{"id":35516,"date":"2026-05-03T07:28:48","date_gmt":"2026-05-03T05:28:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35516"},"modified":"2026-05-03T07:28:49","modified_gmt":"2026-05-03T05:28:49","slug":"cosi-e-se-vi-pare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/cosi-e-se-vi-pare\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Luigi Pirandello, 1917<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rappresentata per la prima volta al Teatro Manzoni di Milano nel 1917, in piena guerra mondiale,\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0\u00e8 forse l&#8217;opera teatrale in cui <strong>Luigi Pirandello<\/strong> distilla con maggiore nitidezza il nucleo filosofico di tutta la sua produzione: l&#8217;impossibilit\u00e0 di conoscere la verit\u00e0 sull&#8217;altro, l&#8217;identit\u00e0 come costruzione instabile e negoziata, la realt\u00e0 come proiezione soggettiva che nessuna verifica esterna pu\u00f2 confutare definitivamente. Il titolo stesso, con quella parentetica ironica che \u00e8 quasi un sigillo beffardo, anticipa la conclusione cui il dramma conduce: la realt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec, se cos\u00ec vi pare; non c&#8217;\u00e8 un di l\u00e0 dal pensiero, non c&#8217;\u00e8 un tribunale capace di emettere sentenze sull&#8217;essere delle cose. <strong>Siamo in pieno clima epistemologico novecentesco, in quella crisi della certezza che attraversa la fisica di Einstein, la psicanalisi di Freud, la filosofia di Bergson, e che in Italia trova nel teatro di Pirandello la sua espressione letteraria pi\u00f9 acuta e popolare<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35517\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/cosi-e-se-vi-pare\/cosi-e-se-vi-pare\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?fit=450%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"450,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Cos\u00ec \u00e8 se vi pare\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?fit=450%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?resize=450%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35517\" style=\"width:455px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?w=450&amp;ssl=1 450w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Cosi-e-se-vi-pare.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0bisogna per\u00f2 partire dall&#8217;uomo, dalla biografia di uno scrittore che aveva vissuto sulla propria pelle la dissoluzione dell&#8217;identit\u00e0 e la follia come esperienza domestica quotidiana. Pirandello era nato a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, in una famiglia borghese siciliana di orientamento garibaldino. Aveva studiato a Roma e a Bonn, dove si era formato sulla filologia tedesca e sulla filosofia idealista, prima di tornare in Italia e costruirsi una carriera di narratore e drammaturgo che sarebbe culminata nel Nobel del 1934. Ma tra la formazione e il riconoscimento internazionale c&#8217;era stata l&#8217;esperienza devastante del matrimonio con <strong>Maria Antonietta Portulano<\/strong>, che nel 1903, a seguito del crollo finanziario della famiglia dovuto all&#8217;allagamento delle solfatare di Agrigento, era precipitata in una malattia mentale progressiva che si manifestava soprattutto come paranoia gelosa nei confronti del marito. Per oltre quindici anni Pirandello aveva vissuto accanto a una donna che lo accusava di tradimenti immaginari, che lo spiava, che costruiva un&#8217;interpretazione delirante di ogni suo gesto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa esperienza non \u00e8 solo uno sfondo biografico: \u00e8 la materia stessa di\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>, trasfigurata in dramma e portata alle sue conseguenze filosofiche estreme. La vicenda \u00e8 ambientata in una piccola citt\u00e0 di provincia, un luogo anonimo e claustrofobico che potrebbe essere qualunque capoluogo meridionale e ruota attorno all&#8217;arrivo di un funzionario, il signor Ponza, che si stabilisce in citt\u00e0 con la propria suocera, la signora Frola, senza tuttavia coabitare con lei: la tiene in un appartamento separato, le consente visite solo nel cortile del palazzo in cui abita, e sembra tenerla lontana da sua figlia, moglie del Ponza, che non appare mai direttamente in scena. Questa stranezza eccita la curiosit\u00e0 pettegola della societ\u00e0 cittadina, rappresentata soprattutto dalla famiglia Agazzi, il consigliere Agazzi, sua moglie e sua figlia Dina, che vuole capire, indagare, mettere ordine in quella situazione opaca. La curiosit\u00e0 \u00e8 presentata da Pirandello con una vena satirica feroce: i cittadini che si affannano a scoprire la verit\u00e0 non sono mossi da piet\u00e0 o da interesse autentico per i protagonisti della vicenda, ma dal bisogno compulsivo di catalogare, di definire, di ricondurre l&#8217;altro a una categoria comprensibile. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La signora Frola fornisce la propria versione dei fatti: il genero \u00e8 un uomo buono ma possessivo, ossessionato dalla moglie al punto da volerla tenere tutta per s\u00e9, escludendo persino la madre. Il signor Ponza offre una spiegazione opposta e speculare: la suocera \u00e8 pazza, non accetta la morte della figlia avvenuta anni prima, e lui ha dovuto risposarsi con un&#8217;altra donna che la suocera crede essere ancora sua figlia; la tiene a distanza per piet\u00e0, per non turbare la sua illusione consolatoria. Entrambe le versioni sono internamente coerenti; entrambe vengono rese plausibili e persino commoventi dalla recitazione dei personaggi che le espongono; nessuna delle due pu\u00f2 essere verificata perch\u00e9 tutti i documenti che potrebbero chiarire la situazione, ovvero i registri parrocchiali, gli atti comunali, sono stati distrutti dal terremoto che ha devastato il paese d&#8217;origine dei tre. Il terremoto non \u00e8 un espediente comodo: \u00e8 un&#8217;immagine potente e precisa di ci\u00f2 che Pirandello intende dire sul reale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La certezza, la documentazione, la prova oggettiva sono fragili costruzioni che il caso pu\u00f2 spazzare via; ci\u00f2 che rimane dopo il sisma \u00e8 solo la parola dell&#8217;uno contro la parola dell&#8217;altro, l&#8217;interpretazione contro l&#8217;interpretazione. Il personaggio che funge da portavoce del punto di vista pirandelliano \u00e8 Lamberto Laudisi, cognato del consigliere Agazzi, che osserva la caccia alla verit\u00e0 con ironia distaccata e filosoficamente consapevole. Laudisi sa gi\u00e0 dall&#8217;inizio ci\u00f2 che gli altri impareranno alla fine: che la verit\u00e0 sull&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;altro \u00e8 inaccessibile, che ciascuno esiste per gli altri in modi diversi e contraddittori, che <strong>il tentativo di fissare l&#8217;essere di una persona in una definizione univoca \u00e8 destinato al fallimento<\/strong>. La sua risata finale, una delle pi\u00f9 celebri didascalie del teatro italiano del Novecento, non \u00e8 un gesto di cinismo ma di liberazione paradossale: si ride perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nient&#8217;altro da fare di fronte all&#8217;abisso. Il climax della pi\u00e8ce \u00e8 costruito con una geometria drammatica di precisione quasi matematica. Quando finalmente la misteriosa moglie del Ponza viene convocata per chiarire tutto, per dire lei stessa chi \u00e8, per risolvere l&#8217;enigma, la donna appare velata e pronuncia le parole conclusive del dramma: \u00e8 la figlia della signora Frola e la seconda moglie del signor Ponza; \u00e8 nessuna delle due, o tutte e due insieme; \u00e8 ci\u00f2 che ciascuno vuole che sia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;\u00e8 risoluzione, non c&#8217;\u00e8 agnizione, non c&#8217;\u00e8 il momento catartico che la tradizione drammaturgica da <strong>Aristotele<\/strong> in poi aveva sempre previsto. Pirandello sostituisce la catarsi con lo sgomento, il riconoscimento con l&#8217;irriconoscibilit\u00e0, la verit\u00e0 con il vuoto. \u00c8 una conclusione che al momento della prima rappresentazione lasci\u00f2 il pubblico disorientato e diviso, e che ancora oggi conserva il suo potere destabilizzante. Per collocare\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0nella storia della letteratura \u00e8 necessario richiamare alcune coordinate. Il dramma appartiene alla fase centrale della produzione pirandelliana, quella che va dalla raccolta <em>Novelle per un anno<\/em>\u00a0ai grandi capolavori del teatro degli anni Venti:\u00a0<em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em>\u00a0(1921),\u00a0<em>Enrico IV<\/em>\u00a0(1922),\u00a0<em>Come tu mi vuoi<\/em>\u00a0(1930). Rispetto a questi lavori successivi,\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0\u00e8 ancora una pi\u00e8ce relativamente convenzionale nella sua struttura: tre atti, un&#8217;ambientazione realistica, personaggi psicologicamente riconoscibili. Ma il nucleo tematico, l&#8217;identit\u00e0 come enigma insolubile, la realt\u00e0 come convenzione tra soggetti, \u00e8 gi\u00e0 pienamente sviluppato, e in esso si riconoscono influenze che attraversano tutta la cultura europea di primo Novecento. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 la lezione di <strong>Henrik Ibsen<\/strong>, il cui teatro aveva gi\u00e0 smontato le certezze della borghesia vittoriana attraverso la rivelazione del segreto sepolto, ma mentre in Ibsen il segreto viene alla luce e distrugge, in Pirandello non viene mai alla luce e per questo \u00e8 ancora pi\u00f9 devastante. C&#8217;\u00e8 l&#8217;eco di <strong>August Strindberg<\/strong>, che nel\u00a0<em>Padre<\/em>\u00a0e in\u00a0<em>La signorina Julie<\/em>\u00a0aveva gi\u00e0 esplorato l&#8217;impossibilit\u00e0 del reciproco riconoscimento tra individui, la guerra silenziosa che si combatte nell&#8217;interpretazione dei gesti altrui. C&#8217;\u00e8 la consonanza con il teatro di <strong>Anton \u010cechov<\/strong>, in cui l&#8217;azione drammatica si consuma sotto la superficie del dialogo apparentemente ordinario, e in cui i personaggi non comunicano davvero mai, ciascuno chiuso nella propria prospettiva solitaria. Ma il contributo specifico di Pirandello \u00e8 qualcosa che non si trova nei suoi predecessori: \u00e8 la trasformazione del problema epistemologico (come si conosce la realt\u00e0?) in problema ontologico: la realt\u00e0 esiste indipendentemente dal modo in cui viene conosciuta? La risposta implicita di\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0\u00e8 no, o almeno: non lo sappiamo, e non lo sapremo mai. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo nichilismo epistemologico ha radici nella formazione filosofica di Pirandello: la lettura di <strong>Alfred Binet<\/strong> sulla dualit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0, la conoscenza della filosofia di <strong>Georg Wilhelm Friedrich Hegel<\/strong> filtrata attraverso la scuola italiana di <strong>Benedetto Croce<\/strong>, l&#8217;influenza dello schopenhaueriano pessimismo cosmico che in Italia aveva trovato in Giovanni Leopardi il suo cantore pi\u00f9 sublime. Non \u00e8 un caso che Pirandello avesse scritto un saggio fondamentale,\u00a0<em>L&#8217;umorismo<\/em>\u00a0(1908), in cui teorizzava la propria poetica: <strong>l&#8217;umorismo non \u00e8 il comico semplice, che ride delle deformit\u00e0; \u00e8 il sentimento del contrario, che ride e insieme piange, che vede la maschera e il volto insieme, che non sa scegliere tra i due perch\u00e9 sa che la maschera \u00e8 gi\u00e0 parte del volto<\/strong>.\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0\u00e8 esattamente questo: una macchina teatrale per produrre il sentimento del contrario nello spettatore, per lasciarlo in quello stato di sospensione dolorosa e lucida che Pirandello considerava l&#8217;unica risposta onesta alla condizione umana. La pi\u00e8ce fu adattata in italiano da una novella precedente,\u00a0<em>La signora Frola e il signor Ponza, suo genero<\/em>\u00a0(1915), pubblicata nel Corriere della Sera: il passaggio dalla pagina al palcoscenico \u00e8 illuminante, perch\u00e9 mostra come Pirandello concepisse il teatro non come illustrazione di un testo preesistente ma come spazio in cui il problema della verit\u00e0 acquistava una dimensione fisica e comunitaria. Gli spettatori in sala sono essi stessi parte del meccanismo: anch&#8217;essi cercano la verit\u00e0, anch&#8217;essi vengono delusi, anch&#8217;essi si trovano alla fine con la risata di Laudisi che li guarda. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teatro come luogo dell&#8217;illusione consapevole si mette in scena esso stesso come problema. Questo aspetto meta-teatrale, che in\u00a0<em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em>\u00a0diventer\u00e0 la struttura portante del dramma, qui \u00e8 ancora implicito ma gi\u00e0 pienamente attivo. A distanza di oltre un secolo,\u00a0<em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>\u00a0continua a essere rappresentato nei teatri di tutto il mondo e continua a porre domande che la cultura contemporanea non ha risolto ma semmai acuito. In un&#8217;epoca in cui la post-verit\u00e0 \u00e8 diventata categoria politica, in cui i social media hanno moltiplicato le narrazioni incompatibili dello stesso evento, in cui l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 diventata un campo di contestazione politica e teorica, il dramma di Pirandello suona come una profezia. Non perch\u00e9 Pirandello fosse un profeta, era semmai un testimone acutissimo delle contraddizioni del proprio tempo, ma perch\u00e9 le domande che pone sono strutturali, ineliminabili, costitutive della condizione di qualsiasi essere che viva in relazione con gli altri. Chi \u00e8 l&#8217;altro? Posso sapere chi \u00e8? Ha senso chiederglielo? La signora velata che chiude il dramma con la propria risposta impossibile \u00e8 la risposta di Pirandello a tutte queste domande: \u00e8 il volto dell&#8217;alterit\u00e0 irriducibile, di ci\u00f2 che non si lascia possedere dallo sguardo, di ci\u00f2 che esiste solo nel modo in cui ciascuno sceglie di vederlo. E in questo, il dramma non \u00e8 solo un capolavoro del teatro novecentesco: \u00e8 uno specchio in cui ogni lettore, ogni spettatore, riconosce la propria solitudine epistemologica e, se \u00e8 fortunato, riesce a riderci su, con la stessa risata amara e liberatoria di Lamberto Laudisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luigi Pirandello, 1917 Rappresentata per la prima volta al Teatro Manzoni di Milano nel 1917, in 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