{"id":35269,"date":"2026-04-07T12:24:31","date_gmt":"2026-04-07T10:24:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35269"},"modified":"2026-04-07T12:24:33","modified_gmt":"2026-04-07T10:24:33","slug":"i-miserabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-miserabili\/","title":{"rendered":"I miserabili"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Victor Hugo, 1862<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato nel 1862, dopo pi\u00f9 di vent&#8217;anni di gestazione, il capolavoro di Victor Hugo arriva al pubblico europeo come un evento culturale prima ancora che letterario. In Francia, in Italia, in Spagna, le prime copie vengono vendute in poche ore. La gente piange nelle strade leggendo le ultime pagine. I giornali dedicano editoriali appassionati a un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma fornisce la sua interpretazione su un&#8217;epoca, una societ\u00e0, una civilt\u00e0 intera. Hugo aveva sessant&#8217;anni quando\u00a0<em>Les Mis\u00e9rables<\/em>\u00a0usc\u00ec, era gi\u00e0 un monumento vivente della letteratura francese, e tuttavia il romanzo lo travolse come se fosse la prima cosa che scriveva: fu il libro che lo consegn\u00f2 all&#8217;immortalit\u00e0 non dei letterati ma del popolo intero.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"418\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35271\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/i-miserabili\/i-miserabili\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?fit=418%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"418,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"I miserabili\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?fit=418%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?resize=418%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35271\" style=\"width:438px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?w=418&amp;ssl=1 418w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/I-miserabili.jpg?resize=209%2C300&amp;ssl=1 209w\" sizes=\"(max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hugo \u00e8 una figura cos\u00ec ingombrante, cos\u00ec carica di contraddizioni e di grandiosit\u00e0, che ridurlo a pochi dati biografici \u00e8 complicato. Victor-Marie Hugo nasce a Besan\u00e7on nel 1802, figlio di un generale napoleonico e di una madre di convizioni royaliste: fin dalla nascita \u00e8 figlio di un conflitto, e questo conflitto lo accompagner\u00e0 per tutta la vita, attraversando ogni sua scelta politica e artistica. A diciannove anni pubblica il suo primo volume di poesie e ottiene una pensione reale; a trenta \u00e8 gi\u00e0 il capo indiscusso del Romanticismo francese, il teorico della\u00a0<em>Pr\u00e9face de Cromwell<\/em>, l&#8217;autore che con\u00a0<em>Hernani<\/em>\u00a0ha scatenato una battaglia teatrale rimasta leggendaria. Ma Hugo \u00e8 anche un uomo di passioni smisurate: avr\u00e0 una relazione duratura e tormentata con l&#8217;attrice <strong>Juliette Drouet<\/strong>, che durer\u00e0 cinquant&#8217;anni e sopravviver\u00e0 alla morte di sua moglie <strong>Ad\u00e8le<\/strong>; vedr\u00e0 sua figlia L\u00e9opoldine annegare con il marito nel 1843, e questo lutto lo segner\u00e0 in modo irreparabile, spingendolo verso un silenzio creativo di quasi un decennio. Quando riprende a scrivere, qualcosa nel suo modo di guardare il mondo \u00e8 cambiato: la gioia romantica si \u00e8 incrinata, e al suo posto \u00e8 entrata una coscienza sociale pi\u00f9 cupa, pi\u00f9 urgente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte nel dicembre 1851 trasforma Hugo in un esule. Aveva sostenuto Luigi Napoleone candidato alla presidenza; la sua trasformazione in Napoleone III, imperatore autocratico, \u00e8 per Hugo una tradizione imperdonabile. Abbandona la Francia e si stabilisce prima a Bruxelles, poi a Jersey, poi a Guernsey, dove vivr\u00e0 quasi vent&#8217;anni nell&#8217;isolamento della sua casa, Hauteville House, che arred\u00f2 e decor\u00f2 con le proprie mani come un tempio della propria grandiosit\u00e0. \u00c8 in quest&#8217;esilio che completa\u00a0<em>I miserabili<\/em>, un libro cominciato nel 1845 con il titolo provvisorio\u00a0<em>Les Mis\u00e8res<\/em>. <strong>L&#8217;esilio non \u00e8 per Hugo soltanto una condizione politica: \u00e8 la forma stessa che prende la sua coscienza<\/strong>. Come Jean Valjean, il protagonista del romanzo, \u00e8 un uomo condannato per sempre dalla propria origine, costretto a reinventarsi, a fuggire, a nascondersi, Hugo in esilio riflette su cosa significhi essere cacciato dalla propria societ\u00e0 e cosa significhi sopravvivere a quella cacciata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jean Valjean \u00e8 il personaggio pi\u00f9 grande che Hugo abbia creato, e uno dei pi\u00f9 grandi dell&#8217;intera letteratura europea. Condannato a cinque anni di galera per aver rubato un pane, poi diventati diciannove per i tentativi di evasione, Valjean esce dal bagno penale di Tolone trasformato in una specie di animale: diffidente, feroce, chiuso in un odio sordo contro il mondo intero. L&#8217;incontro con il vescovo Myriel, che lo accoglie in casa sua e poi gli perdona il furto dei candelabri d&#8217;argento mentendo alla polizia, \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 celebri del romanzo, e non soltanto per la sua carica emotiva. <strong>Myriel rappresenta un tipo di santit\u00e0 laica e pratica che \u00e8 estranea alla retorica ecclesiastica: non predica, non giudica, non impone; semplicemente agisce secondo una grazia che sembra naturale quanto respirare<\/strong>. Il suo gesto, donare a Valjean anche i candelabri che questi aveva gi\u00e0 rubato, \u00abdimenticando\u00bb di dire alla polizia che erano un regalo, \u00e8 un atto di creazione: crea un uomo nuovo l\u00e0 dove c&#8217;era soltanto un relitto. Tutta la storia successiva di Valjean \u00e8 il tentativo di essere all&#8217;altezza di quel gesto, di guadagnarselo retroattivamente attraverso una vita intera di bont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Hugo non \u00e8 un moralista ingenuo, e\u00a0<em>I miserabili<\/em>\u00a0non \u00e8 un libro edificante nel senso deteriore del termine. La trasformazione di Valjean \u00e8 reale ma non lineare, non definitiva, non trionfante. Il romanzo \u00e8 strutturato come una serie di prove sempre pi\u00f9 difficili, in cui ogni volta che Valjean crede di aver raggiunto una forma di pace, come sindaco di Montreuil-sur-Mer, come protettore di Cosette, come padre adottivo, qualcosa o qualcuno la spezza. E il qualcosa o il qualcuno ha quasi sempre il volto di Javert, il commissario di polizia che d\u00e0 la caccia a Valjean per tutta la durata del romanzo con una ossessione che \u00e8 essa stessa una forma di grandiosit\u00e0 morale perversa. Javert \u00e8 un personaggio magnifico perch\u00e9 non \u00e8 il semplice antagonista: \u00e8 un uomo profondamente convinto della propria rettitudine, un uomo che ha costruito la propria identit\u00e0 sulla certezza che la legge e la giustizia siano la stessa cosa. Quando, alla fine del romanzo, Valjean lo risparmia mentre avrebbe potuto ucciderlo, anzi, mentre avrebbe avuto ogni ragione morale per ucciderlo, Javert non riesce a sopravvivere alla propria crisi. Non pu\u00f2 perdonare Valjean perch\u00e9 perdonare significherebbe ammettere che la legge non esaurisce la giustizia, e questa ammissione \u00e8 per lui incompatibile con la sua stessa esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;opposizione tra legge e giustizia \u00e8 il cuore filosofico del romanzo, la tensione che Hugo lascia irrisolta con una consapevolezza che \u00e8 la sua forma pi\u00f9 alta di onest\u00e0 intellettuale. Non \u00e8 vero che\u00a0<em>I miserabili<\/em>\u00a0proponga una risoluzione facile: i buoni non trionfano sempre, i cattivi non vengono sempre puniti, e anche i migliori esseri umani, Valjean, il vecchio Gillenormand nella sua tarda redenzione, il rivoluzionario Enjolras nel fuoco della sua purezza, portano dentro di s\u00e9 qualcosa di spezzato che non pu\u00f2 essere riparato completamente. <strong>Hugo crede nel progresso, crede nella capacit\u00e0 dell&#8217;umanit\u00e0 di migliorarsi, ma sa, e lo mostra, che il progresso costa un prezzo immenso e che il conto viene pagato sempre dai pi\u00f9 deboli<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fantine \u00e8, in questo senso, il personaggio pi\u00f9 straziante del romanzo. Giovane operaia sedotta e abbandonata da un dandy di buona famiglia, si trova a dover crescere da sola la figlia Cosette in una societ\u00e0 che non prevede nessuna rete di protezione per le madri sole. La sua discesa nell&#8217;abiezione, la perdita del lavoro, la vendita dei capelli, dei denti, poi del corpo, \u00e8 descritta da Hugo con una precisione documentaria che sarebbe ripresa, qualche decennio dopo, dal naturalismo di <strong>\u00c9mile Zola<\/strong>. Ma laddove Zola avrebbe descritto quella discesa con il distacco dello scienziato, Hugo la racconta con una rabbia morale esplicita, quasi urlata: non \u00e8 un processo naturale, dice Hugo, \u00e8 un crimine sociale. Fantine non muore per sfortuna o per debolezza individuale: muore perch\u00e9 la societ\u00e0 in cui vive non ha posto per lei. \u00c8 in questi passaggi che\u00a0<em>I miserabili<\/em>\u00a0si avvicina di pi\u00f9 al <em>pamphlet<\/em> politico, e non sempre ne esce con la grazia del grande romanzo; ma l&#8217;indignazione \u00e8 cos\u00ec vera, cos\u00ec priva di compiacimento, che si fatica a rimproverare all&#8217;autore il suo eccesso di passione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosette e Marius, i giovani innamorati il cui amore \u00e8 il motore della seconda parte del romanzo, sono i personaggi meno riusciti, e Hugo lo sapeva probabilmente. Sono figure luminose ma un po&#8217; piatte, pi\u00f9 simboli che persone: lei \u00e8 la bellezza redenta dalla miseria, lui \u00e8 l&#8217;idealismo politico che cerca un ancoraggio sentimentale. La loro storia d&#8217;amore, con tutto il convenzionale corredo di sguardi, messaggi nascosti e incontri nel giardino di rue Plumet, \u00e8 il momento in cui Hugo si concede alla tradizione del romanzo sentimentale senza trasformarla. \u00c8 significativo, tuttavia, che il personaggio pi\u00f9 vitale e autentico di tutta la vicenda giovanile sia \u00c9ponine, la figlia dei Th\u00e9nardier, che ama Marius di un amore non corrisposto e muore per lui sulle barricate: in lei Hugo mette qualcosa di pi\u00f9 vivo e irregolare che nei protagonisti ufficiali, come se la sua tragedia, amare senza speranza, aiutare chi non ti ama, morire senza essere rimpianta, fosse pi\u00f9 vicina alla verit\u00e0 del mondo che non la bella storia dei due giovani borghesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La famiglia Th\u00e9nardier \u00e8 il contraltare comico e sinistro della famiglia virtuale che Valjean costruisce attorno a s\u00e9. Osti impostori, ladruncoli, truffatori seriali, i Th\u00e9nardier rappresentano la miseria che non si \u00e8 convertita in virt\u00f9 ma in cinismo: sono ci\u00f2 che Valjean avrebbe potuto diventare se il vescovo Myriel non fosse apparso sulla sua strada. Hugo li tratta con un&#8217;ironia feroce che a tratti sfiora il grottesco dickensiano, e il paragone con <strong>Dickens<\/strong> \u00e8 pertinente, perch\u00e9 i due scrittori condividono la stessa capacit\u00e0 di far coesistere il tragico e il comico nello stesso personaggio, la stessa attenzione ai margini della societ\u00e0, la stessa vocazione morale che si esprime attraverso il romanzo popolare. Hugo aveva letto Dickens e lo ammirava; <strong>Dickens<\/strong> aveva letto Hugo e lo considerava uno dei grandi. Erano figli dello stesso momento storico (la prima industrializzazione, la crescita delle citt\u00e0, la formazione del proletariato urbano) e rispondevano a quel momento con gli strumenti della narrativa di massa, consapevoli che il romanzo poteva raggiungere lettori che nessun trattato filosofico avrebbe mai toccato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine sulle barricate del giugno 1832, la rivolta repubblicana seguita alla morte del generale Lamarque \u2014 sono tra le pi\u00f9 memorabili del romanzo e tra le pi\u00f9 discusse. Hugo costruisce un affresco dell&#8217;insurrezione che \u00e8 al tempo stesso cronaca storica, elegia funebre e manifesto politico. Il giovane Enjolras, bello come un arcangelo e freddo come il marmo, muore sulle barricate con una certezza assoluta nella futura vittoria delle idee repubblicane; Gavroche, il monello di Parigi che incarna tutta la vitalit\u00e0 irriverente della citt\u00e0, muore cantando una canzone mentre raccoglie le cartucce dei nemici morti. Questi due personaggi uno tutto astrazione e purezza ideale, l&#8217;altro tutto vita concreta e ironia, sono le due anime che Hugo sente come proprie: il visionario e il popolare, il profeta e il giornalista. La sconfitta della rivolta non \u00e8 per Hugo una sconfitta definitiva: \u00e8 uno di quei fallimenti storici che preparano le vittorie future, uno di quei sacrifici che la storia richiede come prezzo del progresso. <strong>C&#8217;\u00e8 qualcosa di leopardiano, in questa visione, la consapevolezza che la storia avanza su cadaveri, che la bellezza del gesto eroico non coincide con la sua utilit\u00e0 immediata, ma laddove Leopardi approda al pessimismo cosmico, Hugo rimane ostinatamente fiducioso nel futuro dell&#8217;umanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo \u00e8 anche, e non secondariamente, un trattato sulla Parigi del suo tempo. Le digressioni hugoliane, sulle fognature della capitale, sul gergo dei criminali, sulla battaglia di Waterloo, sui conventi, sulla storia delle barricate, sono state oggetto di critiche sin dalla pubblicazione: <strong>Baudelaire<\/strong>, che pure ammetteva la potenza di Hugo, lo accusava di impurit\u00e0 artistica, di confondere il romanzo con l&#8217;enciclopedia. La critica ha qualcosa di giusto, ma manca il punto centrale. Per Hugo, il romanzo non \u00e8 un genere con confini da rispettare ma uno strumento di conoscenza totale: tutto ci\u00f2 che illumina la condizione umana appartiene al romanzo, tutto ci\u00f2 che spiega perch\u00e9 il mondo \u00e8 come \u00e8 merita di trovarvi posto. Le digressioni sono la forma stessa del pensiero hugoliano: un pensiero che non sopporta le omissioni, che vuole abbracciare la totalit\u00e0, che preferisce l&#8217;eccesso alla lacuna. In questo, Hugo \u00e8 profondamente anti-flaubertiano, lontanissimo dalla disciplina formale e dall&#8217;impersonalit\u00e0 artistica che <strong>Flaubert<\/strong> andava elaborando negli stessi anni, e questa distanza \u00e8 anche una distanza di visione del mondo: Flaubert non credeva nel progresso, non credeva nel popolo, non credeva nell&#8217;utilit\u00e0 della letteratura come strumento di cambiamento; Hugo credeva in tutto questo con una fede che oggi pu\u00f2 sembrare ingenua ma che al tempo aveva la forza di un&#8217;evidenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I miserabili<\/em>\u00a0\u00e8 anche un romanzo sulla memoria e sul perdono, e forse \u00e8 in questa dimensione che raggiunge la sua pi\u00f9 alta temperatura emotiva. Valjean, verso la fine, sceglie di confessare la propria identit\u00e0 a Marius, il genero che lo ha sempre guardato con sospetto, e questa confessione non porta la liberazione che ci si aspetterebbe: porta l&#8217;esclusione. Marius lo allontana dalla propria casa e dalla vita di Cosette, convinto che un ex galeotto non possa essere un frequentatore rispettabile. \u00c8 uno dei momenti pi\u00f9 amari del romanzo, e Hugo lo descrive con una crudelt\u00e0 verso il proprio personaggio che rivela quanto il libro sia lontano dalla fiaba morale: Valjean, il giusto per eccellenza, viene punito dalla propria onest\u00e0. Solo quando Marius scopre la verit\u00e0, che \u00e8 stato Valjean a salvarlo sulle barricate, portandolo in spalla attraverso le fognature di Parigi, pu\u00f2 ricomporre la frattura; ma Valjean \u00e8 ormai morente, e la riconciliazione finale avviene nell&#8217;ombra della morte imminente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hugo muore nel 1885, a ottantatr\u00e9 anni, dopo una vita che sembra essa stessa un romanzo ottocentesco: la gloria, l&#8217;esilio, il lutto, il ritorno trionfante, la vecchiaia venerata. I suoi funerali sono un evento nazionale: il suo feretro viene esposto sotto l&#8217;Arco di Triomphe, e due milioni di persone sfilano per le strade di Parigi.\u00a0<em>I miserabili<\/em>\u00a0sopravvive a tutto questo, sopravvive alle mode letterarie, ai mutamenti di gusto, all&#8217;usura del tempo. \u00c8 un libro imperfetto, prolisso, a tratti retorico, squilibrato nella caratterizzazione dei personaggi, ma la sua imperfezione fa parte della sua grandezza: \u00e8 il tipo di imperfezione che si produce quando si tenta di dire troppo, di abbracciare troppo, di non lasciare niente fuori. Ricordiamoci che era pubblicato a puntate e a volte si sente l&#8217;esigenza di allungare la narrazione come in ogni <em>feuilleton<\/em> che si rispetti. Quella voragine di umanit\u00e0 che Hugo ha aperto nelle sue pagine continua ad aspirare i lettori di ogni epoca, perch\u00e9 le domande che pone sono tuttora aperte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Victor Hugo, 1862 Pubblicato nel 1862, dopo pi\u00f9 di vent&#8217;anni di gestazione, il capolavoro di Victor 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