{"id":36023,"date":"2026-09-14T07:10:38","date_gmt":"2026-09-14T05:10:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=36023"},"modified":"2026-09-14T07:10:42","modified_gmt":"2026-09-14T05:10:42","slug":"il-giocatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-giocatore\/","title":{"rendered":"Il giocatore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di F\u00ebdor Dostoevskij, 1866<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un contratto capestro con l&#8217;editore F\u00ebdor Stellovskij imponeva a Dostoevskij di consegnare un romanzo breve entro il 1\u00b0 novembre di quell&#8217;anno, pena la cessione gratuita dei diritti su tutta la sua opera passata e futura per nove anni. Oppresso dai debiti di gioco, dalle richieste della vedova del fratello Michail e dalla morte recente della prima moglie, lo scrittore si trov\u00f2 a dover comporre in circa un mese un testo che altri autori avrebbero meditato per anni. Assunse per l&#8217;occasione una giovane stenografa, Anna Grigor&#8217;evna Snitkina, che divenne poi sua seconda moglie, e le dett\u00f2 il romanzo lavorando fino a ventisei giorni prima della scadenza. Questo aneddoto biografico \u00e8 la chiave di volta per comprendere lo stile febbrile, quasi ansimante, del libro, e insieme la ragione per cui l&#8217;opera possiede un&#8217;autenticit\u00e0 psicologica che difficilmente si ritrova in testi costruiti con maggiore calma compositiva. <strong>Dostoevskij<\/strong>, che nella propria vita fu giocatore compulsivo di roulette a Wiesbaden, Baden-Baden e Homburg, <strong>non stava inventando un vizio altrui da osservatore esterno, stava trascrivendo<\/strong> <strong>la propria ossessione, la propria vergogna e la propria incapacit\u00e0 di sottrarsi al richiamo del caso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"394\" height=\"600\" data-attachment-id=\"36024\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-giocatore\/il-giocatore\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?fit=394%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"394,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Il giocatore\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?fit=394%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?resize=394%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-36024\" style=\"width:447px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?w=394&amp;ssl=1 394w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Il-giocatore.jpg?resize=197%2C300&amp;ssl=1 197w\" sizes=\"(max-width: 394px) 100vw, 394px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trama si dipana in una cittadina termale immaginaria, Roulettenburg, popolata da una piccola colonia di russi in villeggiatura forzata, trattenuti l\u00ec non tanto dal piacere delle acque quanto dall&#8217;attesa di un&#8217;eredit\u00e0. Il protagonista e narratore, Aleksej Ivanovi\u010d, \u00e8 precettore dei figli di un generale russo indebitato fino al collo, innamorato della bella e cinica Blanche des Cominges, cortigiana francese che lo sta lentamente spolpando in attesa della morte della zia di lui, la ricchissima Antonida Vasil&#8217;evna, soprannominata affettuosamente e ironicamente Babulen&#8217;ka, la &#8220;nonnina&#8221;. Attorno a questo nucleo si muovono il marchese De Grieux, creditore elegante e senza scrupoli del generale, e l&#8217;inglese Mr. Astley, figura taciturna e integerrima che incarna un&#8217;alterit\u00e0 morale rispetto alla corruzione europea che circonda i personaggi russi. Ma il vero motore drammatico del romanzo \u00e8 la passione di Aleksej per Polina, la figliastra del generale: un amore umiliante, ambiguo, mai dichiarato in termini convenzionali, che si esprime attraverso atti di sottomissione quasi masochistica. \u00c8 per lei, e su sua richiesta implicita, che Aleksej tenta per la prima volta la sorte al tavolo da gioco, vincendo una somma considerevole che le consegna senza chiedere nulla in cambio, se non il permesso di restarle accanto in quella condizione di dipendenza degradante che lui stesso sembra desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il colpo di scena che ribalta gli equilibri narrativi \u00e8 l&#8217;arrivo improvviso di Babulen&#8217;ka in persona: tutti la credevano morente a Mosca, e invece la vecchia arriva a Roulettenburg vispa e arzilla, gettando nello sconforto il generale e De Grieux, che contavano sulla sua eredit\u00e0 per saldare i debiti. Ma Babulen&#8217;ka, appena scopre l&#8217;esistenza della roulette, ne viene rapita con la stessa furia infantile e autodistruttiva che animer\u00e0 poi Aleksej: perde in poche sedute somme colossali, incarnando in forma comica e insieme tragica la stessa patologia che percorre l&#8217;intero romanzo. La sua rovina prepara, per contrasto e per specchio, la rovina finale del protagonista, che dopo aver vinto una fortuna enorme al tavolo &#8211; nella scena pi\u00f9 celebre e tecnicamente virtuosistica del libro, un lungo capitolo quasi ipnotico costruito sulla ripetizione ossessiva dei numeri, dei colori, delle puntate raddoppiate &#8211; si ritrova comunque, qualche tempo dopo, in Europa, solo, dissoluto, incapace di allontanarsi dai casin\u00f2, mentre Polina \u00e8 ormai scomparsa dalla sua vita e Mr. Astley gli riferisce, con understatement tutto britannico, le tristi conclusioni della vicenda degli altri personaggi. Il romanzo si chiude non con una redenzione ma con una sospensione: Aleksej, ridotto quasi alla mendicit\u00e0, si illude ancora di poter &#8220;ricominciare&#8221;, di risollevarsi con un&#8217;ultima puntata fortunata. \u00c8 un finale che rifiuta la catarsi, e proprio per questo risulta modernissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un punto di vista tematico,\u00a0<em>Il Giocatore<\/em>\u00a0si inserisce in un dialogo esplicito con la tradizione letteraria russa e europea del racconto sul gioco d&#8217;azzardo. Il debito pi\u00f9 evidente \u00e8 verso <strong>Pu\u0161kin<\/strong> e la sua\u00a0<em>Dama di picche<\/em>, dove il tema della carta vincente e della follia calcolatrice del giocatore Hermann anticipa di quarant&#8217;anni molte delle ossessioni di Aleksej, sebbene <strong>Dostoevskij<\/strong> sposti il baricentro dal calcolo razionale impazzito alla resa totale al caso, quasi una forma di misticismo negativo. C&#8217;\u00e8 poi un confronto implicito, e per certi versi polemico, con la narrativa francese del romanzo mondano (<strong>Balzac<\/strong> in particolare, con le sue descrizioni di parigini rovinati dal lusso e dal gioco) che Dostoevskij rovescia in chiave morale. Se in Balzac il denaro \u00e8 motore sociale che rivela le ambizioni di un&#8217;epoca, in Dostoevskij il denaro vinto o perso alla roulette diventa piuttosto la cartina di tornasole di un carattere nazionale, di una tensione irrisolta tra l&#8217;anima russa e la civilt\u00e0 occidentale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine in cui Aleksej discetta, con toni provocatori e volutamente sopra le righe, sulla differenza tra l&#8217;accumulo metodico e borghese del capitale tedesco e francese e la propensione russa allo spreco improvviso, all&#8217;azzardo totale, alla dissipazione generosa e autolesionista, sono tra le pi\u00f9 dense ideologicamente del libro, e prefigurano i grandi monologhi ideologici che popoleranno\u00a0<em>Delitto e castigo<\/em>,\u00a0<em>L&#8217;idiota<\/em>\u00a0e\u00a0<em>I demoni<\/em>. Non \u00e8 un caso che\u00a0<em>Il Giocatore<\/em>\u00a0venga spesso letto in filigrana insieme alle\u00a0<em>Memorie dal sottosuolo<\/em>, scritte l&#8217;anno precedente; entrambi i testi condividono un narratore in prima persona lucido nella propria autodistruzione, capace di analizzare con freddezza clinica i propri impulsi pi\u00f9 irrazionali senza per questo riuscire a dominarli. Aleksej, come l&#8217;uomo del sottosuolo, sceglie consapevolmente la propria rovina, quasi a rivendicare, in un mondo che la razionalit\u00e0 utilitaristica occidentale vorrebbe piegare a calcoli di convenienza, il diritto irriducibile dell&#8217;individuo a volere ci\u00f2 che \u00e8 dannoso per s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano stilistico,\u00a0<em>Il Giocatore<\/em>\u00a0si distingue nettamente da altre opere di Dostoevskij per la sua compattezza e per un ritmo narrativo quasi cinematografico ante litteram, conseguenza diretta, come si diceva, delle condizioni di composizione. Mancano le lunghe digressioni polifoniche che caratterizzano i grandi romanzi della maturit\u00e0; la voce narrante \u00e8 unica, ininterrotta, e la forma diaristica (il testo si presenta come gli appunti di Aleksej scritti a ridosso degli eventi) crea un effetto di immediatezza quasi nevrotica, in cui il lettore \u00e8 trascinato dentro la stessa vertigine del protagonista senza la mediazione di un narratore onnisciente che gli conceda respiro o distanza critica. Questa scelta tecnica anticipa procedimenti che saranno tipici della narrativa modernista novecentesca, dal flusso di coscienza alla narrazione inaffidabile; Aleksej \u00e8 infatti un narratore la cui autoanalisi, per quanto acuta, non \u00e8 mai pienamente attendibile, poich\u00e9 egli stesso ammette di non comprendere fino in fondo le proprie motivazioni, oscillando tra momenti di lucidit\u00e0 spietata e improvvisi accessi di autoinganno. La lingua, per quanto filtrata dalla dettatura e dalla traduzione, mantiene quella caratteristica accelerazione ritmica tipica di Dostoevskij, fatta di frasi che si accumulano per accumulo emotivo pi\u00f9 che per architettura sintattica calcolata, di ripetizioni ossessive dei termini legati al denaro e al gioco, di un lessico che privilegia l&#8217;urgenza espressiva alla raffinatezza formale. Alcuni critici, a partire dalla stessa ricezione ottocentesca, hanno voluto leggere in questa ruvidit\u00e0 stilistica un limite del romanzo rispetto ai capolavori successivi. Una lettura pi\u00f9 attenta suggerisce invece che proprio questa mancanza di levigatura sia funzionale al soggetto trattato, replicando a livello formale la stessa mancanza di controllo, la stessa febbre, che affligge i personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro aspetto che merita attenzione \u00e8 la costruzione dei personaggi femminili, e in particolare la figura di Polina, che si sottrae programmaticamente agli stereotipi della donna angelicata o della donna perduta allora diffusi nella narrativa europea. Polina \u00e8 crudele, manipolatrice, imprevedibile, ma Dostoevskij non la condanna moralmente n\u00e9 la trasforma in un semplice oggetto del desiderio maschile; la sua opacit\u00e0 psicologica, il suo rifiuto di spiegarsi, diventano anzi lo specchio in cui si riflette l&#8217;incapacit\u00e0 di Aleksej di amare senza sottomissione, senza cio\u00e8 trasformare l&#8217;amore in un&#8217;ulteriore forma di gioco d&#8217;azzardo, in una scommessa sulla propria dignit\u00e0. Il parallelismo tra l&#8217;amore per Polina e la passione per la roulette non \u00e8 casuale, entrambi offrono ad Aleksej l&#8217;ebbrezza del rischio totale, la possibilit\u00e0 di annullarsi in qualcosa di pi\u00f9 grande di s\u00e9, in un abbandono che ha pi\u00f9 a che fare con l&#8217;autoannientamento che con il piacere. In questo senso il romanzo anticipa anche temi che saranno centrali nella psicoanalisi novecentesca, dalla pulsione di morte freudiana alle teorie sulla <strong>dipendenza come ricerca di un&#8217;intensit\u00e0 emotiva capace di colmare un vuoto esistenziale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va infine ricordato il posto peculiare che\u00a0<em>Il Giocatore<\/em>\u00a0occupa nella biografia intellettuale di Dostoevskij. Scritto nello stesso periodo in cui l&#8217;autore lavorava a\u00a0<em>Delitto e castigo<\/em>, il testo condivide con il capolavoro maggiore l&#8217;attenzione per la psicologia dell&#8217;eccesso, per gli stati limite della coscienza, per la dialettica tra libert\u00e0 e autodistruzione. Ma a differenza di Raskol&#8217;nikov, che alla fine trova, sia pure faticosamente, una via di espiazione, Aleksej non conosce redenzione; la sua storia s&#8217;interrompe, letteralmente, a met\u00e0, senza che il lettore sappia se egli riuscir\u00e0 mai a liberarsi dalla propria ossessione. Questa apertura, che potrebbe sembrare un difetto strutturale dovuto alla fretta compositiva, si rivela invece coerente con l&#8217;intera filosofia del libro: il gioco d&#8217;azzardo, come la vita stessa nell&#8217;ottica dostoevskiana, non ammette conclusioni nette, ma solo la ripetizione infinita del rischio, la promessa sempre rinnovata e sempre delusa di un colpo risolutivo. Letto oggi, a distanza di pi\u00f9 di centocinquant&#8217;anni,\u00a0<em>Il Giocatore<\/em>\u00a0colpisce per l&#8217;attualit\u00e0 clinica della sua analisi della dipendenza, ben prima che la ludopatia fosse riconosciuta come patologia psichiatrica, e per la capacit\u00e0 di trasformare un&#8217;esperienza personale di debolezza e vergogna in una delle indagini pi\u00f9 lucide mai scritte sul rapporto tra caso, desiderio e identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di F\u00ebdor Dostoevskij, 1866 Un contratto capestro con l&#8217;editore F\u00ebdor Stellovskij imponeva a Dostoevskij di consegnare un 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