{"id":35486,"date":"2026-05-01T09:07:05","date_gmt":"2026-05-01T07:07:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35486"},"modified":"2026-05-01T09:07:07","modified_gmt":"2026-05-01T07:07:07","slug":"le-affinita-elettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/le-affinita-elettive\/","title":{"rendered":"Le affinit\u00e0 elettive"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Johann Wolfgang von Goethe, 1809<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato nel 1809, quando <strong>Goethe<\/strong> aveva sessant&#8217;anni e alle spalle gi\u00e0 due delle opere pi\u00f9 celebrate della letteratura europea (<em>I dolori del giovane Werther<\/em>\u00a0e il primo\u00a0<em>Faust<\/em>)\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>\u00a0\u00e8 forse il romanzo pi\u00f9 freddo e pi\u00f9 bruciante che egli abbia scritto, quello in cui la distanza dello scienziato e la febbre del poeta si incontrano in un equilibrio che nessun altro libro della sua carriera raggiunge con uguale precisione. Il titolo stesso \u00e8 una dichiarazione di metodo: <strong>le affinit\u00e0 elettive sono un concetto chimico settecentesco, ovvero la tendenza di certe sostanze a legarsi ad altre, abbandonando i legami precedenti quando ne incontrano di pi\u00f9 forti<\/strong>, e Goethe lo usa come chiave di lettura per i rapporti umani, in un gesto intellettuale che \u00e8 al tempo stesso elegante e perturbante, perch\u00e9 <strong>suggerisce che l&#8217;amore non sia scelta morale ma legge naturale<\/strong>, che gli esseri umani obbediscano a forze che li attraversano come i reagenti obbediscono alla chimica, e che la volont\u00e0, quella facolt\u00e0 su cui l&#8217;intera edificazione etica della borghesia illuminata si fondava, sia in fondo un&#8217;illusione consolatoria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"386\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35488\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/le-affinita-elettive\/le-affinita-elettive\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?fit=386%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"386,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Le affinit\u00e0 elettive\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?fit=386%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?resize=386%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35488\" style=\"width:405px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?w=386&amp;ssl=1 386w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Le-affinita-elettive.jpg?resize=193%2C300&amp;ssl=1 193w\" sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eduard e Charlotte sono una coppia aristocratica matura che si \u00e8 sposata dopo lunghi anni di attesa e di amori separati, e che vive in una tenuta di campagna coltivando giardini, leggendo, conversando, un&#8217;esistenza che Goethe descrive con una precisione quasi etnografica della vita dell&#8217;alta borghesia tedesca dell&#8217;epoca, nei suoi rituali di educazione e di autoperfezionamento. Quando Eduard invita nella tenuta il suo vecchio amico, il Capitano, e Charlotte accoglie a sua volta la giovane nipote Ottilie, l&#8217;equilibrio si spezza secondo una logica che il titolo ha gi\u00e0 anticipato: Eduard si innamora di Ottilie, Charlotte del Capitano, e i quattro personaggi si trovano intrappolati in una rete di attrazione e repressione che nessuno di loro sa n\u00e9 vuole davvero spezzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Goethe aveva sessant&#8217;anni quando scrisse questo romanzo, ma il materiale era personale quanto mai: era da poco finita la sua relazione con Minna Herzlieb, una giovane di diciotto anni di cui si era invaghito, e l&#8217;elaborazione letteraria di quell&#8217;ossessione, trasfigurata, filtrata attraverso la struttura del romanzo e la distanza del pensiero scientifico, \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 chiari di come i grandi scrittori trasformino la biografia in forma. Goethe aveva attraversato tutta la sua vita in un rapporto ambivalente tra scienza e poesia: era stato naturalista, geologo, botanico, aveva elaborato una teoria dei colori in polemica diretta con <strong>Newton<\/strong>, e credeva genuinamente che l&#8217;intuizione artistica e l&#8217;osservazione scientifica fossero due modalit\u00e0 complementari di accesso alla stessa realt\u00e0.\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>\u00a0\u00e8 la sua opera pi\u00f9 esplicita in questo senso: un esperimento controllato in cui quattro elementi vengono introdotti in un sistema chiuso e osservati nelle loro reazioni, con la meticolosit\u00e0 di chi prende appunti e la passione di chi sa che l&#8217;esperimento riguarda anche lui. Non \u00e8 un caso che il romanzo contenga, inserita come diario di Ottilie, una serie di aforismi di straordinaria densit\u00e0, alcuni dei pi\u00f9 citati di tutta la letteratura tedesca, che sembrano commenti filosofici all&#8217;azione narrata, come se l&#8217;autore non riuscisse del tutto a rinunciare alla voce riflessiva anche dentro la finzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ottilie \u00e8 il centro gravitazionale del romanzo, anche se formalmente non \u00e8 la protagonista. \u00c8 giovane, silenziosa, quasi priva di volont\u00e0 autonoma, il che la rende, secondo una lettura superficiale, una figura passiva, costruita per essere amata piuttosto che per amare. Ma Goethe le attribuisce una qualit\u00e0 misteriosa che nessun altro personaggio possiede: una sorta di sensibilit\u00e0 fisica al campo magnetico della Terra, soffre di emicrania dal lato sinistro, porta i metalli in modo diverso dagli altri, sente cose che gli altri non sentono, che la avvicina alle figure mediatrici del romanticismo tedesco, a quelle presenze che <strong>Novalis<\/strong> avrebbe chiamato\u00a0<em>Vermittlerinnen<\/em>, creature al confine tra il mondo fisico e quello spirituale. L&#8217;amore di Eduard per Ottilie non \u00e8 mai pienamente corrisposto nel senso convenzionale: lei non agisce, non dichiara, non conquista. Eppure la sua presenza \u00e8 cos\u00ec intensa da riorganizzare l&#8217;intero spazio del romanzo intorno a s\u00e9, come un campo gravitazionale che piega le traiettorie di tutti gli altri. La scena pi\u00f9 perturbante del libro, e una delle pi\u00f9 discusse della narrativa europea dell&#8217;Ottocento, \u00e8 quella in cui Eduard e Charlotte si uniscono fisicamente ma pensano ciascuno all&#8217;altra persona amata, e il bambino che nasce da quella notte porta i lineamenti del Capitano e di Ottilie, come se l&#8217;immaginazione avesse potere generativo, come se il desiderio potesse inscrivere la propria forma nella carne. \u00c8 un momento che scandalizz\u00f2 i lettori dell&#8217;epoca e che affascin\u00f2 i critici del Novecento: <strong>Sigmund Freud<\/strong> lo avrebbe probabilmente letto come illustrazione della potenza dell&#8217;inconscio erotico, <strong>Walter Benjamin<\/strong>, che scrisse nel 1922 il saggio critico pi\u00f9 importante mai dedicato al romanzo, lo legge invece come epifania del mitologico, del mondo delle forze naturali che irrompe nel mondo della libert\u00e0 morale e lo sommerge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Benjamin \u00e8 interlocutore imprescindibile per chiunque voglia capire\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>: il suo saggio, pubblicato in due parti sulla rivista\u00a0<em>Neue Deutsche Beitr\u00e4ge<\/em>, \u00e8 uno dei testi pi\u00f9 oscuri e pi\u00f9 illuminanti della critica letteraria novecentesca, e ruota intorno alla distinzione tra il \u00abmondo mitico\u00bb, governato da forze cieche, da necessit\u00e0 naturale, da colpa senza redenzione, e il \u00abmondo della libert\u00e0 morale\u00bb, che Benjamin identifica con la dimensione del vero contenuto di verit\u00e0 dell&#8217;opera. Secondo Benjamin, Goethe descrive il trionfo del mitico sulle pretese della ragione borghese: i quattro personaggi credono di essere esseri liberi, capaci di scelta e di rinuncia, ma sono in realt\u00e0 figure che obbediscono a una legge naturale pi\u00f9 antica di qualsiasi codice morale, e la tragedia, perch\u00e9 il romanzo \u00e8 tragico, nel senso pi\u00f9 preciso del termine greco, consiste nell&#8217;impossibilit\u00e0 di sfuggire a quella legge conservando al tempo stesso la propria dignit\u00e0 umana. Charlotte e il Capitano riescono in parte a farlo: lei soprattutto, che \u00e8 il personaggio pi\u00f9 razionale e pi\u00f9 coraggioso del libro, l&#8217;unica che tenti davvero di opporre la volont\u00e0 all&#8217;attrazione, che lavori concretamente per tenere insieme ci\u00f2 che le forze naturali vorrebbero separare. Ma il prezzo di questa razionalit\u00e0 \u00e8 una certa freddezza, un&#8217;assenza di grazia che il romanzo sembra punire attribuendo a Ottilie tutta la luminosit\u00e0 che a Charlotte manca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ottilie muore di digiuno volontario, dopo che il bambino \u00e8 annegato per una sua distrazione, in una scena di colpa e penitenza che ha struttura quasi religiosa. La sua morte \u00e8 silenziosa e ostinata, priva di gesti teatrali, e il romanzo si chiude su di lei e su Eduard, morto subito dopo, per la stessa forza oscura, che vengono sepolti nella cappella della tenuta, insieme, come se la morte realizzasse l&#8217;unione che la vita aveva impedito. \u00c8 un finale che ha diviso i lettori da pi\u00f9 di due secoli: romantico? Nichilista? Cristiano? Goethe non risponde, e la sua reticenza \u00e8 programmatica. In un colloquio con <strong>Eckermann<\/strong>, il suo fedele segretario che raccolse le\u00a0<em>Conversazioni<\/em>\u00a0degli ultimi anni della sua vita, Goethe disse che nel romanzo aveva racchiuso pi\u00f9 di quanto lui stesso riuscisse a vedere, e che ogni lettore avrebbe trovato qualcosa di diverso. \u00c8 una delle formulazioni pi\u00f9 oneste che un grande scrittore abbia mai dato del funzionamento dell&#8217;opera letteraria: non trasparenza di intenzione ma opacit\u00e0 produttiva, non messaggio ma campo di forze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto con i contemporanei \u00e8 illuminante per capire quanto\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>\u00a0fosse isolato nel panorama letterario del suo tempo. <strong>Jane Austen<\/strong>, che scriveva negli stessi anni dall&#8217;altra parte della Manica, usava la struttura del romanzo matrimoniale per affermare, ironicamente, con una grazia incomparabile, la possibilit\u00e0 della scelta morale, la superiorit\u00e0 dell&#8217;intelligenza sul pregiudizio, la compatibilit\u00e0 tra sentimento e ragione. Goethe usa la stessa struttura per dimostrate l&#8217;esatto contrario: che la scelta \u00e8 illusione, che la ragione cede sempre davanti alla forza dell&#8217;attrazione, che il matrimonio borghese \u00e8 un&#8217;istituzione troppo fragile per contenere le energie che l&#8217;esistenza umana mette in gioco. Non c&#8217;\u00e8 giudizio morale in questo: Goethe non condanna i suoi personaggi per i loro desideri, come avrebbe fatto un romanziere moralista vittoriano. Li guarda con la stessa equanimit\u00e0 con cui il chimico guarda i suoi reagenti, e questa equanimit\u00e0 \u00e8 insieme la qualit\u00e0 pi\u00f9 moderna e la pi\u00f9 disturbante del libro. <strong>Stendhal<\/strong>, che ammirava profondamente Goethe, avrebbe teorizzato nel suo\u00a0<em>Dell&#8217;amore<\/em>\u00a0del 1822 la \u00abcristallizzazione\u00bb, cio\u00e8 il processo per cui l&#8217;amante proietta sull&#8217;amato qualit\u00e0 immaginarie che lo rendono irresistibile, e c&#8217;\u00e8 qualcosa di quella teoria gi\u00e0 in Ottilie, nella sua trasfigurazione agli occhi di Eduard da ragazza timida a creatura quasi soprannaturale. <strong>Flaubert<\/strong> avrebbe poi portato alle conseguenze estreme la logica goethiana nel\u00a0<em>Sentimental Education<\/em>\u00a0e in\u00a0<em>Madame Bovary<\/em>, dove l&#8217;impossibilit\u00e0 di realizzare il desiderio coincide con la distruzione del soggetto che lo prova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile del romanzo \u00e8 di una compostezza che sfiora la perfezione formale e che pu\u00f2, nella traduzione, sembrare distanza emotiva mentre \u00e8 in realt\u00e0 controllo estremo di una materia che brucia. La prosa di Goethe in\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>\u00a0\u00e8 classica nel senso pi\u00f9 alto del termine: equilibrata nella sintassi, precisa nel lessico, capace di descrivere tempeste interiori con la stessa misura con cui descrive la disposizione di un parco o la costruzione di un argine. Questo classicismo non \u00e8 ornamento n\u00e9 convenzione: \u00e8 postura filosofica, convinzione che la forma sia in grado di contenere senza reprimere, che l&#8217;arte possa guardare in faccia il caos senza dissolversi in esso. \u00c8 qui che Goethe si separa definitivamente dal romanticismo dei suoi contemporanei tedeschi, da <strong>Schlegel<\/strong>, da <strong>Novalis<\/strong>, da <strong>Kleist<\/strong>, che cercavano nell&#8217;irrazionale e nel frammento la forma pi\u00f9 adeguata alla modernit\u00e0, e riafferma, contro la dissoluzione romantica, la possibilit\u00e0 di una forma intera. Ma quella forma intera contiene, in\u00a0<em>Le affinit\u00e0 elettive<\/em>, qualcosa che la sgretola dall&#8217;interno: la certezza che le leggi naturali non rispettano le leggi umane, che la chimica non conosce la morale, che l&#8217;amore, quella forza che la civilt\u00e0 borghese aveva addomesticato nel matrimonio e nel romanzo di formazione, \u00e8 in fondo qualcosa di pi\u00f9 antico e di pi\u00f9 violento di qualsiasi istituzione inventata per contenerlo. Per questo il romanzo \u00e8 ancora vivo dopo pi\u00f9 di due secoli: non perch\u00e9 racconti una storia d&#8217;amore, storie d&#8217;amore ne racconta migliaia, ma perch\u00e9 pone, con la precisione di un esperimento scientifico e la perturbante bellezza di un&#8217;opera d&#8217;arte, la domanda che nessuna societ\u00e0 \u00e8 ancora riuscita a rispondere: fino a che punto l&#8217;essere umano \u00e8 libero  e cosa resta di lui quando scopre di non esserlo affatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Johann Wolfgang von Goethe, 1809 Pubblicato nel 1809, quando Goethe aveva sessant&#8217;anni e alle spalle gi\u00e0 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