non era sua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Malombra \u00e8 un libro-soglia in cui una letteratura ancora legata al paesaggio e alla morale si affaccia sulla psicologia del profondo, sull\u2019occulto, sull\u2019inquietudine che il Novecento avrebbe chiamato per nome. \u00c8 un&#8217;opera che ricorda come prima delle grandi svolte ci sia sempre qualcuno che, senza saperlo, ne ha gi\u00e0 avvertito il rumore sotto la superficie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Fogazzaro, 1881 Chi apre Malombra aspettandosi il Fogazzaro di\u00a0Piccolo mondo antico, con la sua Valsolda 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