{"id":33536,"date":"2025-11-02T07:44:25","date_gmt":"2025-11-02T06:44:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/?p=33536"},"modified":"2025-12-13T16:38:20","modified_gmt":"2025-12-13T15:38:20","slug":"il-treno-dei-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-treno-dei-bambini\/","title":{"rendered":"Il treno dei bambini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Viola Ardone, Einaudi Stile Libero 2019<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo si apre nella Napoli del dopoguerra, precisamente nel 1946, con protagonista il piccolo Amerigo\u202fSperanza, sette anni, che vive nei vicoli dei Quartieri Spagnoli insieme alla madre, Antonietta, in una condizione di povert\u00e0 e fatica.&nbsp;La Napoli che Ardone descrive non \u00e8 una cartolina, ma un luogo di carne e sudore, dove i bambini giudicano le persone dal loro abbigliamento, contando i punti. Amerigo quasi per gioco conta i punti quando vede una scarpa sana, una scarpa bucata, o niente scarpe.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"383\" height=\"600\" data-attachment-id=\"33538\" data-permalink=\"https:\/\/www.reflections.it\/wordpress\/il-treno-dei-bambini\/il-treno-dei-bambini\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?fit=383%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"383,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"il-treno-dei-bambini\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?fit=383%2C600&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?resize=383%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-33538\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?w=383&amp;ssl=1 383w, https:\/\/i0.wp.com\/www.reflections.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/il-treno-dei-bambini.jpg?resize=192%2C300&amp;ssl=1 192w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In queste righe c\u2019\u00e8 tutto: il movimento, il vicolo, la madre che guida e il bambino che osserva, il confronto sociale continuo, l\u2019attenzione innocente ma aspra del bambino, che guarda scarpe che non sono sue. Le scarpe diventano un simbolo ricorrente del romanzo: scarpe che non calzano bene, scarpe di altri, scarpe che fanno male, che non sono mai state sue. E in queste scarpe si annida la metafora della condizione umana di Amerigo, della precariet\u00e0, del radicarsi altrove, della fatica a trovare qualcosa che gli spetti di diritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A un certo punto, la madre di Amerigo \u2013 donna sola, provata, concreta e riservata \u2013 decide di farlo salire su quello che d\u00e0 il titolo al romanzo: il &#8220;treno dei bambini.&#8221; Insieme a molti altri coetanei provenienti dal Sud Italia, Amerigo \u00e8 inviato al Nord nella provincia di Modena, ospite di una famiglia ben disposta, nell\u2019ambito di un\u2019iniziativa di solidariet\u00e0 promossa dal Partito Comunista Italiano per strappare i bambini alla povert\u00e0 post-bellica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui inizia per Amerigo un nuovo mondo: nuove scarpe, nuovi vestiti, una scuola da frequentare, acceso di speranza ma anche di smarrimento. \u00c8 il viaggio non solo fisico ma interiore: da una condizione di miseria e abbandono a una condizione di possibilit\u00e0, di accoglienza, sebbene anche di perdita. L\u2019esperienza al Nord cambia Amerigo. La famiglia che lo accoglie gli apre non soltanto le porte di una casa pi\u00f9 stabile ma anche di strumenti, affetti, musica, una finestra su un altro modo di esistere.&nbsp;E qui il romanzo incede nella sua parte pi\u00f9 luminosa, adatta al romanzo di formazione: Amerigo impara, cresce, scopre che si pu\u00f2 essere bambini vivendo e non sopravvivendo. Ma Ardone non perde le redini della narrazione: la nostalgia, il senso di estraneit\u00e0, il rimpianto, il conflitto identitario sono sempre presenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornato a Napoli, l\u2019esperienza lo misura con un\u2019inesorabile verit\u00e0: che il ritorno non sempre coincide con il radicamento; che il ponte costruito pu\u00f2 rimanere sospeso; che quell\u2019infanzia rubata non si pu\u00f2 esattamente recuperare. Il ritorno non \u00e8 mai il semplice ritorno al punto di partenza: Amerigo si porta dentro il ricordo delle scarpe nuove, del violino che gli \u00e8 stato regalato, dell\u2019affetto diverso ricevuto; e quei segni lo rendono diverso, e la sua Napoli diventa una terra gi\u00e0 attraversata da un\u2019altra vita, cosicch\u00e9 le relazioni \u2013 con la madre, con gli amici \u2013 assumono una sfumatura nuova, difficile. Il conflitto tra origine e divenire \u00e8 duro, e Ardone lo rende palpabile nella vita dell\u2019adulto Amerigo, che ora vive con le cicatrici di quel viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo \u00e8 costruito con sobriet\u00e0 e al contempo con una voce autentica. Una narrazione fatta di intensit\u00e0 e misura, che sa commuovere senza patetismo. Il linguaggio \u00e8 quello di un bambino quando serve \u2013 oggi adulto che rimemora \u2013 ma con la capacit\u00e0 di restituire l\u2019infanzia con freschezza e verit\u00e0. Sono presenti termini napoletani, congiuntivi \u201cscorretti\u201d a volte ma proprio questo rafforza la voce narrante, ne radica il racconto in un luogo e in un parlato, in una memoria viva. Uno dei temi pi\u00f9 potenti \u00e8 quello della partenza, dell\u2019abbandono e dell\u2019accoglienza simultanei. La madre di Amerigo, nell\u2019atto di farlo partire, compie un sacrificio e un gesto d\u2019amore che \u00e8 insieme esilio. La \u201csolidariet\u00e0\u201d che sta dietro all\u2019iniziativa del treno dei bambini \u00e8 vera e generosa, ma non priva di risvolti interiori e drammatici: Amerigo si chiede se chi ti manda via ti vuole bene, oppure se \u00e8 un gesto di gentilezza o di abbandono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la domanda del bambino che non sa, che sente, che spera, e che arde. \u00abChi ti manda via ti vuole bene?\u00bb \u00e8 una delle frasi che scorrono nella mente del lettore insieme a lui. L\u2019accoglienza al Nord \u00e8 generosa, ma non \u00e8 senza ombre, non cancella i legami d\u2019origine, non annulla la differenza sociale, non risolve automaticamente la ferita dell\u2019origine. Il ritorno, come detto, \u00e8 un momento cruciale: Amerigo scopre che il \u201cprima\u201d e il \u201cdopo\u201d non sono pi\u00f9 compatibili come un tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il romanzo tocca anche il tema identitario: essere meridionali al Nord, essere ospite, essere bambino, essere figlio, essere accolto e contemporaneamente altro. Amerigo \u00e8 sempre un bambino dei vicoli, ma con un\u2019altra storia alle spalle. E la memoria lo travolge. Anche il cognome scelto da Ardone per il protagonista \u2013 Speranza \u2013 non \u00e8 casuale: \u00e8 la speranza di uscire dalla miseria, ma pu\u00f2 essere anche speranza tradita o messa alla prova. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro elemento che merita attenzione \u00e8 il simbolismo della mela annurca che Amerigo conserva e lascia seccare. \u00c8 il segno dell\u2019amore materno mai esplicitato, una sorta di pegno che diventa morente come la distanza.&nbsp;Questo \u201cparadosso dell\u2019amore\u201d \u00e8 uno dei motori emotivi del libro. La madre non trattiene Amerigo, lo lascia andare. Ma lasciare andare non significa non amare: al contrario. Questo pensiero attraversa tutto il romanzo, fa vibrare la narrazione. Amerigo, che parte, che diventa altro, che torna, chiede il perch\u00e9 della partenza e del ritorno, della speranza e della radice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il treno dei bambini<\/em> \u00e8 un romanzo che parla di memoria, di infanzia, di radici. In un\u2019epoca, la nostra, in cui la mobilit\u00e0 \u00e8 di nuovo tema centrale, in cui i legami si spezzano e si ricostruiscono, in cui l\u2019identit\u00e0 \u00e8 fluida, questa storia ci ricorda che l\u2019infanzia conta, che le scarpe calzate male segnano un passo, che il prendere un treno pu\u00f2 cambiare una vita. Lo stile di Ardone \u00e8 accessibile ma non banale, combina orale e letterario, d\u00e0 voce a un bambino e al tempo stesso a una riflessione adulta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il treno dei bambini<\/em> \u00e8 un romanzo di formazione nel senso pi\u00f9 pieno del termine. Non solo formazione del protagonista, ma formazione del lettore. Ci educa a ricordare, a guardare con gli occhi dell\u2019altro, a comprendere che la povert\u00e0 non \u00e8 solo economica, ma anche affettiva; che la solidariet\u00e0 pu\u00f2 essere concreta; che il sacrificio \u00e8 gesto d\u2019amore; che l\u2019identit\u00e0 si costruisce spesso su scarti, su viaggi, su distacchi, su ritorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Viola Ardone, Einaudi Stile Libero 2019 Il romanzo si apre nella Napoli del dopoguerra, precisamente nel 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