{"id":35254,"date":"2026-04-05T19:43:26","date_gmt":"2026-04-05T17:43:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35254"},"modified":"2026-04-05T19:43:28","modified_gmt":"2026-04-05T17:43:28","slug":"memorie-di-adriano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/memorie-di-adriano\/","title":{"rendered":"Memorie di Adriano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Marguerite Yourcenar, 1951<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Yourcenar inizia a pensare a questo romanzo negli anni Trenta, lo abbandona, lo riprende, lo abbandona ancora, lo ritrova per caso nel 1948 in un baule di vecchie carte durante un trasloco, e capisce che non pu\u00f2 pi\u00f9 rimandare. Ci lavora per tre anni, e nel 1951 pubblica presso Plon un romanzo che \u00e8 insieme una biografia immaginaria, un saggio storico travestito da fiction, una meditazione filosofica sull&#8217;esercizio del potere, e una delle prose pi\u00f9 belle scritte in lingua francese nel Novecento. Il risultato \u00e8 un libro che non assomiglia a nessun altro, o meglio, che assomiglia a molti libri insieme, e che tuttavia \u00e8 assolutamente se stesso, con quella sicurezza stilistica e intellettuale che appartiene solo ai capolavori che sanno esattamente cosa vogliono essere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"390\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35256\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/memorie-di-adriano\/memorie-di-adriano\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?fit=390%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"390,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Memorie di Adriano\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?fit=390%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?resize=390%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35256\" style=\"width:411px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?w=390&amp;ssl=1 390w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Memorie-di-Adriano.jpg?resize=195%2C300&amp;ssl=1 195w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marguerite Yourcenar, pseudonimo anagrammato di Marguerite de Crayencour, nasce a Bruxelles nel 1903 da padre francese e madre belga, morta di parto pochi giorni dopo. Come <strong>Mary Shelley<\/strong>, come <strong>Cesare Pavese<\/strong>, porta nella propria formazione il segno di una madre assente, ma laddove Shelley ha cercato la madre nei libri e nella scrittura, Yourcenar la porta come un&#8217;ombra silenziosa, una mancanza che non grida ma che definisce. Cresce con il padre, Michel de Crayencour, uomo di vasta cultura, lettore onnivoro, viaggiatore instancabile, che la educa in modo anticonvenzionale: niente scuole regolari, niente programmi fissi, ma letture vastissime in greco e in latino, viaggi in Europa, conversazioni tra pari. Yourcenar impara a leggere Omero e Virgilio nell&#8217;originale prima di frequentare qualsiasi istituzione scolastica, e questo fondamento classico, non come ornamento culturale ma come struttura mentale, come modo di abitare il tempo e il linguaggio, \u00e8 la radice da cui cresce tutta la sua opera, e\u00a0<em>Memorie di Adriano<\/em>\u00a0in modo particolarissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita adulta di Yourcenar \u00e8 segnata da due esperienze decisive. La prima \u00e8 il lungo rapporto con Grace Frick, americana che incontra a Parigi nel 1937 e con cui condivider\u00e0 quarant&#8217;anni di vita sull&#8217;isola americana di Mount Desert Island, nel Maine, dove le due donne si trasferiscono durante la Seconda Guerra Mondiale e dove Yourcenar scriver\u00e0 il romanzo. Questo esilio americano, che \u00e8 insieme rifugio e isolamento, scelta e necessit\u00e0, d\u00e0 al libro una qualit\u00e0 particolare: \u00e8 scritto lontano dall&#8217;Europa, lontano dai luoghi che descrive, da una donna che guarda la storia antica con la distanza di chi abita un presente che sembra negare ogni continuit\u00e0 con il passato. La seconda esperienza decisiva \u00e8 la guerra stessa: Yourcenar scrive\u00a0<em>Memorie di Adriano<\/em>\u00a0mentre l&#8217;Europa brucia e poi si ricostruisce, mentre il progetto di civilt\u00e0 che aveva dato senso a secoli di storia si rivela capace delle barbarie pi\u00f9 assolute. In questo contesto, la scelta di Adriano, l&#8217;imperatore che ha costruito la pace, che ha rinunciato alle conquiste militari in favore della consolidazione e della cultura, che ha cercato di fare dell&#8217;impero romano un organismo vivente invece che una macchina di guerra, non \u00e8 una fuga nel passato ma una risposta al presente, una domanda posta alla storia su cosa significa governare bene, su cosa rimane di un uomo e di un&#8217;epoca quando tutto il resto \u00e8 cenere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo \u00e8 costruito come una lunga lettera che Adriano scrive al nipote adottivo Marco Aurelio, il futuro imperatore\/filosofo, nelle settimane che precedono la propria morte. Adriano ha quasi sessantaquattro anni, \u00e8 malato di cuore, sa che le settimane che gli restano sono contate, e usa questo tempo per ripercorrere la propria vita, non in ordine cronologico ma per temi, per stagioni interiori, con la libert\u00e0 associativa di chi non ha pi\u00f9 niente da nascondere e non sente pi\u00f9 il bisogno di costruire una versione ufficiale di se stesso. Racconta le campagne militari, la politica, i viaggi attraverso l&#8217;impero, le riforme amministrative; racconta gli amici, i nemici, i collaboratori; racconta l&#8217;amore per Antinoo, il giovane bitinio annegato nel Nilo in circostanze mai chiarite, la cui morte trasforma Adriano in qualcosa che non era prima un uomo che sa cosa significa perdere irrimediabilmente, che sa il peso specifico del lutto quando riguarda la persona intorno a cui si era organizzata la propria capacit\u00e0 di gioia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta di Adriano come protagonista non \u00e8 arbitraria n\u00e9 semplicemente letteraria. Yourcenar ci lavora per decenni, e nel taccuino di appunti che pubblica in appendice al romanzo (<em>Taccuino di appunti su &#8220;Memorie di Adriano&#8221;<\/em>, uno dei pi\u00f9 illuminanti documenti di poetica della letteratura europea del Novecento) spiega perch\u00e9 Adriano e non Cesare, perch\u00e9 Adriano e non Augusto, perch\u00e9 Adriano e non Marco Aurelio stesso. La risposta \u00e8 nella posizione storica: <strong>Adriano vive in un momento di equilibrio precario ma reale, tra il mondo antico ancora vivo e il mondo cristiano che sta nascendo, abbastanza lontano dalle origini di Roma per non essere mitico ma abbastanza lontano dalla fine per non essere tragico<\/strong>. \u00c8 un uomo che ha visto abbastanza da sapere, ma non cos\u00ec tanto da disperare, o almeno questo \u00e8 ci\u00f2 che crede, fino a quando Antinoo non muore e la disperazione diventa una conoscenza che nessuna saggezza pu\u00f2 pi\u00f9 contenere. C&#8217;\u00e8 anche una ragione pi\u00f9 sottile: Adriano \u00e8 un uomo di cui si sa molto e non si sa abbastanza. Le fonti storiche, la\u00a0<em>Historia Augusta<\/em>, Cassio Dione, le iscrizioni, restituiscono un profilo ricco di contraddizioni, di gesti contraddittori, di passioni che la storiografia ufficiale fatica a inquadrare. Questo spazio tra il documentato e l&#8217;ignoto \u00e8 lo spazio in cui Yourcenar pu\u00f2 muoversi con la libert\u00e0 dello scrittore senza tradire la responsabilit\u00e0 dello storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metodo di Yourcenar \u00e8 dichiarato e coerente: non inventare ci\u00f2 che si sa essere falso, non affermare ci\u00f2 che non si pu\u00f2 sapere, ma immaginare con rigore ci\u00f2 che potrebbe essere stato, riempire i silenzi delle fonti con ipotesi plausibili, costruire una psicologia che sia compatibile con i fatti noti, dare voce a un uomo reale senza sostituire la propria voce alla sua. Questo metodo, che Yourcenar chiama, nel taccuino, penetrazione dall&#8217;interno, richiede una preparazione storica e filologica di prim&#8217;ordine, che lei possiede, e insieme una capacit\u00e0 empatica rarissima: quella di abitare un&#8217;altra mente, un altro tempo, un altro sistema di valori, senza proiettarvi il proprio presente. Il risultato \u00e8 un testo che sa di antico senza essere antiquario, che respira l&#8217;aria del secondo secolo senza recitarla, che parla il linguaggio di Adriano senza dimenticare di essere stato scritto da una donna del ventesimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto pi\u00f9 immediato che il romanzo evoca \u00e8 con <strong>Robert Graves<\/strong>: il suo\u00a0<em>Io, Claudio<\/em>, pubblicato nel 1934, \u00e8 l&#8217;altro grande esperimento novecentesco di biografia romanzata imperiale romana. Ma la differenza \u00e8 sostanziale e rivelatrice. Graves scrive con l&#8217;energia del romanziere storico, con il gusto del dettaglio pittoresco, con una voce che \u00e8 teatrale e vivace; Yourcenar scrive con la lentezza meditativa del saggista, con una prosa che pesa ogni parola come un orafo pesa il metallo prezioso, con una voce che \u00e8 filosofica nel senso pi\u00f9 proprio, non perch\u00e9 esibisca concetti, ma perch\u00e9 ogni frase nasce da una riflessione che ha attraversato tutto il necessario prima di depositarsi in quelle parole precise. Graves vuole che si giri la pagina; Yourcenar vuole che ci si fermi sulla pagina. Graves racconta; Yourcenar medita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prosa di\u00a0<em>Memorie di Adriano<\/em>\u00a0\u00e8 una delle grandi prose del Novecento francese, il che \u00e8 dire molto, in una tradizione che include <strong>Proust<\/strong>, <strong>C\u00e9line<\/strong>, <strong>Camus<\/strong>, <strong>Simon<\/strong>. Ma \u00e8 una prosa che non ha quasi niente in comune con nessuno di questi: non ha la proliferazione ipertrofica di Proust, non ha la violenza ritmica di C\u00e9line, non ha la sobriet\u00e0 classicheggiante di Camus, non ha la frammentazione sperimentale di Simon. Ha qualcosa di pi\u00f9 raro: la qualit\u00e0 della pietra ben lavorata, la solidit\u00e0 di chi sa che le frasi devono durare. I periodi sono ampi ma non labirintici, ricchi ma non sovraccarichi, musicali senza essere retorici. C&#8217;\u00e8 in essa qualcosa che ricorda la prosa latina dei grandi: <strong>Tacito<\/strong> per la densit\u00e0, <strong>Seneca<\/strong> per l&#8217;introspettivit\u00e0, <strong>Svetonio<\/strong> per la precisione del dettaglio. E questo non \u00e8 una coincidenza perch\u00e9 Yourcenar ha assorbito quelle prose nell&#8217;originale e le ha metabolizzate fino a farne una materia propria, riconoscibilmente sua nonostante le radici antiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema del potere \u00e8 centrale nel romanzo, e il modo in cui Yourcenar lo affronta \u00e8 uno dei contributi pi\u00f9 originali del libro al pensiero politico novecentesco, originale non perch\u00e9 proponga soluzioni nuove, ma perch\u00e9 pone le domande giuste con la chiarezza di chi non ha interessi di parte. Adriano \u00e8 un imperatore che esercita il potere assoluto con una consapevolezza quasi insopportabile dei propri limiti: sa che le sue decisioni sono spesso arbitrarie, che la sua saggezza \u00e8 spesso indistinguibile dal capriccio, che le riforme che ha introdotto dipendono per la loro sopravvivenza da successori che non pu\u00f2 controllare. Sa, e questa consapevolezza \u00e8 il nervo scoperto del romanzo, che il bene che si pu\u00f2 fare con il potere \u00e8 sempre meno del male che il potere stesso produce semplicemente esistendo. Eppure continua a esercitarlo, perch\u00e9 l&#8217;alternativa (il disordine, la violenza, il caos) \u00e8 peggio. \u00c8 un pragmatismo tragico, quello di Adriano: non la rassegnazione cinica del disilluso, ma la lucidit\u00e0 dolorosa di chi ha scelto il meno peggio sapendo che il meglio non esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione sul potere risuona in modo evidente con il contesto in cui il romanzo viene scritto, l&#8217;Europa del secondo dopoguerra, la costruzione delle democrazie liberali sulle macerie dei totalitarismi, il tentativo di rifondare un ordine politico che avesse imparato qualcosa dall&#8217;abisso. Adriano che rinuncia alle conquiste di Traiano, che ritira le legioni dai territori difficilmente difendibili, che costruisce muri non per espandersi ma per proteggere ci\u00f2 che gi\u00e0 ha, questa figura di imperatore che sceglie la conservazione invece dell&#8217;espansione, la pace invece della gloria militare, la cultura invece della forza, \u00e8 una risposta implicita al Novecento delle guerre totali, una proposta di diversa misura del grande. Yourcenar non lo dice esplicitamente, perch\u00e9 non ha bisogno di dirlo: la storia parla da sola, e chi sa ascoltarla capisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;amore per Antinoo \u00e8 l&#8217;altro centro gravitazionale del romanzo, e il modo in cui Yourcenar lo racconta, con una franchezza che nel 1951 era coraggiosa, con una delicatezza che non \u00e8 mai eufemismo, dice molto sulla sua visione dell&#8217;eros come forza che trasforma. Antinoo non \u00e8 idealizzato n\u00e9 ridotto: \u00e8 un essere umano concreto, con le proprie paure e i propri silenzi, con una bellezza che \u00e8 anche una condanna, la condanna di chi sa di essere amato soprattutto per ci\u00f2 che non pu\u00f2 controllare, l&#8217;aspetto fisico destinato a deteriorarsi. La morte di Antinoo (suicidio rituale, secondo alcune interpretazioni antiche, forse in risposta a una profezia che richiedeva una vita umana per salvare quella dell&#8217;imperatore) viene raccontata da Adriano con la precisione tormentata di chi ha ripassato quell&#8217;evento migliaia di volte senza riuscire a capirlo davvero. <strong>\u00c8 uno dei momenti pi\u00f9 alti del romanzo: la potenza dell&#8217;imperatore ridotta all&#8217;impotenza dell&#8217;uomo che non ha saputo, o non ha potuto, proteggere la persona che amava<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tradizione del romanzo storico europeo,\u00a0<em>Memorie di Adriano<\/em>\u00a0occupa un posto che non ha paragoni immediati. Si potrebbe citare\u00a0<em>I promessi sposi<\/em>\u00a0per la seriet\u00e0 dello studio storico che vi sta sotto, ma Manzoni usa la storia come scenario mentre Yourcenar la usa come sostanza. Si potrebbe citare\u00a0<em>Guerra e pace<\/em>\u00a0per l&#8217;ampiezza della visione e la capacit\u00e0 di muoversi tra il grande affresco storico e il dettaglio psicologico, ma <strong>Tolstoj<\/strong> ha una fiducia nell&#8217;azione narrativa che Yourcenar non condivide: il suo romanzo \u00e8 quasi immobile, quasi tutto interiore. Pi\u00f9 vicino, forse, \u00e8\u00a0<em>Il Gattopardo<\/em>\u00a0di <strong>Tomasi di Lampedusa<\/strong> per la stessa qualit\u00e0 meditativa, per lo stesso senso aristocratico del tempo che passa e di ci\u00f2 che rimane, per la stessa prosa che pesa ogni parola. Ma anche questo confronto ha i suoi limiti: Lampedusa scrive sulla fine, Yourcenar scrive sull&#8217;equilibrio che precede la fine, e questa differenza di posizione produce una diversit\u00e0 di tono che \u00e8 fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Yourcenar diventer\u00e0 nel 1980 la prima donna eletta all&#8217;Acad\u00e9mie fran\u00e7aise, un riconoscimento tardivo e simbolicamente enorme, in un&#8217;istituzione che aveva resistito per tre secoli e mezzo all&#8217;ingresso delle donne. Ma il suo posto nella letteratura non dipende da questo primato istituzionale: dipende da libri come\u00a0<em>Memorie di Adriano<\/em>, che hanno saputo fare ci\u00f2 che la grande letteratura sa fare e che nessun&#8217;altra forma di conoscenza sa fare allo stesso modo, abitare il passato dall&#8217;interno, restituire voce a chi non ha pi\u00f9 voce, costruire tra il morto e il vivo un dialogo che illumina entrambi. Morir\u00e0 nel 1987, sull&#8217;isola del Maine dove aveva scritto il romanzo, dopo una vita che era stata essa stessa una forma di opera d&#8217;arte, coerente, intransigente, fedele a se stessa con la stessa ostinazione con cui Adriano era stato fedele alla propria visione di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ultima pagina del romanzo, in cui Adriano accetta la propria morte con quella serenit\u00e0 che non \u00e8 rassegnazione ma comprensione, con quel senso di aver vissuto abbastanza e abbastanza bene da non dover rimpiangere niente di essenziale, ha la qualit\u00e0 rara delle conclusioni che non concludono ma aprono, che lasciano il lettore in uno stato di sospensione che non \u00e8 vuoto ma pienezza. \u00c8 la qualit\u00e0 dei libri che si portano con s\u00e9 non come ricordi ma come presenze, che continuano a lavorare dentro di noi molto dopo che li abbiamo chiusi, che tornano alla mente in momenti imprevisti, alla vista di una colonna antica, di un fiume che scorre, di un volto che si ama, con quella precisione silenziosa che \u00e8 il segno dei capolavori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marguerite Yourcenar, 1951 Yourcenar inizia a pensare a questo romanzo negli anni Trenta, lo abbandona, lo 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