{"id":35206,"date":"2026-04-03T11:25:45","date_gmt":"2026-04-03T09:25:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=35206"},"modified":"2026-04-03T11:25:47","modified_gmt":"2026-04-03T09:25:47","slug":"il-piacere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-piacere\/","title":{"rendered":"Il piacere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Gabriele D&#8217;Annunzio, 1889<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando <strong>Gabriele D&#8217;Annunzio<\/strong> pubblica <em>Il piacere<\/em> nel 1889, ha ventisei anni, una reputazione gi\u00e0 fragorosa e una certezza assoluta: la letteratura italiana ha bisogno di lui. Non \u00e8 modestia mal riposta, \u00e8 la diagnosi lucida di un uomo che ha letto tutto, che conosce i propri strumenti con precisione artigianale e che ha deciso di usarli per costruire qualcosa di radicalmente nuovo nel panorama nazionale. Quello che ne esce \u00e8 <strong>il primo romanzo italiano che si possa davvero definire decadente<\/strong>, un libro che porta in s\u00e9 tutte le contraddizioni del suo tempo e del suo autore: la bellezza come ossessione e come religione, il piacere come etica e come condanna, lo stile come unica forma di verit\u00e0 possibile. <em>Il piacere<\/em> \u00e8 un libro difficile da amare, ma impossibile da ignorare. \u00c8 il manifesto di una stagione letteraria e di una personalit\u00e0 artistica che avrebbero segnato in modo indelebile la cultura italiana nel bene, nel male, e in molti territori intermedi che non si lasciano facilmente classificare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"389\" height=\"600\" data-attachment-id=\"35208\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-piacere\/il-piacere\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?fit=389%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"389,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Il piacere\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?fit=389%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?resize=389%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-35208\" style=\"width:436px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?w=389&amp;ssl=1 389w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Il-piacere.jpg?resize=195%2C300&amp;ssl=1 195w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pescare nella biografia di D&#8217;Annunzio per capire il romanzo \u00e8 un&#8217;operazione inevitabile, ma va compiuta con cautela, perch\u00e9 D&#8217;Annunzio \u00e8 uno di quegli scrittori che trasformano la propria vita in opera d&#8217;arte con un&#8217;ostinazione cos\u00ec sistematica da rendere difficile distinguere il vissuto dal costruito. Nato a Pescara nel 1863, in una famiglia della piccola borghesia provinciale abruzzese, cresce con un senso smisurato del proprio destino letterario. Pubblica la prima raccolta poetica, <em>Primo vere (L&#8217;inizio della primavera)<\/em>, a sedici anni, e ne orchestra la ricezione con una spregiudicatezza pubblicitaria che anticipa di molti decenni certi meccanismi della celebrit\u00e0 moderna. Arriva a Roma giovanissimo, entra nei salotti dell&#8217;aristocrazia e dell&#8217;alta borghesia, accumula debiti e amanti con la stessa prodigalit\u00e0, e osserva questo mondo con un occhio insieme partecipante e freddo: l&#8217;occhio dello scrittore che sa gi\u00e0 di stare raccogliendo materiale di lavoro. <strong>Andrea Sperelli, il protagonista dell&#8217;opera, \u00e8 D&#8217;Annunzio trasfigurato: stesso ambiente, stessa estetica di vita, stessa incapacit\u00e0 di distinguere tra il sentimento autentico e la sua messa in scena<\/strong>. Ma la trasfigurazione \u00e8 decisiva, perch\u00e9 <strong>D&#8217;Annunzio non scrive un romanzo autobiografico nel senso confessionale del termine scrive un romanzo critico, in cui il protagonista viene osservato con una lucidit\u00e0 che l&#8217;autore non sarebbe capace di applicare a se stesso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andrea Sperelli \u00e8 un nobile romano di raffinatissima sensibilit\u00e0 artistica, poeta e intenditore, capace di godere di ogni forma di bellezza con un&#8217;intensit\u00e0 quasi dolorosa. All&#8217;inizio del romanzo \u00e8 convalescente in una villa umbra, dopo essere rimasto ferito in un duello provocato da una storia d&#8217;amore finita male. La donna che lo ha abbandonato \u00e8 Elena Muti, aristocratica splendida e fredda che ha preferito sposare un ricco lord inglese. Nella convalescenza, Andrea incontra Maria Ferres, donna di diversa natura, pi\u00f9 profonda, pi\u00f9 reale, in qualche modo pi\u00f9 umana, e se ne innamora, o almeno crede di innamorarsi. Ma il romanzo racconta anche, in estese analessi narrative, la storia con Elena: la sua nascita, il suo splendore, la sua fine. E nella sovrapposizione delle due donne (Elena e Maria) si consuma la catastrofe psicologica e morale di Andrea, che finir\u00e0 per chiamare Elena il nome di Maria in un momento di passione, <strong>rivelando cos\u00ec che non ha mai davvero amato nessuna delle due, ma solo se stesso riflesso in loro<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il piacere<\/em> diventa cos\u00ec un romanzo di sensazioni, di atmosfere, di oggetti. Gli oggetti, in D&#8217;Annunzio, hanno un peso specifico enorme. Le stanze di Andrea Sperelli sono descritte con una minuzia catalogica che a tratti ricorda i grandi romanzieri francesi del secondo Ottocento <strong>Flaubert<\/strong>, certo, ma soprattutto <strong>Huysmans<\/strong>, il cui <em>Controcorrente<\/em> (1884) \u00e8 il testo-madre del decadentismo europeo e una delle fonti pi\u00f9 evidenti del romanzo dannunziano. Come Jean Des Esseintes, il protagonista huysmansiano che si rinchiude nella propria casa trasformandola in un tempio del gusto, Andrea Sperelli vive circondato da oggetti bellissimi e si definisce attraverso di essi. Ma a differenza di Des Esseintes, che \u00e8 un isolato radicale, un misantropo d&#8217;elezione, Sperelli \u00e8 un mondano, ha bisogno del pubblico, del salotto, dello sguardo altrui. \u00c8 uno dandy che recita per una platea, e questa dipendenza dal riconoscimento esterno \u00e8 la prima crepa nella sua costruzione di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il debito nei confronti della letteratura francese \u00e8 massiccio e dichiarato. D&#8217;Annunzio era un lettore voracissimo e un assimilatore prodigioso: <strong>Flaubert, Zola, Goncourt, Verlaine, Baudelaire, Mallarm\u00e9<\/strong>, tutto il grande laboratorio della modernit\u00e0 letteraria francese transita attraverso la sua prosa e ne emerge trasformato, italianizzato, arabescato con una ricchezza sensoriale che \u00e8 specificamente mediterranea. C&#8217;\u00e8 chi ha parlato, non senza ragione, di una certa insolenza culturale da parte di D&#8217;Annunzio, della sua tendenza a prendere senza troppo dichiarare il debito, ma sarebbe sbagliato ridurre la sua operazione a semplice plagio. D&#8217;Annunzio fa qualcosa di pi\u00f9 complicato: metabolizza le influenze e le restituisce in una forma che porta il suo marchio inconfondibile. La prosa de <em>Il piacere<\/em> non assomiglia a nessun&#8217;altra prosa italiana dell&#8217;Ottocento non alla sobriet\u00e0 manzoniana, non al verismo verghiano, non alla prosa storica del De Roberto, e questa irriducibilit\u00e0 stilistica \u00e8 gi\u00e0, di per s\u00e9, un fatto letterario di prima grandezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile di D&#8217;Annunzio in questo romanzo \u00e8 il vero protagonista, pi\u00f9 di Andrea Sperelli, pi\u00f9 di Elena, pi\u00f9 di Maria. <strong>\u00c8 uno stile che non teme la sovrabbondanza, che accumula aggettivi con la logica del pittore che mescola colori, che trasforma ogni scena in un quadro e ogni quadro in una sinfonia<\/strong>. L&#8217;ekphrasis (la descrizione di opere d&#8217;arte) ha un ruolo strutturale nel romanzo: D&#8217;Annunzio descrive quadri, sculture, arazzi con una competenza tecnica che non \u00e8 solo culturale ma anche sensoriale, tattile quasi. Questa capacit\u00e0 di trasferire nella prosa la fisicit\u00e0 delle arti visive \u00e8 uno dei contributi pi\u00f9 originali del romanzo alla letteratura italiana, e anticipa certi procedimenti che ritroveremo, filtrati e trasformati, in autori lontanissimi per sensibilit\u00e0 da Gadda a Pasolini, che pure con D&#8217;Annunzio hanno un rapporto di filiale conflittualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma c&#8217;\u00e8 un rischio evidente in questo stile, e sarebbe disonesto non nominarlo: il rischio del virtuosismo fine a se stesso, dell&#8217;ornamento che diventa schermo invece che rivelazione. Ci sono pagine de <em>Il piacere<\/em> in cui la bellezza della prosa funziona come una cortina nasconde il vuoto invece di illuminarlo. D&#8217;Annunzio stesso sembra a tratti consapevole di questo pericolo: la struttura critica del romanzo, quella per cui Sperelli viene mostrato nella sua incapacit\u00e0 di amare davvero, di sentire davvero, di essere davvero, suggerisce che l&#8217;autore abbia inteso incorporare nel testo stesso una riflessione sulla propria estetica. Sperelli \u00e8 condannato dalla sua stessa sensibilit\u00e0: il culto della forma lo ha reso incapace di contenuto, il culto del piacere lo ha reso incapace di felicit\u00e0. \u00c8 una autocritica travestita da romanzo, o almeno pu\u00f2 essere letta cos\u00ec anche se D&#8217;Annunzio, nella vita, non sembra aver tratto dalla propria creatura le conseguenze che sarebbe stato logico trarne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto con <strong>Nietzsche<\/strong> \u00e8 una questione inevitabile nella lettura de <em>Il piacere<\/em>, bench\u00e9 vada trattata con precisione cronologica. Nel 1889, quando il romanzo esce, D&#8217;Annunzio conosce Nietzsche solo superficialmente: l&#8217;influenza sistematica del filosofo tedesco arriver\u00e0 nei romanzi successivi, soprattutto ne <em>Il trionfo della morte<\/em> e nelle <em>Vergini delle rocce<\/em>, dove il superomismo nietzscheano viene assorbito e distorto in una chiave estetizzante assai personale. In <em>Il piacere<\/em>, tuttavia, si percepisce gi\u00e0 una certa aria di famiglia con certi temi nietzscheani: <strong>la morale del forte, il disprezzo per la mediocrit\u00e0, la celebrazione dell&#8217;individuo eccezionale<\/strong>. Sperelli si percepisce come un&#8217;aristocrazia dello spirito, come un essere superiore che ha il diritto anzi, il dovere di vivere secondo leggi proprie. Ma il romanzo smonta questa pretesa con delicata crudelt\u00e0: <strong>Sperelli non \u00e8 un superuomo, \u00e8 un dilettante. La sua superiorit\u00e0 \u00e8 tutta di superficie, il suo estetismo \u00e8 una forma di vilt\u00e0 mascherata da elezione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema del dilettantismo, che D&#8217;Annunzio esplora qui con una consapevolezza critica che torner\u00e0 in forme diverse nei romanzi successivi, \u00e8 centrale non solo per la psicologia del personaggio ma per la diagnosi culturale che il romanzo implicitamente propone. <strong>Sperelli incarna una certa Italia di fine Ottocento: colta, raffinata, europea nelle ambizioni e nei gusti, ma fondamentalmente incapace di volont\u00e0, di progetto, di trasformazione reale<\/strong>. C&#8217;\u00e8 in questa figura qualcosa che rimanda alla grande tradizione dell&#8217;inetto nella letteratura italiana da Jacopo Ortis a Zeno Cosini, bench\u00e9 l&#8217;inettitudine di Sperelli sia diversa da quella sveviana: non \u00e8 nevrotica n\u00e9 ironica, \u00e8 estetica. Sperelli fallisce per eccesso di sensibilit\u00e0, non per deficit di essa. E questo lo rende, paradossalmente, un personaggio pi\u00f9 difficile da giudicare e pi\u00f9 facile da riconoscere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due figure femminili del romanzo, Elena e Maria, meritano una riflessione specifica, perch\u00e9 il modo in cui D&#8217;Annunzio le costruisce rivela tanto sulla sua visione del mondo quanto la costruzione di Sperelli. Elena Muti \u00e8 la donna-oggetto nella sua forma pi\u00f9 pura: splendida, indecifrabile, sostanzialmente vuota di interiore o almeno ridotta a pura superficie dall&#8217;occhio con cui Sperelli la guarda. La sua scelta di sposare il lord inglese per denaro \u00e8 presentata come un tradimento, ma il romanzo suggerisce anche che Elena ha semplicemente fatto quello che le conveniva, con una razionalit\u00e0 pratica che Sperelli, troppo perso nella propria mitologia sentimentale, non \u00e8 capace di comprendere. Maria Ferres \u00e8 diversa: ha una profondit\u00e0 psicologica maggiore, una vita interiore pi\u00f9 articolata, e il suo amore per Sperelli \u00e8 genuino, il che rende la sua umiliazione finale tanto pi\u00f9 insopportabile. \u00c8 lei la vera vittima del romanzo, e il fatto che D&#8217;Annunzio ce la mostri con simpatia autentica dimostra che la sua misoginia estetica conviveva con una capacit\u00e0 empatica che il mito dannunziano tende a oscurare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto con il romanzo psicologico europeo contemporaneo \u00e8 illuminante. Negli stessi anni in cui D&#8217;Annunzio scrive <em>Il piacere<\/em>, Henry James sta elaborando in lingua inglese quella tecnica del punto di vista interiore che avrebbe rivoluzionato la narrativa del Novecento; in Francia, i Goncourt e poi Bourget stanno esplorando la psicologia dei personaggi con strumenti sempre pi\u00f9 raffinati. D&#8217;Annunzio conosce queste esperienze e le incorpora, ma la sua soluzione \u00e8 diversa: invece di approfondire il monologo interiore, sceglie di esternalizzare la psicologia nei paesaggi, negli oggetti, nelle descrizioni. Lo stato d&#8217;animo di Sperelli si legge nelle stanze che abita, nei quadri che ama, nelle stagioni che attraversa pi\u00f9 che nelle sue riflessioni esplicite. \u00c8 una tecnica impressionista nel senso pittorico del termine, e funziona con una coerenza ammirevole, anche quando la sovrabbondanza descrittiva rischia di appesantire il ritmo narrativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il piacere<\/em> inaugura una stagione straordinariamente feconda nella letteratura italiana <strong>il ciclo dei romanzi della rosa<\/strong>, a cui appartengono anche <em>Giovanni Episcopo<\/em> e <em>L&#8217;innocente<\/em> ma inaugura anche, in senso pi\u00f9 largo, una certa idea di letteratura come esperienza totale, come stile di vita oltre che come stile di scrittura. D&#8217;Annunzio non scrive soltanto romanzi: costruisce un personaggio pubblico che \u00e8 esso stesso un&#8217;opera d&#8217;arte, e questa costruzione, con tutto il suo narcisismo, la sua teatralit\u00e0, la sua spregiudicatezza avr\u00e0 conseguenze enormi sulla cultura italiana del primo Novecento, dal futurismo al fascismo, passando per l&#8217;esperienza di Fiume e per l&#8217;invenzione di un linguaggio politico-spettacolare che Mussolini studier\u00e0 con attenzione. Ma questa \u00e8 una storia che va oltre il romanzo del 1889, anche se il romanzo del 1889 ne contiene gi\u00e0 i germi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che rimane, a pi\u00f9 di un secolo di distanza, \u00e8 un libro che continua a esercitare un fascino ambiguo e potente. Ambiguo perch\u00e9 il lettore contemporaneo deve fare i conti con una visione del mondo che non pu\u00f2 condividere: il culto della bellezza come unica legge, il disprezzo per il comune, la riduzione dell&#8217;altro a strumento del proprio piacere. Potente perch\u00e9 quella visione \u00e8 espressa in una prosa di straordinaria intensit\u00e0 sensoriale, che sa essere musicale e plastica insieme, che sa rallentare il tempo su un petalo o su un riflesso di luce con una maestria tecnica che pochi scrittori italiani hanno raggiunto. Leggere <em>Il piacere<\/em> \u00e8 un&#8217;esperienza che lascia un residuo fisico: una certa saziet\u00e0, una certa stanchezza degli occhi, come dopo aver trascorso troppe ore in un museo troppo ricco. Ma \u00e8 anche un&#8217;esperienza che insegna qualcosa di essenziale sulla letteratura: che lo stile non \u00e8 decorazione, \u00e8 pensiero; che la forma non \u00e8 veste, \u00e8 contenuto; e che un romanzo pu\u00f2 essere moralmente discutibile e artisticamente indispensabile nello stesso momento, senza che le due cose si contraddicano o si annullino a vicenda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gabriele D&#8217;Annunzio, 1889 Quando Gabriele D&#8217;Annunzio pubblica Il piacere nel 1889, ha ventisei anni, una reputazione gi\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":35207,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[14],"tags":[1244,1218,1202,1200,1199,1220],"class_list":["post-35206","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri-recensioni-novita-suggerimenti","tag-gabriele-dannunzio","tag-grandi-classici","tag-libri-consigliati","tag-narrativa-italiana","tag-recensione-libro","tag-romanzo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il piacere - Reflections<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il piacere \u00e8 un romanzo di Gabriele D&#039;Annunzio, pubblicato nel 1889. 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