{"id":35477,"date":"2026-04-30T21:29:12","date_gmt":"2026-04-30T19:29:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35477"},"modified":"2026-04-30T21:29:14","modified_gmt":"2026-04-30T19:29:14","slug":"i-tre-moschettieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-tre-moschettieri\/","title":{"rendered":"I tre moschettieri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Alexandre Dumas, 1844<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato a puntate sul giornale\u00a0<em>Le Si\u00e8cle<\/em>\u00a0tra marzo e luglio del 1844,\u00a0<em>I tre moschettieri<\/em>\u00a0\u00e8 uno di quei libri che hanno smesso da tempo di essere soltanto un romanzo per diventare un mito culturale, un serbatoio di immagini, frasi e personaggi che la civilt\u00e0 occidentale ha assorbito cos\u00ec in profondit\u00e0 da renderli quasi anonimi, come se fossero sempre esistiti. \u00abTutti per uno, uno per tutti\u00bb \u00e8 una di quelle formule che circolano nel linguaggio comune molto al di l\u00e0 dei lettori del libro, e il nome di d&#8217;Artagnan evoca immediatamente un tipo umano, il giovane audace, povero ma fiero, capace di conquistarsi un posto nel mondo con la spada e l&#8217;intelligenza, che ormai trascende il romanzo che lo ha creato. Eppure, dietro questa apparente semplicit\u00e0, dietro il ritmo trascinante delle avventure, dei duelli e degli intrighi di corte, si nasconde un&#8217;opera letteraria molto pi\u00f9 ricca e stratificata di quanto la sua fortuna popolare non lasci sospettare: un romanzo che riflette sul potere, sull&#8217;amicizia, sulla lealt\u00e0, e che porta impresso il segno inconfondibile di un autore straordinario, <strong>Alexandre Dumas<\/strong>, figlio del generale mulatto Thomas-Alexandre Dumas e nipote di una schiava haitiana, scrittore prodigioso e irregolare, capace di trasformare qualsiasi materia storica in pura energia narrativa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"370\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35479\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-tre-moschettieri\/i-tre-moschettieri\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?fit=370%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"370,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"I tre moschettieri\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?fit=370%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?resize=370%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35479\" style=\"width:419px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?w=370&amp;ssl=1 370w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-tre-moschettieri.jpg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w\" sizes=\"(max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicenda prende le mosse nel 1625, quando d&#8217;Artagnan, un giovane guascone di famiglia modesta ma di sangue ardente, lascia il suo paesino di Tarbes per recarsi a Parigi con la speranza di arruolarsi tra i moschettieri del re Luigi XIII. Nel viaggio, a Meung-sur-Loire, viene deriso e picchiato da un misterioso gentiluomo che gli sottrae una lettera di raccomandazione per Monsieur de Tr\u00e9ville, il comandante dei moschettieri. Arrivato a Parigi, d&#8217;Artagnan incontra quasi per caso i tre moschettieri pi\u00f9 celebri: Athos, nobile malinconico dal passato oscuro; Porthos, vanaglorioso e gaudente; Aramis, devoto aspirante prete che non riesce a rinunciare n\u00e9 alle donne n\u00e9 alle armi. I quattro stringono subito un&#8217;amicizia profonda, cementata da una serie di duelli e di avventure che li portano a scontrarsi con il cardinale Richelieu, il potente ministro che manovra la Francia nell&#8217;ombra, e con la sua agente pi\u00f9 pericolosa, Milady de Winter, una delle figure femminili pi\u00f9 affascinanti e inquietanti di tutta la letteratura d&#8217;avventura. La trama principale si sviluppa attorno ai fermagli di diamanti della regina Anna d&#8217;Austria, donati imprudentemente al duca di Buckingham, favorito inglese: Richelieu vuole smascherare la relazione tra la regina e il duca, i moschettieri devono recuperare i gioielli prima che lo scandalo esploda. Ma intorno a questa ossatura si moltiplicano gli episodi, gli inseguimenti, i tradimenti, le storie d&#8217;amore, e soprattutto cresce la figura di Milady, vera antagonista del romanzo, donna di ghiaccio e di veleno che porta con s\u00e9 un segreto antico, il marchio a fior di giglio impresso sulla spalla come segno d&#8217;infamia, e che finir\u00e0 giustiziata dai moschettieri in una scena di una severit\u00e0 quasi arcaica, quasi shakespeariana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire come nacque questo romanzo \u00e8 necessario fermarsi sulla figura di Dumas e sul suo metodo di lavoro, che fu oggetto di polemiche gi\u00e0 in vita e che continua a dividere la critica. Alexandre Dumas nacque a Villers-Cotter\u00eats nel 1802 e crebbe in condizioni modeste, figlio di un generale napoleonico morto giovane e dimenticato dallo Stato. Da autodidatta appassionato di storia, teatro e letteratura, si fece largo a Parigi grazie al talento e alla socievolezza, e nei primi anni Trenta si impose come drammaturgo con\u00a0<em>Henri III et sa cour<\/em>\u00a0(1829), testo chiave del romanticismo teatrale francese. Il salto alla narrativa avvenne negli anni Quaranta con una produzione straordinaria per quantit\u00e0 e qualit\u00e0, che comprendeva, oltre ai\u00a0<em>Tre moschettieri<\/em>,\u00a0<em>Il conte di Montecristo<\/em>\u00a0(uscito lo stesso anno, 1844),\u00a0<em>Vent&#8217;anni dopo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Il visconte di Bragelonne<\/em>. La questione della collaborazione con <strong>Auguste Maquet<\/strong>, lo storico e scrittore che forn\u00ec a Dumas la ricerca storica e la prima impalcatura narrativa dei\u00a0<em>Moschettieri<\/em>, \u00e8 reale ma spesso ingigantita: Maquet tracciava una struttura, Dumas la trasformava in letteratura, e la differenza tra i testi di Maquet da solo e quelli riscritti da Dumas \u00e8 la differenza tra un meccanismo funzionante e una macchina che vola. La voce, il ritmo, il sarcasmo, la capacit\u00e0 di rendere ogni personaggio immediatamente riconoscibile e vivo sono di Dumas, e nessun biografo onesto lo ha mai contestato seriamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo si fonda su una fonte storica dichiarata: le\u00a0<em>M\u00e9moires de M. d&#8217;Artagnan<\/em>\u00a0di <strong>Gatien de Courtilz de Sandras<\/strong>, pubblicate nel 1700 e basate su personaggi realmente esistiti. Il vero Charles de Batz-Castelmore, detto d&#8217;Artagnan, fu effettivamente un moschettiere del re, mor\u00ec nel 1673 all&#8217;assedio di Maastricht sotto Luigi XIV, e i suoi colleghi Athos, Porthos e Aramis corrispondono a figure storiche reali, bench\u00e9 Dumas le abbia trasformate quasi irriconoscibilmente. Questa materia storica viene trattata con la libert\u00e0 sovrana del romanziere di razza: Dumas non si preoccupa dell&#8217;esattezza filologica, si preoccupa della verit\u00e0 emotiva, e in questo assomiglia molto pi\u00f9 a <strong>Shakespeare<\/strong>, che trasformava le cronache di <strong>Raphael Holinshed<\/strong> in capolavori drammatici, che agli storici positivisti suoi contemporanei. Il periodo scelto, la Francia di Richelieu e di Luigi XIII, \u00e8 uno sfondo ideale per un romanzo sull&#8217;intrigo e sul potere: il cardinale ministro che governa nell&#8217;ombra mentre il re si preoccupa della caccia, la corte come teatro di maschere e inganni, la guerra con la Spagna e il conflitto con gli ugonotti come rumore di fondo di una societ\u00e0 in continuo movimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il personaggio di Richelieu merita una riflessione a parte, perch\u00e9 \u00e8 uno dei grandi personaggi antagonisti della letteratura francese e, insieme, uno dei pi\u00f9 ambigui. Dumas non lo dipinge come un villain bidimensionale: Richelieu \u00e8 intelligente, spietato, ma anche capace di riconoscere il valore nei suoi avversari. Alla fine del romanzo, dopo che i moschettieri hanno sventato i suoi piani e giustiziato Milady, il cardinale concede a d&#8217;Artagnan il brevetto di luogotenente dei moschettieri, riconoscendo in lui un uomo di valore. Questo gesto finale, che rovescia ogni semplificazione morale, rivela la complessit\u00e0 del libro: <strong>in\u00a0<em>I tre moschettieri<\/em>\u00a0non ci sono buoni assoluti n\u00e9 cattivi assoluti, ci sono uomini e donne che obbediscono a logiche di potere, di onore e di sopravvivenza che li rendono tutti, in qualche misura, comprensibili<\/strong>. Anche Milady, la grande malvagia, ha una storia di vittimizzazione che Dumas lascia intravedere senza assolvere, il marchio d&#8217;infamia le fu imposto quando era giovane, da un uomo che la ingann\u00f2, e questa ambiguit\u00e0 la rende straordinariamente moderna, molto pi\u00f9 interessante della semplice femme fatale che il cinema ha spesso preferito vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto con <strong>Victor Hugo<\/strong>, il grande rivale e contemporaneo, \u00e8 illuminante. Hugo e Dumas sono i due giganti del romanticismo francese, ma operano su registri opposti: Hugo \u00e8 il profeta, il poeta cosmico che usa il romanzo per predicare la giustizia e la redenzione (<em>Notre-Dame de Paris<\/em>, 1831;\u00a0<em>I miserabili<\/em>, 1862); Dumas \u00e8 lo chansonnier del racconto, il narratore puro che non si d\u00e0 pace finch\u00e9 la storia non scorre da sola. In\u00a0<em>I tre moschettieri<\/em>\u00a0non c&#8217;\u00e8 la riflessione sociale di Hugo, non c&#8217;\u00e8 la denuncia della miseria o dell&#8217;ingiustizia sistematica. C&#8217;\u00e8 invece qualcosa di diverso e altrettanto prezioso: la celebrazione dell&#8217;energia individuale, della capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di crearsi un destino attraverso il coraggio e la lealt\u00e0. D&#8217;Artagnan non ha nulla quando arriva a Parigi \u2014 nessun denaro, nessuna protezione, nessun titolo \u2014 e si guadagna tutto con le sue azioni. \u00c8 un romanzo profondamente meritocratico, nel senso pi\u00f9 letterale: conta quello che sai fare, non chi sei per nascita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema dell&#8217;amicizia \u00e8 forse il cuore pi\u00f9 intimo del libro, quello che ne spiega la durata nel tempo e l&#8217;universalit\u00e0 dell&#8217;appello. Il legame tra d&#8217;Artagnan, Athos, Porthos e Aramis non \u00e8 mai sentimentale o pateticamente ostentato: si manifesta nell&#8217;azione, nella reciproca copertura, nella disponibilit\u00e0 a rischiare la vita per un compagno senza fare grandi discorsi. Athos in particolare, il pi\u00f9 aristocratico, il pi\u00f9 misterioso, il pi\u00f9 segnato da un passato tragico che il romanzo rivela poco a poco, \u00e8 una delle creazioni caratteriali pi\u00f9 riuscite di Dumas: un uomo che ha perso tutto (la fede, l&#8217;amore, la fiducia nel mondo) e che trova nell&#8217;amicizia e nel codice d&#8217;onore la sola ragione per continuare a combattere. La sua storia con Milady, di cui fu marito, e che lui stesso fece impiccare credendola morta, costituisce il cuore oscuro del romanzo, la zona d&#8217;ombra che d\u00e0 profondit\u00e0 a una vicenda altrimenti tutta proiettata verso la luce e l&#8217;azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano della tecnica narrativa, Dumas \u00e8 un maestro del ritmo e del colpo di scena. Il romanzo, concepito a puntate settimanali, usa tutte le risorse del feuilleton: i finali di capitolo in sospeso, le rivelazioni a sorpresa, i personaggi che ricompaiono nei momenti pi\u00f9 inattesi, la simultaneit\u00e0 di azioni parallele narrate a turno. Questa struttura seriale, che la critica accademica ha a lungo considerato come una limitazione, \u00e8 in realt\u00e0 una forma di sofisticazione narrativa che anticipa tecniche care al cinema e alla serialit\u00e0 televisiva contemporanea. Dumas sa benissimo che il lettore ha bisogno di essere tenuto in tensione, e costruisce ogni capitolo come una piccola macchina autonoma che al tempo stesso alimenta il meccanismo pi\u00f9 grande. In questo senso, i\u00a0<em>Tre moschettieri<\/em>\u00a0sono un testo che parla ancora direttamente agli scrittori di oggi, e non \u00e8 un caso che autori come <strong>Michel Tournier<\/strong>, <strong>Patrick Rambaud<\/strong> o <strong>Arturo P\u00e9rez-Reverte<\/strong> abbiano dichiarato il loro debito verso Dumas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricezione del romanzo fu immediata e trionfale: le puntate sul\u00a0<em>Si\u00e8cle<\/em>\u00a0portarono un aumento record degli abbonamenti, e la pubblicazione in volume nello stesso anno conferm\u00f2 il successo. Le prime traduzioni italiane apparvero quasi subito, e il testo aliment\u00f2 rapidamente una tradizione di adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi che non si \u00e8 mai interrotta. Il cinema ha portato i moschettieri sullo schermo decine di volte, da <strong>Douglas Fairbanks<\/strong> nel 1921 fino alle versioni pi\u00f9 recenti, spesso divertite e ironiche, che testimoniano la capacit\u00e0 del materiale originale di sopportare qualsiasi rielaborazione senza perdere la sua forza. In Italia, la figura di d&#8217;Artagnan \u00e8 entrata nell&#8217;immaginario collettivo anche attraverso adattamenti per ragazzi, fumetti e serie animate, segno di una vitalit\u00e0 che pochissimi romanzi dell&#8217;Ottocento possono vantare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rileggere\u00a0<em>I tre moschettieri<\/em>\u00a0da adulti, dopo averlo incontrato da ragazzi, \u00e8 un&#8217;esperienza peculiare: il romanzo regge perfettamente, ma si arricchisce di sfumature che l&#8217;adolescenza non poteva cogliere. La malinconia di Athos, il vuoto sotto la gaiezza di Porthos, la doppiezza calcolata di Aramis, e soprattutto la solitudine fondamentale di d&#8217;Artagnan, sempre il pi\u00f9 lucido, sempre il pi\u00f9 solo nel profondo, emergono con chiarezza nuova. Dumas ha scritto un libro sull&#8217;amicizia, s\u00ec, ma anche sulla sua impossibilit\u00e0 di durare: gi\u00e0 nel romanzo si avverte che quella compagnia irripetibile appartiene a un momento irripetibile, che il tempo la disperder\u00e0, e che il giovane guascone che arriva a Parigi sul suo cavallo color giallo non potr\u00e0 mai tornare indietro. In\u00a0<em>Vent&#8217;anni dopo<\/em>, il seguito pubblicato nel 1845, quella perdita diventer\u00e0 esplicita, e i quattro si ritroveranno invecchiati, divisi, su fronti opposti, ancora capaci di gesti d&#8217;onore ma incapaci di ritrovare la leggerezza di un tempo. Ma tutto questo \u00e8 gi\u00e0 iscritto, in filigrana, nelle pagine dei\u00a0<em>Tre moschettieri<\/em>, nei silenzi di Athos, nella brutalit\u00e0 elegante della scena finale con Milady, nel brevetto che Richelieu firma per d&#8217;Artagnan come un congedo mascherato da premio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alexandre Dumas, 1844 Pubblicato a puntate sul giornale\u00a0Le Si\u00e8cle\u00a0tra marzo e luglio del 1844,\u00a0I tre moschettieri\u00a0\u00e8 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