{"id":35411,"date":"2026-04-25T11:04:47","date_gmt":"2026-04-25T09:04:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35411"},"modified":"2026-04-25T11:04:49","modified_gmt":"2026-04-25T09:04:49","slug":"il-maestro-e-margherita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-maestro-e-margherita\/","title":{"rendered":"Il Maestro e Margherita"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Michail Bulgakov, 1967<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Michail Afanas&#8217;evi\u010d Bulgakov<\/strong> nacque a Kiev nel 1891, in una famiglia della piccola borghesia intellettuale russa, figlio di un professore di teologia; crebbe immerso in una cultura che oscillava tra la rigidit\u00e0 moralistica della tradizione ortodossa e le inquietudini spirituali di un&#8217;epoca in rapida disgregazione. Medico di formazione, poi drammaturgo e narratore, Bulgakov attravers\u00f2 la Rivoluzione bolscevica con lo sguardo di chi non riesce a illudersi n\u00e9 a cedere, e questa posizione di scomodo testimone lucido gli cost\u00f2 decenni di censura, umiliazioni e silenzio forzato. <em>Il Maestro e Margherita<\/em>, il romanzo della sua vita, fu scritto tra il 1928 e il 1940, anno della sua morte, senza che Bulgakov potesse vederlo pubblicato: la prima edizione, censurata e mutilata, apparve in Unione Sovietica solo nel 1966, ventisei anni dopo la sua scomparsa, e la versione integrale dovette aspettare ancora di pi\u00f9. Questo dato biografico non \u00e8 un dettaglio marginale: \u00e8 il cuore pulsante del libro, il suo respiro pi\u00f9 profondo. <strong>Un romanzo scritto sapendo che non sarebbe stato letto, almeno non in vita, ha una qualit\u00e0 peculiare, quasi testamentaria<\/strong>, come se Bulgakov avesse scelto di parlare non ai contemporanei ma alla posterit\u00e0, non al potere ma alla letteratura stessa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"356\" height=\"589\" data-attachment-id=\"35413\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-maestro-e-margherita\/il-maestro-e-margherita\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?fit=356%2C589&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"356,589\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Il Maestro e Margherita\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?fit=356%2C589&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?resize=356%2C589&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35413\" style=\"width:383px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?w=356&amp;ssl=1 356w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-Maestro-e-Margherita.jpg?resize=181%2C300&amp;ssl=1 181w\" sizes=\"(max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il Maestro e Margherita<\/em> \u00e8 un&#8217;opera che sfida qualsiasi tentativo di classificazione semplice. \u00c8 un romanzo satirico, una storia d&#8217;amore, un poema filosofico, una fantasia gotica, un testo mistico, una critica politica velata e una meditazione sulla natura del male, della libert\u00e0 e dell&#8217;arte. La sua struttura a doppio piano narrativo (Mosca negli anni Trenta e Gerusalemme ai tempi di Ponzio Pilato) genera un effetto di specchio distorto in cui le epoche si riflettono e si commentano a vicenda, rivelando che la codardia, il tradimento e il potere corrotto non appartengono a nessun tempo specifico ma alla condizione umana nella sua interezza. L&#8217;arrivo del diavolo a Mosca, nella persona del misterioso professor Woland, scatena una serie di eventi surreali e grotteschi che smascherano l&#8217;ipocrisia, la burocrazia, la meschinit\u00e0 e la corruzione morale della societ\u00e0 sovietica, ma lo fa con un&#8217;ironia cos\u00ec affilata da trasformare la denuncia in commedia nera, quasi rabelaisiana nel suo godimento dell&#8217;assurdo. Bulgakov aveva letto <strong>Gogol&#8217;<\/strong> con attenzione devota, e da lui aveva imparato che <strong>il ridicolo \u00e8 spesso pi\u00f9 devastante dell&#8217;indignazione, che il grottesco pu\u00f2 arrivare dove la denuncia diretta non potrebbe mai penetrare<\/strong>. Come nelle <em>Anime Morte<\/em> o nel <em>Naso<\/em>, la realt\u00e0 russa viene vista attraverso un prisma deformante che ne esalta le contraddizioni fino all&#8217;insostenibile, ma in Bulgakov questo procedimento si carica di una dimensione metafisica che va ben oltre il realismo satirico gogoliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura di Woland \u00e8 forse la creazione pi\u00f9 straordinaria del romanzo, e il suo debito letterario \u00e8 esplicito fin dall&#8217;epigrafe, tratta dal <em>Faust<\/em> di <strong>Goethe<\/strong>: \u00abDimmi, chi sei dunque?\u00bb \u00abSono parte di quella forza che vuole sempre il male e sempre compie il bene.\u00bb Mefistofele aleggia su ogni pagina del libro, ma Bulgakov non lo imita, lo reinventa radicalmente. Il Woland bulgakoviano non \u00e8 il seduttore astuto e servile del dramma goethiano, n\u00e9 il demone medievale assetato di anime: \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 antico, di pi\u00f9 maestoso e di pi\u00f9 ambiguo, <strong>una forza cosmica che osserva gli uomini con olimpica ironia, che punisce non per crudelt\u00e0 ma per una sorta di giustizia superiore, che porta il caos a Mosca non per distruggerla ma per rivelare quello che gi\u00e0 \u00e8<\/strong>. La sua entrata in scena, l&#8217;incontro notturno con Berlioz e Ivan Bezdomnyj ai Laghetti del Patriarca, con la profezia della morte imminente e la discussione sull&#8217;esistenza di Dio, \u00e8 uno dei pi\u00f9 fulminanti incipit della letteratura novecentesca. Bulgakov stabilisce subito le coordinate del gioco: il diavolo \u00e8 reale, gli uomini non ci credono, e questa incredulit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 la loro condanna. La critica all&#8217;ateismo militante sovietico \u00e8 immediata e feroce, ma Bulgakov la maschera con tale eleganza narrativa che appare come filosofia pura piuttosto che come pamphlet politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo nel romanzo, le pagine che il Maestro ha scritto su Ponzio Pilato e su Ges\u00f9 (qui chiamato Ieshua Ha-Nozri, restituitogli la piena umanit\u00e0 storica), costituisce uno dei livelli pi\u00f9 alti e complessi dell&#8217;opera. Bulgakov affronta la figura di Cristo senza devozione ortodossa e senza irriverenza: Ieshua \u00e8 un uomo di straordinaria purezza morale, un filosofo itinerante che predica il bene con semplicit\u00e0 disarmante, che non comprende la politica e non pu\u00f2 difendersi dalla macchina del potere. Il suo incontro con Pilato \u00e8 il centro morale dell&#8217;intero romanzo. Pilato, il procuratore stanco, cinico, tormentato da emicranie fisiche e da qualcosa di simile alla nausea esistenziale, comprende l&#8217;innocenza di Ieshua, \u00e8 persino sedotto dalla sua visione del mondo, e tuttavia lo condanna. La codardia, dice Woland verso la fine, \u00e8 il peggior vizio. Bulgakov lo dice con la forza di chi sa cosa significa cedere al potere: lui stesso aveva dovuto scrivere a Stalin chiedendo di poter emigrare o lavorare, e Stalin aveva risposto con una telefonata ambigua che lo aveva lasciato prigioniero in una libert\u00e0 sorvegliata. Pilato \u00e8 Bulgakov, Pilato \u00e8 chiunque abbia mai saputo la verit\u00e0 e abbia taciuto per paura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia d&#8217;amore tra il Maestro e Margherita appartiene a una tradizione nobilissima che va da <strong>Dante<\/strong> a <strong>Goethe<\/strong>, da <strong>Turgenev<\/strong> a <strong>Dostoevskij<\/strong>, ma ha una sua specificit\u00e0 commovente e moderna. Margherita non \u00e8 un angelo n\u00e9 una musa: \u00e8 una donna che ama con tutto il corpo e con tutta l&#8217;anima, che accetta di diventare la regina del ballo di Satana pur di salvare il suo uomo, che attraversa l&#8217;orrore e l&#8217;oscurit\u00e0 senza perdere la propria umanit\u00e0. La sua fedelt\u00e0 non \u00e8 passiva n\u00e9 romantica nel senso sentimentale del termine: \u00e8 una scelta etica radicale, una forma di resistenza all&#8217;oblio e alla rassegnazione. Il Maestro, invece, \u00e8 figura ambivalente e dolorosa: l&#8217;artista che ha scritto la sua opera pi\u00f9 grande e poi, distrutto dalla critica ufficiale e dallo sconforto, ha bruciato il manoscritto e si \u00e8 consegnato volontariamente a una clinica psichiatrica. La metafora \u00e8 trasparente: nell&#8217;Unione Sovietica degli anni Trenta, la follia era l&#8217;unico rifugio possibile per chi non voleva collaborare n\u00e9 combattere apertamente. E tuttavia i manoscritti non bruciano, questa frase, che Woland pronuncia con serafica certezza, \u00e8 forse la dichiarazione di fede pi\u00f9 bella mai scritta sulla letteratura e sulla sua capacit\u00e0 di sopravvivere alla censura, alla morte, al tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 impossibile non pensare, leggendo <em>Il Maestro e Margherita<\/em>, ad altri grandi romanzi del Novecento che si confrontano con il totalitarismo attraverso il filtro del surreale e dell&#8217;allegoria. <em>Il Processo<\/em> di <strong>Kafka<\/strong>, pubblicato nel 1925, prefigura lo stesso universo di burocrazia kafkiana e di colpa incomprensibile che Bulgakov mette in scena a Mosca, ma dove Kafka resta nel registro dell&#8217;angoscia pura, Bulgakov aggiunge una risata carnevalesca, quasi bachiana, che trasforma l&#8217;oppressione in farsa. <em>1984<\/em> di <strong>Orwell<\/strong>, scritto nello stesso periodo anche se pubblicato nel 1949, condivide l&#8217;ossessione per il potere totalitario, ma Orwell lavora con la logica del realismo distopico mentre Bulgakov preferisce il sogno e il fantastico come strumenti di verit\u00e0. Il confronto pi\u00f9 fecondo \u00e8 forse con <em>Il Dottor \u017divago<\/em> di <strong>Pasternak<\/strong>, anche lui romanzo scritto nel segreto e pubblicato all&#8217;estero contro la volont\u00e0 del regime, anche lui storia di un artista e di una grande storia d&#8217;amore sullo sfondo della Rivoluzione: ma dove Pasternak \u00e8 lirico e elegiaco, Bulgakov \u00e8 teatrale e barocco, capace di passare in poche righe dalla metafisica alla commedia pi\u00f9 bassa, dal sublime al farsesco, con una libert\u00e0 compositiva che ricorda pi\u00f9 <strong>Cervantes<\/strong> che qualunque modello russo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il linguaggio del romanzo \u00e8 uno degli strumenti pi\u00f9 raffinati di Bulgakov. La prosa si adatta ai contesti con una duttilit\u00e0 straordinaria: diventa secca e quasi biblica nelle scene di Gerusalemme, dove la sintassi si semplifica e si carica di una gravit\u00e0 antica; diventa ironica e veloce, quasi cinematografica, nelle scene moscovite di satira sociale; si fa lirica e sensuale nelle pagine dedicate a Margherita. Bulgakov aveva lavorato per anni al teatro, e questa formazione si sente nella costruzione dei dialoghi, nel senso del ritmo, nella capacit\u00e0 di creare scene memorabili attraverso il dettaglio preciso e inaspettato. Var\u00e9t\u00e9, il teatro dove Woland si esibisce con i suoi demoni trasformando i rubli in valuta straniera e facendo piovere vestiti sul pubblico femminile, \u00e8 una delle invenzioni pi\u00f9 geniali del libro: uno spazio in cui il confine tra la rappresentazione e la realt\u00e0 si dissolve, in cui il pubblico moscovita rivela la propria avidit\u00e0 e la propria pochezza spirituale mentre ride di se stesso senza saperlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il finale del romanzo \u00e8 tra i pi\u00f9 discussi della letteratura del Novecento. Il Maestro e Margherita non ottengono la luce, la luce appartiene a Ieshua, la beatitudine ai santi, ma ottengono la pace, il riposo, un angolo quieto fuori dal tempo dove l&#8217;artista potr\u00e0 finalmente scrivere senza paura e Margherita potr\u00e0 amarlo senza dolore. Questa pace non \u00e8 salvazione cristiana n\u00e9 annullamento nichilista: \u00e8 qualcosa di bulgakovianamente specifico, una forma di grazia laica e malinconica, come il tramonto su un prato dopo una tempesta. Ponzio Pilato, il personaggio del libro che ha pi\u00f9 sofferto, condannato a sedere sulla sua rupe per duemila anni, tormentato dal rimorso, viene infine liberato da Ieshua stesso, e i due si avviano lungo un sentiero lunare verso quella pace che nessun sistema politico, nessuna censura, nessun diavolo pu\u00f2 negare a chi ha amato e ha creduto nella verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il Maestro e Margherita<\/em> \u00e8 sopravvissuto al regime che cerc\u00f2 di soffocarlo, \u00e8 sopravvissuto alla morte del suo autore, \u00e8 sopravvissuto a decenni di distorsioni editoriali: \u00e8 diventato uno dei romanzi pi\u00f9 letti del Novecento, tradotto in decine di lingue, amato da generazioni di lettori che spesso non sanno nulla dell&#8217;URSS degli anni Trenta ma riconoscono in esso qualcosa di universale e di necessario. Il suo messaggio pi\u00f9 profondo non \u00e8 politico n\u00e9 religioso: \u00e8 un atto di fede nella letteratura stessa, nella possibilit\u00e0 che la parola scritta possa sopportare il peso del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michail Bulgakov, 1967 Michail Afanas&#8217;evi\u010d Bulgakov nacque a Kiev nel 1891, in una famiglia della piccola 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