{"id":36152,"date":"2026-10-05T11:58:49","date_gmt":"2026-10-05T09:58:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=36152"},"modified":"2026-10-05T11:58:51","modified_gmt":"2026-10-05T09:58:51","slug":"naza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/naza\/","title":{"rendered":"Naza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Confessioni di un massacro ad alta tecnologia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo l&#8217;Oscar per\u00a0<em>No Other Land<\/em>, <strong>Yuval Abraham<\/strong> e <strong>Rachel Szor<\/strong> sono tornati a Venezia con un nuovo documentario sui meccanismi dietro i numerosi raid dell&#8217;esercito israeliano a Gaza. Il film era l&#8217;unico documentario in concorso, e il pubblico della Sala Grande gli ha riservato una standing ovation di circa venticinque minuti, la pi\u00f9 lunga mai registrata alla Mostra e la giuria gli ha assegnato il Premio Speciale. In patria, nelle stesse ore, partiva una campagna di delegittimazione e i due registi sono stati definiti &#8220;traditori&#8221;. Dopo il grande successo in sala, \u00e8 stato diffusa una fake news su una presunta visione gratuita di l\u00ec a una settimana (per disincentivare la visione in sala) ed \u00e8 stato prodotto un contro-documentario con lo stesso nome e con testi diametralmente opposte. Il film, che \u00e8 al tempo stesso un&#8217;opera di cinema e un atto di giornalismo, ha suscitato tali reazioni da confermare la sua importanza e la sua urgenza. Il titolo \u00e8 la chiave del film. <em>Naza<\/em> \u00e8 un acronimo dell&#8217;intelligence israeliana che sta per <em>nezek agavi<\/em> (danno collaterale) e che indica il numero di civili che si prevede moriranno in un attacco aereo. La tesi \u00e8 che quel numero non fosse un dato fisso: secondo le testimonianze, la soglia di &#8220;naza&#8221; considerata tollerabile per ogni attacco era piuttosto elastica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"338\" data-attachment-id=\"36155\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/naza\/naza02\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?fit=600%2C338&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,338\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"naza02\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?fit=600%2C338&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?resize=600%2C338&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-36155\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza02.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il documentario non parla di incidenti o di errori. Il regista lo ha detto con chiarezza: il &#8220;tasso d&#8217;errore del 15%&#8221; citato nel film non \u00e8 il punto, perch\u00e9 le morti civili non sarebbero un bug n\u00e9 uno sbaglio. La sorveglianza di massa viene collegata direttamente alle uccisioni di massa perch\u00e9 chi sparava sapeva benissimo chi sarebbe stato colpito. Il film mette cos\u00ec al centro una catena di decisioni burocratiche e algoritmiche, che nel racconto dei testimoni prende la forma di un&#8217;ingegneria della morte. Il materiale nasce da un&#8217;inchiesta lunga quasi tre anni. Abraham e Szor hanno lavorato con il <em>Guardian<\/em> e con i siti israeliani <em>+972 Magazine<\/em> e <em>Local Call<\/em>, la testata dove Abraham aveva gi\u00e0 firmato le inchieste sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale per individuare i bersagli a Gaza. Il film \u00e8 l&#8217;esito cinematografico di quel lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sorpresa, per chi si aspetta un j&#8217;accuse a voce alta, \u00e8 il tono. Secondo la critica di <em>Screen Daily<\/em>, \u00e8 un film silenzioso, in cui le voci non si alzano mai e l&#8217;impatto nasce dall&#8217;accumulo lento di informazioni devastanti. \u00c8 una scelta di regia precisa. Chi parla non \u00e8 un attivista n\u00e9 una vittima, ma un operatore della macchina, e il suo racconto procede con la pacatezza di chi descrive un lavoro d&#8217;ufficio come pu\u00f2 essere quello dell&#8217;impiegato alle fotocopie di una grande azienda.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"337\" data-attachment-id=\"36156\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/naza\/naza03-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?fit=600%2C337&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,337\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"naza03\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?fit=600%2C337&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?resize=600%2C337&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-36156\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/naza03-1.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abraham conduce personalmente le interviste, e la sua presenza davanti alla macchina da presa, domanda dopo domanda, d\u00e0 al film una tensione morale quasi teatrale. Un israeliano che ascolta altri israeliani raccontare ci\u00f2 che hanno fatto disinnesca quello stratagemma retorico secondo cui chi critica il governo di Israele diventa automaticamente &#8220;antisemita&#8221;. Pare che Abraham stesso fosse stato selezionato per il corpo di intelligence e che lo avesse lasciato dopo una settimana di addestramento, per ragioni di coscienza. La sua biografia \u00e8 un sottotesto potente, il percorso alternativo che l&#8217;intervistatore avrebbe potuto percorrere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;altra osservazione di\u00a0<em>Screen Daily<\/em>\u00a0aiuta a capire l&#8217;architettura del film. Soltanto nella breve sezione finale si entra a Gaza, in una sequenza pensata per sgomentare e far infuriare, un ultimo colpo di martello. Per quasi tutta la durata, dunque, la camera resta dalla parte di chi guarda dall&#8217;alto. Gaza arriva solo alla fine e il suo peso dipende da tutto ci\u00f2 che l&#8217;ha preceduta. Il dramma \u00e8 nel contrasto tra il linguaggio asettico dei testimoni e ci\u00f2 che quel linguaggio produce a terra. Sullo sfondo una brulicante Tel Aviv dedita alla sua normale vita serale, tra strade trafficate e attivit\u00e0 domestiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film raccoglie le testimonianze di 24 figure dell&#8217;esercito che hanno accettato di parlare davanti alla camera solo a condizione che la loro identit\u00e0 fosse protetta. L&#8217;anonimato era la condizione per ottenere la parola. In Israele chi lavora nell&#8217;intelligence militare \u00e8 vincolato da obblighi di segretezza, e parlare con dei giornalisti di pratiche operative pu\u00f2 esporre a conseguenze penali, alla perdita della carriera e a un ostracismo sociale feroce. Il film lo suggerisce attraverso il suo ambiente, gli ufficiali dell&#8217;intelligence sono descritti come l&#8217;\u00e9lite sociale del Paese e chi decide di parlare rischia quindi di perdere il proprio posto in quella \u00e9lite. Il volto negato \u00e8 quindi una necessit\u00e0 di sicurezza, e d\u00e0 al film una sua cifra visiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va riconosciuto per\u00f2 in questo anche un&#8217;arma di delegittimazione nelle mani della controparte. L&#8217;anonimato rende le affermazioni pi\u00f9 difficili da verificare in modo indipendente, ed \u00e8 su questo terreno che il governo attacca il film. Gli autori rispondono che il film si fonda su anni di lavoro giornalistico, e che nelle interviste originali, come ha detto Abraham, c&#8217;era un grado di specificit\u00e0 molto maggiore di quello che compare nel montaggio finale. Basta volersi informare meglio quindi per avere i dettagli che si cercano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Naza<\/em>\u00a0dialoga con una lunga tradizione di film sull&#8217;uso della violenza di Stato e sulla testimonianza dei suoi esecutori. Il confronto pi\u00f9 naturale \u00e8 con\u00a0<em>La zona d&#8217;interesse<\/em>. E non \u00e8 un caso. Il film \u00e8 prodotto dal team premiato con l&#8217;Oscar per quel film, James Wilson e Jonathan Glazer, che figura come produttore esecutivo. Come in Glazer, l&#8217;orrore sta fuori campo, filtrato dalla normalit\u00e0 di chi lo amministra.\u00a0<em>Screen Daily<\/em>\u00a0nota che il confronto va oltre la produzione; in quel film si guardava a come la pressione dell&#8217;orrore agisce sui corpi dei carnefici, sul sonno, sull&#8217;andatura, sulla voce. Qui la voce dei testimoni, per quanto resa anonima, porta lo stesso peso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altri paralleli vengono alla mente. In\u00a0<em>The Gatekeepers<\/em>\u00a0(Dror Moreh, 2012) sei ex capi dello Shin Bet parlavano a viso scoperto delle conseguenze morali del loro lavoro:\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0\u00e8 il suo rovescio, perch\u00e9 qui il volto manca e il conflitto \u00e8 ancora in corso.\u00a0<em>Censored Voices<\/em>\u00a0(Mor Loushy, 2015) faceva ascoltare i soldati della Guerra dei Sei giorni, le cui confessioni erano state censurate. Il lavoro dell&#8217;organizzazione <em>Breaking the Silence<\/em>, che raccoglie da anni testimonianze di militari israeliani, \u00e8 il terreno culturale da cui\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0germoglia, con una differenza: qui sono i registi a condurre l&#8217;inchiesta con una struttura da film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi c&#8217;\u00e8 il cinema che lascia parlare i colpevoli.\u00a0<em>Shoah<\/em>\u00a0di Claude Lanzmann ricorse perfino alla camera nascosta per filmare ex nazisti, mentre\u00a0<em>The Act of Killing<\/em>\u00a0di Joshua Oppenheimer metteva i carnefici davanti al proprio racconto. In\u00a0<em>Standard Operating Procedure<\/em>, Errol Morris interrogava i responsabili degli abusi di Abu Ghraib.\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0rientra in questo filone, con una cautela: i testimoni non vengono messi alla prova in un gioco di specchi, ma ascoltati e poi confrontati con le conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto al versante opposto, quello delle vittime, il riferimento \u00e8 a\u00a0<em>Five Broken Cameras<\/em>\u00a0e allo stesso\u00a0<em>No Other Land<\/em>, che dall&#8217;interno della comunit\u00e0 palestinese mostravano la quotidianit\u00e0 dell&#8217;occupazione. Vale anche per la produzione recente su Gaza e sulle guerre contemporanee, da\u00a0<em>20 Days in Mariupol<\/em>\u00a0a\u00a0<em>The Voice of Hind Rajab<\/em>, presentato a Venezia l&#8217;anno scorso.\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0completa questo quadro guardando dal lato della sala operativa. Resta una questione di precedenti: un film israeliano su crimini attribuiti allo Stato, firmato da registi israeliani e girato dentro Israele, non \u00e8 nuovo (<em>Valzer con Bashir<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Lebanon<\/em>\u00a0hanno percorso strade vicine, quella del trauma del soldato), ma quasi mai prima d&#8217;ora si era spinto a nominare una pratica e a chiamare in causa un sistema invece di un episodio. Qui sta la novit\u00e0, e qui sta anche l&#8217;origine dello scandalo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se in Europa il film \u00e8 stato accolto da applausi e premi, in Israele il clima \u00e8 di aperta ostilit\u00e0. Il documentario ha vinto il Premio Speciale della Giuria e ha gi\u00e0 ottenuto una distribuzione in 56 stati, ma non \u00e8 ancora uscito integralmente in Israele, il che non ha impedito che fosse attaccato, e da tutti i fronti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le reazioni istituzionali sono state durissime. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha annunciato che avrebbe agito immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana ai due registi, e secondo il\u00a0<em>Columbia Journalism Review<\/em>\u00a0li ha accusati di tradimento. Il ministro Itamar Ben-Gvir li ha definiti una vergogna e un imbarazzo, invitandoli a lasciare il Paese. Il premier Netanyahu ha definito scioccante che due registi israeliani siano applauditi a Venezia per aver ritratto l&#8217;esercito come criminale, e ha annunciato una legge per moltiplicare per venti i risarcimenti per diffamazione e per togliere la cittadinanza a chi diffama i soldati. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha definito il film un attacco allo Stato di Israele, promettendo di valutare azioni legali contro i responsabili, e lo Shin Bet ha chiesto all&#8217;esercito di aprire un&#8217;indagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ostilit\u00e0 ha anche toni da piazza. Avigdor Liberman, leader dell&#8217;opposizione di destra, ha accusato i due di aver trasformato la guerra seguita al 7 ottobre in una campagna di diffamazione contro Israele, l&#8217;esercito e i suoi soldati. Sui social, il rapper e attivista di destra The Shadow ha pubblicato un murale con Abraham e Szor che reggono cartelli da foto segnaletica. Anche parte dell&#8217;opposizione ha criticato la risposta del governo, e la deputata Naama Lazimi ha ridicolizzato la proposta di togliere la cittadinanza ai registi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 tanto astio? Una parte della risposta sta nella storia dei due autori. Abraham e Szor, gi\u00e0 coautori di\u00a0<em>No Other Land<\/em>, sono israeliani, e ci\u00f2 che li rende bersagli \u00e8 proprio questo, che non si possano liquidare come faziosi. In un&#8217;intervista alla televisione Channel 13 Abraham ha ribadito che Israele \u00e8 casa sua, una frase che non placa chi lo considera un traditore. C&#8217;\u00e8 poi il contenuto: dopo il 7 ottobre, il racconto dominante nel Paese vuole l&#8217;esercito impegnato in una guerra difensiva e giusta, e un film che parla di calcolo e di soglie accettabili mette in discussione la premessa morale su cui molti poggiano. Infine il momento: il film arriva mentre il governo sostiene una riforma del finanziamento al cinema che punisce le opere considerate ostili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe scorretto presentare il film come un racconto senza discussione. L&#8217;esercito ha respinto pubblicamente le accuse centrali del documentario, e una parte delle inchieste su cui si basa era gi\u00e0 stata contestata dall&#8217;IDF. L&#8217;anonimato dei testimoni, per quanto giustificato, impedisce a chi guarda di valutare chi parla, quale ruolo abbia avuto e quanto sia rappresentativo. Sono obiezioni legittime, e vanno distinte dalle minacce di revoca della cittadinanza, che non sono una confutazione ma un tentativo di censura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il\u00a0<em>Guardian<\/em>, che ha co-prodotto il film, ha promesso di difenderlo da qualunque tentativo di censura. Gli autori, dal canto loro, non nascondono l&#8217;intento politico: sperano che il film induca i Paesi occidentali a ritirare il proprio sostegno a Israele e a esercitare pressioni con sanzioni. \u00c8 una dichiarazione che chiarisce da che parte stanno, e che i critici useranno per leggere il film come militanza. Ma un film pu\u00f2 essere insieme di parte e fondato, e sta allo spettatore, e agli storici, distinguere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Naza<\/em>\u00a0funziona proprio perch\u00e9 rinuncia alla retorica. Il montaggio lento, i volti oscurati, i tetti di Tel Aviv di notte, le frasi dette a bassa voce restituiscono un&#8217;immagine della guerra come processo amministrato, in cui il numero dei morti accettabili \u00e8 una cifra su un foglio. Il confronto con\u00a0<em>La zona d&#8217;interesse<\/em> (cosa che potrebbe diventare fuorilegge con il nuovo &#8220;ddl antisemitismo&#8221; che il governo italiano sta perfezionando)\u00a0\u00e8 meritato quanto a metodo, con la differenza che qui il fuori campo \u00e8 un fatto in corso e non un passato su cui si pu\u00f2 elaborare il lutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film resta anche un caso politico, e l&#8217;accoglienza in patria ne \u00e8 parte integrante. La storia del cinema documentario insegna che le opere pi\u00f9 scomode sono spesso quelle che ottengono, nel luogo di cui parlano, l&#8217;accoglienza pi\u00f9 ostile. Se\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0sia l&#8217;atto di accusa decisivo che i suoi autori sperano, o solo un nuovo capitolo di una battaglia di narrazioni, lo diranno le verifiche indipendenti sulle sue affermazioni e la storia. Tanto viviamo un&#8217;epoca in cui la verit\u00e0 \u00e8 radicalizzata e c&#8217;\u00e8 un&#8217;intera classe politica che per sua scelta non lo vedr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Confessioni di un massacro ad alta tecnologia Dopo l&#8217;Oscar per\u00a0No Other Land, Yuval Abraham e Rachel Szor 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