Il periodo natalizio è alle porte e nelle sale iniziano ad uscire i primi film che parlano di neve, di sentimenti nati sotto l’albero, di improvvisa bontà e di regali con sorpresa. Un amore sotto l’albero di Chazz Palminteri (tipico esempio di attore passato dietro la macchina da presa) non fa eccezione e “vorrebbe” scaldarci in questo freddo inverno con una storia poetica, con messaggi positivi e con vicende che fanno riflettere. Ma usare il condizionale è d’obbligo: la pellicola risulta infatti retorica, con tematiche già sentite, noiosa e persino inutile, non aggiungendo niente di nuovo né riuscendo a lasciare un segno. Manca proprio l’ingrediente principale che rende una storia coinvolgente, ossia l’emozione: i protagonisti provano a suscitare tenerezza, comprensione o immedesimazione, ma in pratica rimangono statici e freddi, quasi impersonali. In questa pellicola corale, varie vicende umane si intrecciano durante la notte della vigilia di Natale, sullo sfondo di un’imbiancata New York: Rose (Susan Sarandon) è divorziata e vive da anni in solitudine, con l’unico pensiero di accudire la madre malata di Alzheimer, assente e ormai incapace di riconoscerla; Mike (Paul Walker) è un poliziotto molto possessivo nei confronti della sua compagna Nina (Penelope Cruz), di cui metterà a dura prova la pazienza per le continue scenate di gelosia.

Jules (Marcus Thomas) non ha amici o parenti con cui passare le feste e crede che solo in ospedale può trovare un po’ di calore; Charlie (Robin Williams) è una misteriosa figura che entrerà in contatto in Rose, svelando solo nel finale la sua vera identità; Artie (Alan Arkin), infine, è un anziano uomo che proverà un forte interesse per Mike, per motivi che appaiono poi comici e alquanto ridicoli… Tra le varie interpretazioni si salva quella di Susan Sarandon, sempre valida attrice anche se il suo personaggio è caricato al limite della macchietta, eccessivo nei suoi comportamenti utili al prossimo e poco credibile. Penelope Cruz ha una parte marginale e probabilmente i suoi fan apprezzeranno soltanto le unghie lunghe smaltate di bianco e i suoi passi di danza in sottoveste e tacchi a spillo. Paul Walker ha un bellissimo volto ma non è convincente nei panni di Mike, mentre Robin Williams risulta “costruito” e un po’ forzato, anche lui intrappolato in un ruolo esageratamente buonista. A tirar le somme, è la melassa poco spontanea la grande pecca del film: quando si decide a tavolino di voler commuovere e colpire lo spettatore, è la volta esatta in cui si realizza un prodotto rigido, non fantasioso e finto. Solo la città di New York riesce ad attirare l’attenzione con le sue luminarie, la pista di pattinaggio sul ghiaccio e le sue eleganti case. Decisamente troppo poco…

di Francesca Palmieri