{"id":35229,"date":"2026-04-04T06:26:09","date_gmt":"2026-04-04T04:26:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35229"},"modified":"2026-04-04T06:26:10","modified_gmt":"2026-04-04T04:26:10","slug":"frankenstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/frankenstein\/","title":{"rendered":"Frankenstein o il moderno Prometeo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Mary Shelley, 1818<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 qualcosa di perturbante nel fatto che il romanzo che ha inventato la fantascienza moderna sia stato scritto da una ragazza di diciotto anni durante una vacanza svizzera segnata dal maltempo e dalla noia. Ma la perplessit\u00e0 si attenua non appena si comincia a sapere chi era quella ragazza, in quale mondo era cresciuta, quali lutti aveva gi\u00e0 attraversato e quanti ne avrebbe attraversati ancora. <strong>Mary Wollstonecraft Godwin<\/strong> (che diventer\u00e0 Mary Shelley dopo il matrimonio con Percy Bysshe Shelley nel 1816, lo stesso anno in cui comincia a scrivere\u00a0<em>Frankenstein<\/em>) non \u00e8 una dilettante fortunata che ha inciampato in un&#8217;idea geniale. \u00c8 una scrittrice formata da una genealogia intellettuale straordinaria e da un&#8217;esperienza di vita che avrebbe schiacciato molti altri. Il romanzo che pubblica nel 1818, anonimo, con una prefazione di Percy che ha contribuito a lungo alla confusione sulla paternit\u00e0 del testo, \u00e8 il prodotto di tutto questo: di una mente eccezionale, di una biografia devastante, e di un momento storico e culturale irripetibile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"410\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35231\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/frankenstein\/frankenstein\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?fit=410%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"410,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Frankenstein\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?fit=410%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?resize=410%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35231\" style=\"aspect-ratio:0.6833406464823754;width:424px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?w=410&amp;ssl=1 410w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Frankenstein.jpg?resize=205%2C300&amp;ssl=1 205w\" sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mary nasce a Londra nel 1797, figlia di due dei pi\u00f9 importanti pensatori radicali dell&#8217;epoca: <strong>William Godwin<\/strong>, filosofo anarchico e autore di\u00a0<em>Political Justice<\/em>, e <strong>Mary Wollstonecraft<\/strong>, autrice di\u00a0<em>A Vindication of the Rights of Woman<\/em>, il testo fondatore del femminismo moderno. La madre muore undici giorni dopo il parto, e Mary cresce con questo lutto come prima e pi\u00f9 profonda esperienza: la madre come assenza, come presenza libresca, come ideale irraggiungibile. Legge i libri della madre, cammina sulla sua tomba nel cimitero di St. Pancras, impara le sue idee attraverso i testi invece che attraverso la voce. Questa esperienza della madre morta e tuttavia onnipresente, reale nell&#8217;assenza, viva nei libri, \u00e8 uno dei motori profondi di\u00a0<em>Frankenstein<\/em>, e lo \u00e8 in un modo che la critica biografica ha esplorato in dettaglio ma che il romanzo stesso suggerisce con una discrezione che vale pi\u00f9 di qualsiasi confessione esplicita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La famosa notte del giugno 1816 a Villa Diodati, sul lago di Lemano, \u00e8 gi\u00e0 diventata leggenda: <strong>Percy Shelley<\/strong>, <strong>Lord Byron<\/strong>, il medico <strong>John Polidori<\/strong>, <strong>Claire Clairmont<\/strong> e Mary si sfidano a scrivere una storia del terrore. Byron scrive pochissimo, Polidori elabora il racconto che diventer\u00e0\u00a0<em>The Vampyre<\/em>, Percy abbandona quasi subito. Mary sogna, o immagina, o intuisce, la scena di uno studente che china sul suo esperimento riuscito e lo vede aprire gli occhi. Da quella visione notturna nasce\u00a0<em>Frankenstein, or The Modern Prometheus<\/em>. Ma attribuire il romanzo a un sogno significa sminuirlo: \u00e8 un testo che porta i segni di una riflessione profonda, di letture vastissime, di una visione del mondo gi\u00e0 formata e gi\u00e0 capace di sostenere il peso delle domande pi\u00f9 grandi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le letture di Mary Shelley che confluiscono nel romanzo sono molteplici e stratificate. C&#8217;\u00e8 <em>Il Paradiso perduto<\/em>\u00a0di <strong>John Milton<\/strong>, citato in epigrafe e continuamente evocato nel monologo della creatura, che si identifica tanto con Adamo quanto con Lucifero, creatura fatta per il bene e spinta al male dall&#8217;abbandono del proprio creatore. C&#8217;\u00e8 <strong>Rousseau<\/strong>, con la sua visione dell&#8217;uomo naturalmente buono corrotto dalla societ\u00e0, che percorre tutta la parabola del mostro: la creatura nasce innocente, impara ad amare e a sperare, e diventa violenta solo quando la violenza del rifiuto la trasforma. C&#8217;\u00e8 il padre <strong>Godwin<\/strong>, con la sua riflessione sulla giustizia e sull&#8217;ingiustizia sociale, sulla responsabilit\u00e0 che i potenti hanno nei confronti dei deboli. C&#8217;\u00e8 la madre <strong>Wollstonecraft<\/strong>, con la sua denuncia di un sistema che crea esseri umani incompleti negando loro educazione, riconoscimento, dignit\u00e0 e la creatura di Frankenstein \u00e8, tra le altre cose, un essere a cui viene negato tutto questo con conseguenze irreversibili. C&#8217;\u00e8 la scienza galvanica e la biologia dell&#8217;epoca, con i suoi esperimenti sull&#8217;elettricit\u00e0 animale e le sue promesse vertiginose di padronanza sulla materia vivente. E c&#8217;\u00e8 la tradizione del romanzo gotico inglese (<strong>Horace Walpole<\/strong>, <strong>Ann Radcliffe<\/strong>, <strong>Matthew Lewis<\/strong>) da cui Mary prende l&#8217;atmosfera e alcune situazioni topiche, trasformandole per\u00f2 in qualcosa di radicalmente diverso: non il terrore del soprannaturale, ma il terrore della scienza; non il castello infestato dai fantasmi del passato, ma il laboratorio universitario dove si fabbrica il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Victor Frankenstein \u00e8 uno studente di filosofia naturale a Ingolstadt (il nome della citt\u00e0 non \u00e8 casuale: \u00e8 la citt\u00e0 dei gesuiti, dell&#8217;ortodossia, della tradizione) che viene folgorato dalla chimica moderna e decide di sfidare il limite pi\u00f9 assoluto della natura umana: la morte. Riesce a costruire un essere vivente assemblando parti di cadaveri e infondendo loro la vita con una tecnica che il romanzo non descrive con precisione, lasciando nell&#8217;ombra proprio il momento cruciale della creazione. Questa reticenza \u00e8 una scelta deliberata e profondamente intelligente: il segreto di Frankenstein non pu\u00f2 essere rivelato perch\u00e9 non \u00e8 un segreto tecnico ma un segreto morale: la domanda non \u00e8 come si crea la vita, ma se si debba crearla, se si abbia il diritto di portare un essere nel mondo sapendo di non poter garantire la sua felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La creatura, che il senso comune chiama erroneamente Frankenstein, confondendo il creatore con la creazione in un lapsus rivelatore, \u00e8 il personaggio pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 sorprendente del romanzo. Non \u00e8 il mostro grugnente e stupido che il cinema del Novecento ha sedimentato nell&#8217;immaginario collettivo: \u00e8 un essere di straordinaria intelligenza e sensibilit\u00e0, capace di imparare il linguaggio osservando di nascosto una famiglia di contadini, capace di leggere\u00a0<em>Paradise Lost<\/em>\u00a0e <strong>Plutarco<\/strong> e\u00a0<em>I dolori del giovane Werther<\/em>, capace di provare amore, gratitudine, indignazione, disperazione. La sua voce, poich\u00e9 il romanzo \u00e8 costruito come una serie di cornici narrative in cui la creatura arriva a raccontare in prima persona la propria storia a Victor, che la racconta a Walton, che la racconta per lettera alla sorella, \u00e8 la voce pi\u00f9 convincente e pi\u00f9 commovente del testo. Quando la creatura descrive la scoperta del linguaggio, la scoperta del fuoco, la scoperta dei libri, si ha la sensazione di assistere a una seconda nascita pi\u00f9 reale della prima: la nascita della coscienza, dell&#8217;autoconsapevolezza, del desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio il desiderio di essere riconosciuto, amato, incluso nel consorzio umano che trasforma la creatura in un agente di distruzione. Non \u00e8 malvagia per natura: diventa malvagia per risposta. Ogni volta che si avvicina agli uomini viene respinta con violenza e orrore a causa del proprio aspetto. La famiglia De Lacey, che ha osservato per mesi con amore crescente, lo scaccia in preda al terrore. Il bambino William Frankenstein, di cui la creatura si impadronisce sperando di trovare in un essere innocente un essere non ancora corrotto dal pregiudizio, svela di essere il fratello del suo creatore e viene ucciso. La richiesta di una compagna femminile, l&#8217;unica cosa che potrebbe dare alla creatura una forma di felicit\u00e0, viene rifiutata da Victor all&#8217;ultimo momento, quando gi\u00e0 sta ultimando la seconda creazione, in un accesso di paura e di senso di responsabilit\u00e0 tardivo e mal posto. Ogni rifiuto aggiunge un strato di rancore, ogni esclusione chiude una porta, e la creatura si trasforma in ci\u00f2 che il mondo ha deciso che fosse, il mostro, con una coerenza tragica che \u00e8 anche, silenziosamente, un atto d&#8217;accusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui si apre la domanda morale centrale del romanzo, che Mary Shelley pone con una precisione che non lascia via di scampo: chi \u00e8 il vero mostro? Victor Frankenstein crea un essere senziente capace di soffrire e poi lo abbandona al primo sguardo, spaventato dalla propria creazione. Non lo educa, non lo riconosce, non assume nessuna delle responsabilit\u00e0 che il suo atto di creazione implicava. Il romanzo non \u00e8, come una lettura superficiale potrebbe suggerire, un ammonimento contro la scienza che si spinge troppo oltre, o non \u00e8 solo questo. <strong>\u00c8 una meditazione sull&#8217;abbandono; sulla responsabilit\u00e0 del creatore nei confronti della propria creatura, che vale per lo scienziato ma vale anche per il genitore, per il legislatore, per chiunque metta al mondo un essere dipendente e poi lo abbandoni a se stesso. In questo senso la risonanza autobiografica \u00e8 evidente: Mary Shelley ha perso la madre al parto, ed \u00e8 cresciuta con un padre che l&#8217;amava intellettualmente ma era emotivamente distante. Sa cosa significa essere creati e non essere abbastanza curati. Sa cosa produce l&#8217;abbandono<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sottotitolo del romanzo <em>The Modern Prometheus<\/em>\u00a0apre un&#8217;altra dimensione interpretativa. Prometeo \u00e8 il titano che ruba il fuoco agli d\u00e8i per darlo agli uomini, e viene condannato a una punizione eterna per la sua <em>hybris<\/em>. Victor Frankenstein ruba alla morte il suo dominio sul vivente, e paga un prezzo altrettanto assoluto: perde tutto, la fidanzata Elizabeth, il fratello William, l&#8217;amico Clerval, la stessa ragione per vivere. Ma Mary Shelley conosce anche il Prometeo di <strong>Eschilo<\/strong>, il Prometeo incatenato che soffre ma non si pente, e conosce il\u00a0<em>Prometheus Unbound<\/em>\u00a0che <strong>Percy<\/strong> stava elaborando proprio in quegli anni. La versione romantica di Prometeo \u00e8 quella del ribelle contro l&#8217;ordine stabilito, del creatore che sfida le leggi divine in nome di un ideale pi\u00f9 alto. Victor Frankenstein \u00e8 un Prometeo tragicamente incompleto: ha la hybris senza la visione, l&#8217;ambizione senza la saggezza, il coraggio di creare senza il coraggio di assumersi la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che ha creato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanticismo \u00e8 l&#8217;aria che\u00a0<em>Frankenstein<\/em>\u00a0respira, e non solo perch\u00e9 Mary Shelley era la moglie di uno dei suoi massimi esponenti e viveva in quotidiana familiarit\u00e0 con Byron. Il paesaggio alpino, le Alpi svizzere, il Monte Bianco, il ghiacciaio del Mer de Glace, funziona nel romanzo: \u00e8 un paesaggio che parla, che rispecchia e amplifica gli stati d&#8217;animo dei personaggi, che mette in comunicazione l&#8217;individuo con qualcosa di pi\u00f9 grande di s\u00e9. Ma Mary usa questo paesaggio con una consapevolezza critica che non \u00e8 esattamente romantica: sa che la natura sublime non redime, non consola, non risponde alle domande dell&#8217;uomo. Essa \u00e8 indifferente, terribilmente indifferente, e questa indifferenza \u00e8 una delle risposte che il romanzo d\u00e0 alla domanda sulla creazione: l&#8217;universo non si cura di noi pi\u00f9 di quanto Victor si curi della sua creatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La struttura narrativa del romanzo merita un&#8217;attenzione specifica, perch\u00e9 \u00e8 tutt&#8217;altro che ingenua. Mary Shelley costruisce un sistema di cornici concentriche: le lettere di Walton, l&#8217;esploratore artico che salva Victor morente, contengono il racconto di Victor, che contiene a sua volta il racconto della creatura. Questa <em>mise en abyme<\/em> non \u00e8 un artificio decorativo: \u00e8 una scelta epistemologica. Ogni narratore racconta la propria versione della storia, e ogni versione \u00e8 parziale, emotivamente orientata, strutturalmente interessata. Victor non \u00e8 un testimone neutro, \u00e8 l&#8217;imputato che racconta la propria difesa sapendo di essere colpevole. La creatura non \u00e8 un testimone neutro, \u00e8 la vittima che racconta la propria sofferenza sapendo di essere diventata il carnefice. Walton non \u00e8 un testimone neutro, \u00e8 lo specchio di Victor, un altro esploratore ossessionato dalla scoperta, che il romanzo usa per chiederci se abbiamo capito la lezione o se stiamo per ripetere lo stesso errore. La risposta che il romanzo d\u00e0, nel finale (Walton rinuncia alla sua spedizione e torna indietro) \u00e8 ambigua: \u00e8 saggezza o \u00e8 vilt\u00e0? \u00c8 la lezione appresa o \u00e8 la rassegnazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella storia della letteratura,\u00a0<em>Frankenstein<\/em>\u00a0occupa una posizione che si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 centrale man mano che la modernit\u00e0 \u00e8 andata avanti. \u00c8 il testo fondatore della fantascienza nel senso pi\u00f9 preciso: non perch\u00e9 anticipi gadget tecnologici, ma perch\u00e9 <strong>pone la domanda fondamentale della fantascienza: cosa succede quando la scienza supera i confini etici che la tradizione aveva stabilito?<\/strong> Questa domanda, scritta nel 1816, \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 urgente con ogni decennio che \u00e8 passato: la bomba atomica, l&#8217;ingegneria genetica, la clonazione, l&#8217;intelligenza artificiale. Ogni nuova tecnologia che promette di rifare l&#8217;umano a propria immagine riattiva\u00a0<em>Frankenstein<\/em>, e questo non \u00e8 un caso ma una necessit\u00e0: il romanzo ha individuato la struttura profonda del problema, quella che rimane costante al di l\u00e0 delle sue manifestazioni storiche specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mary Shelley sopravvive al romanzo di molti anni, Percy muore annegato nel 1822, e lei continua a scrivere, a lavorare, a mantenere il figlio, a curare la reputazione del marito con una dedizione che i critici femministi hanno a lungo discusso. Scrive altri romanzi (<em>The Last Man<\/em>, distopia apocalittica di straordinaria intensit\u00e0, rimasta a lungo nell&#8217;ombra), ma niente raggiunge la potenza di\u00a0<em>Frankenstein<\/em>. Non \u00e8 una limitazione: \u00e8 semplicemente che certi libri esauriscono, in un gesto solo, tutto ci\u00f2 che il loro autore ha di pi\u00f9 necessario da dire.\u00a0<em>Frankenstein<\/em>\u00a0\u00e8 il libro in cui una diciottenne riesce a mettere insieme il lutto per la madre morta, la riflessione sulla responsabilit\u00e0 della creazione, la critica alla scienza senza etica, la voce di un essere escluso e sofferente, e la domanda sul confine tra l&#8217;umano e il mostruoso, tra il creatore e la creatura, tra la vita data e la vita negata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che rimane, dopo pi\u00f9 di duecento anni, \u00e8 la voce della creatura. \u00c8 la voce pi\u00f9 moderna del romanzo, pi\u00f9 moderna di Victor, pi\u00f9 moderna di Walton, pi\u00f9 moderna dello stesso sistema di cornici narrative. \u00c8 la voce di chi chiede di essere riconosciuto e non lo \u00e8, di chi \u00e8 stato fatto e poi abbandonato, di chi ha imparato ad amare e ha scoperto che l&#8217;amore non basta a essere amati. \u00c8 una voce che il Novecento ha imparato a riconoscere in molti contesti che Mary Shelley non avrebbe potuto immaginare (politici, sociali, psicologici), e che il ventunesimo secolo continua ad ascoltare con un disagio sempre pi\u00f9 difficile da ignorare. Perch\u00e9 la domanda \u00e8 quella che ogni essere portato al mondo ha il diritto di fare al proprio creatore: perch\u00e9 mi hai fatto, se non eri pronto ad amarmi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mary Shelley, 1818 C&#8217;\u00e8 qualcosa di perturbante nel fatto che il romanzo che ha inventato la 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