Napoli nuova Paperopoli? Sembra proprio di si: i film d’animazione presenti nelle sale italiane per Natale parlano napoletano con Opopomoz di Enzo D’Alò e Totò sapore e la magica storia della pizza di Maurizio Forestieri, la cui uscita è prevista per il 19 dicembre, distribuito da Medusa in 150 copie. La lotta contro il titano Alla ricerca di Nemo di Walt Disney è aperta. Totò sapore nasce dal libero adattamento del racconto “Il cuoco prigioniero” di Roberto Piumini (Nuove Edizioni Romane) e celebra la nascita della famosa pizza napoletana attraverso l’esaltazione (auto)ironica degli stereotipi della cultura partenopea: l’allegria e l’arte di arrangiarsi dei napoletani; la maschera di Pulcinella realizzata dal bravissimo Lele Luzzati; la presenza fascinosa del Vesuvio. Le animazioni realizzate in diversi studi tra Corea, Italia, Spagna e Francia nascono dalla commistione equilibrata dei disegni realizzati tradizionalmente e quelli realizzati in 3D e poi animati, come la strega Vesuvia e il suo antro vulcanico e i vicoli della città di Napoli. Il plot narrativo rispecchia gli stilemi della favola classica con personaggi e ambientazioni dalle forti connotazioni: lo scontro tra il bene (Totò e Pulcinella) e il male (la strega Vesuvia), l’amore contrastato con finale felice (Totò e Confience), l’epilogo gioioso della guerra tra francesi e napoletani grazie all’invenzione della pizza. Una storia semplice come sono gli ingredienti del celebre piatto napoletano in una Napoli chiassosa e allegra di fine settecento reinventata in chiave verosimile dallo scenografo spagnolo Marcos Mateu Mestre. La voce dei cartoon è affidata a Lello Arena, Mario Merola, Pietra Montecorvino e Francesco Paolantoni. Menzione speciale alla colonna sonora, non mero accompagnamento musicale ma contrappunto vivace ed ironico della storia, affidata ad Eugenio e Edoardo Bennato che attraversano i registri del repertorio classico napoletano fatto di tarantelle e nenie popolari fino ad arrivare a pezzi di blues e rock. Troppo local? Si direbbe di no dato che la celebre casa statunitense Miramax ha chiesto la visione del film per distribuirlo negli USA.

di Natalia Sangiorgi