{"id":35854,"date":"2026-07-30T22:11:15","date_gmt":"2026-07-30T20:11:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35854"},"modified":"2026-07-30T22:14:04","modified_gmt":"2026-07-30T20:14:04","slug":"i-convitati-di-pietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-convitati-di-pietra\/","title":{"rendered":"I convitati di pietra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Michele Mari, Einaudi 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ventitreesimo libro di questo autore, vincitore del premio Strega 2026, \u00e8 un racconto che mette in scena il tempo come un meccanismo collettivo, una macchina che trita generazioni intere restituendocele in scorcio, come da un finestrino di treno che corre troppo veloce perch\u00e9 si possa distinguere il paesaggio dai dettagli. \u00c8 un romanzo che, dietro l&#8217;apparenza di una commedia di costume ambientata nella Milano borghese, nasconde una delle riflessioni pi\u00f9 spietate degli ultimi anni sulla vecchiaia, sulla morte e su ci\u00f2 che resta di un&#8217;amicizia quando le viene tolto tutto fuorch\u00e9 l&#8217;abitudine, la routine.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"379\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35857\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-convitati-di-pietra\/i-convitati-di-pietra-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?fit=379%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"379,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"I convitati di pietra\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?fit=379%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?resize=379%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35857\" style=\"width:433px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?w=379&amp;ssl=1 379w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/I-convitati-di-pietra-1.jpeg?resize=190%2C300&amp;ssl=1 190w\" sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il patto che d\u00e0 avvio alla vicenda \u00e8 di una semplicit\u00e0 quasi infantile, e proprio per questo capace di generare, nel corso dei decenni, conseguenze mostruose. Il 22 luglio, primo anniversario dell&#8217;esame di maturit\u00e0, i trenta ex compagni della III A di un liceo milanese decidono di trasformare una battuta in un rito: ogni anno verseranno una quota in un fondo comune e alla fine, quando il gruppo si sar\u00e0 assottigliato fino a lasciarne in vita soltanto tre, il montepremi accumulato verr\u00e0 spartito tra i superstiti. \u00c8 un gioco di societ\u00e0 che nessuno, all&#8217;inizio, prende sul serio fino in fondo: uno scherzo goliardico, la scusa per rivedersi ogni anno, un pretesto identitario pi\u00f9 che economico. Ma Mari sa bene che non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 serio di uno scherzo che si ripete per cinquant&#8217;anni, e costruisce il romanzo esattamente sull&#8217;ironia iniziale che, cena dopo cena, s&#8217;indurisce in ossessione, in strategia di sopravvivenza al ribasso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La struttura narrativa segue con pazienza quasi contabile l&#8217;evolversi delle cene annuali, che diventano il vero snodo temporale del libro: non capitoli scanditi da un io narrante che riflette, ma tappe di un rituale che si ripete identico nella forma e sempre diverso nella sostanza, perch\u00e9 ogni anno qualche sedia in pi\u00f9 resta vuota con un elenco dettagliato di date, malattie, perdite. \u00c8 il suo un dispositivo narrativo quasi teatrale: la tavola apparecchiata, i convitati che si contano a vicenda con lo sguardo prima ancora di sedersi, la domanda muta che aleggia su ogni portata: chi manca e perch\u00e9. Mari lavora su questa ripetizione con la pazienza di chi sa che la tragedia umana, in letteratura, funziona meglio se somministrata a piccole dosi regolari piuttosto che in un&#8217;unica scena madre. Il lettore, come i personaggi, si abitua alla scomparsa, la mette in conto, e proprio in questa abitudine si annida uno dei nuclei del libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attorno al meccanismo della riffa si dispiega un affresco corale che copre pi\u00f9 di settant&#8217;anni di vita italiana, filtrato per\u00f2 non attraverso la grande storia ma attraverso le piccole, minute vicissitudini private: matrimoni che naufragano, carriere che si arenano o esplodono, malattie che arrivano una dopo l&#8217;altra come portate di un menu che nessuno ha scelto. Mari non concede quasi nulla all&#8217;interiorit\u00e0 dei singoli personaggi: vi sono pochissimi momenti di introspezione profonda o di monologo interiore alla ricerca del senso. I trenta ex compagni di classe restano, per gran parte del libro, delle funzioni all&#8217;interno del congegno collettivo pi\u00f9 che delle coscienze indagate dall&#8217;interno. \u00c8 una scelta stilistica precisa, e insieme un rischio calcolato: rinunciando all&#8217;empatia individuale, l&#8217;autore sposta il centro drammatico dal singolo destino al destino della classe come organismo, come corpo collettivo che invecchia e si sfalda. Il lettore non si affeziona a un protagonista, si affeziona, semmai, al gruppo intero e soffre non per la morte di questo o quel personaggio ma per l&#8217;assottigliarsi implacabile della tavolata. \u00c8 proprio in questo appuntamento con l&#8217;eternit\u00e0 che il titolo richiama il <em>Don Giovanni e il convitato di pietra<\/em> di Moli\u00e8re.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano dello stile, Mari conferma la propria fama di prosatore capace di un controllo quasi chirurgico della lingua, ma qui la mette al servizio di un registro diverso da quello, pi\u00f9 barocco e memorialistico, di alcune sue opere precedenti. La scrittura \u00e8 scorrevole, asciutta, percorsa da una vena ironica che non abbandona mai il testo nemmeno nei momenti pi\u00f9 cupi: \u00e8 un&#8217;ironia fredda che si nutre del contrasto tra la gravit\u00e0 degli eventi narrati (la morte, la malattia, il tradimento, la vecchiaia che umilia i corpi) e il tono compassato, quasi da cronaca mondana, con cui vengono riportati. Mari elenca diagnosi, bypass, acufeni, protesi, con la stessa cura minuziosa con cui un cronista di societ\u00e0 elencherebbe abiti e vini a una cena elegante, e da questo cortocircuito nasce buona parte della nerissima comicit\u00e0 del libro. \u00c8 una prosa che sa essere crudele senza mai alzare la voce, che colpisce non attraverso il pathos ma attraverso l&#8217;accumulo, la ripetizione, il dettaglio clinico portato fino quasi alla tassonomia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce narrante, esterna e onnisciente, si muove con disinvoltura tra i decenni e tra i punti di vista, senza mai fermarsi troppo a lungo su un singolo personaggio, quasi a voler impedire al lettore di affezionarsi troppo a chi, prima o poi, sparir\u00e0 dalla tavola. Questa scelta ha un effetto straniante e insieme molto efficace: riproduce, sul piano della lettura, la stessa dinamica emotiva vissuta dai personaggi, costretti anch&#8217;essi a non investire troppo affetto su chi potrebbe non esserci l&#8217;anno successivo. Il romanzo diventa cos\u00ec, in un certo senso, un esercizio di distanza emotiva applicata al lettore stesso, un addestramento al distacco che imita, nella forma, il tema che racconta nel contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non mancano, naturalmente, i momenti in cui l&#8217;accumulo di dettagli clinici e di piccole miserie umane rischia di appesantire il ritmo: la lunga sequenza di malattie, tradimenti e rancori riproposti di cena in cena pu\u00f2, in alcuni tratti centrali del libro, dare la sensazione di un catalogo pi\u00f9 che di una narrazione in divenire. \u00c8 il prezzo che Mari sceglie consapevolmente di pagare per la sua struttura ciclica: la ripetizione, che \u00e8 la forza del romanzo, ne \u00e8 anche occasionalmente il suo limite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che rende <em>I convitati di pietra<\/em> un&#8217;opera pi\u00f9 ambiziosa di una semplice commedia nera di costume \u00e8 la domanda che cova sotto la superficie ironica per tutto il libro, e che esplode con particolare forza nell&#8217;ultima parte, quando il gruppo si riduce a pochi superstiti ormai anziani: cosa significa desiderare di sopravvivere agli altri, quando l&#8217;unico premio in palio \u00e8 restare gli ultimi a un tavolo sempre pi\u00f9 vuoto? Mari non risolve questa domanda con un moralismo facile n\u00e9 con un nichilismo compiaciuto. Il romanzo attraversa con lucidit\u00e0 le zone pi\u00f9 basse della natura umana senza per\u00f2 arrendersi del tutto a un ritratto disperato della specie. Alla fine la contabilit\u00e0 della sopravvivenza lascer\u00e0 spazio alla tenerezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano dei riferimenti, il romanzo dialoga apertamente con la tradizione del giallo corale britannico, se pensiamo alla stanza chiusa in cui i personaggi scompaiono uno a uno restando prigionieri di un meccanismo che li sovrasta; ma laddove quella tradizione punta sulla suspense dell&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;assassino, qui non c&#8217;\u00e8 un colpevole se non l&#8217;attesa collettiva che tutti condividono e temono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi cerca in un libro il calore dell&#8217;empatia verso un singolo protagonista trover\u00e0 qui trenta figure spesso ridotte a funzione narrativa, tratteggiate con precisione ma tenute volutamente a distanza. \u00c8 un libro ideale per chi ama i romanzi costruiti come meccanismi a orologeria, in cui la forma stessa (la ripetizione, la scansione annuale, il progressivo assottigliarsi del cast) diventa portatrice di senso quanto e pi\u00f9 della trama; \u00e8 per chi apprezza un&#8217;ironia scura, controllata, mai gridata, capace di far ridere e gelare nello stesso paragrafo; per i lettori che hanno gi\u00e0 una certa familiarit\u00e0 con il tempo che passa sul proprio corpo e sulle proprie amicizie, e che possono riconoscere in questa parabola grottesca qualcosa di scomodamente vero. \u00c8, in definitiva, un libro adatto a chi non ha paura di guardare in faccia l&#8217;invecchiamento collettivo di una generazione, senza il filtro consolatorio della nostalgia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Mari, Einaudi 2025 Il ventitreesimo libro di questo autore, vincitore del premio Strega 2026, \u00e8 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